Un mito da sfatare: il lupo cattivo NON esiste.

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Sono tanti gli appellativi ingiusti, e spesso macabri, affibbiati ad animali che in realtà non fanno altro che sopravvivere con ciò che la genetica gli ha messo a disposizione. Tutto questo perché da sempre all’uomo piace inventare storie, miti e leggende, talora tanto apprezzate da essere riprese e perfezionate così tante volte da dimenticarsi che si tratta solo di una favola. Racconti, fiabe, ammonizioni per bambini, raccomandazioni e persino funebri auspici di fortuna vedono protagonista il progenitore del migliore amico dell’uomo.

Maggiormente conosciuto per la sua ingiusta fama di animale cattivo che per il suo essenziale ruolo ecologico, infatti, il lupo (Canis lupus) rappresenta l’emblematica specie per eccellenza, la cui immagine è ancora oggi largamente associata a storie di conflitti e terribili pregiudizi. Per alcune storie, forse, è l’antichità delle fonti che le rende più credibili, eppure riusciamo a catalogare come falsa l’immagine di un altrettanto antico vampiro, di un lupo mannaro o anche dell’uomo nero… perché, quindi, non fare altrettanto con il povero lupo cattivo? Di questi tempi non si può più giustificare la disinformazione, andrebbe bensì condannata l’ignoranza di chi, testardo, non apre gli occhi alla realtà naturale, quella ecologica, rifiutando leggende e grette esagerazioni mediatiche utili solo a vendere per denaro.

Al povero e ignaro animale, questa brutta reputazione non solo gli fa perdere la faccia, ma anche la vita! I lupi sono da sempre vittime di vigliacchi atti di bracconaggio e illecite rivalse di allevatori imprudenti; come se non bastasse, si aggiungono una serie di effetti secondari alla presenza sempre più invadente dell’uomo, tra cui la perdita di territorio e le interazioni negative con i cani randagi. Come tutto in natura, da un evento ne conseguono tanti altri in una cascata di effetti reversibili o meno.

La conoscenza dell’ecologia del Lupo ci aiuta non solo a smetterla di temerlo come se fossimo agnellini smarriti, ma anche ad affrontare con intelligenza il problema della sua interazione con l’uomo.

Predatore eccezionale, il lupo è un animale gregario che vive in branco, unità familiare resa stabile dai forti legami che intercorrono tra i vari componenti. Ogni individuo, infatti, ha un ruolo ben definito all’interno di un gruppo che, insieme, caccia, alleva la prole e difende il territorio in maniera coordinata. Si tratta di un perfetto sistema monarchico con a capo una coppia alfa che prende tutte le decisioni e gode di maggiori diritti; l’ottimale funzionamento è garantito dalla possibilità che il maschio dominante venga spodestato da un individuo più giovane e forte, in grado di guidare meglio il branco. Difficilmente le colluttazioni tra lupi hanno esiti mortali, bensì conducono all’esilio; il famoso lupo solitario dovrà quindi unirsi al più presto ad un nuovo branco poiché impossibilitato a cacciare grosse prede senza i suoi fratelli. Canis lupus è un carnivoro predatore che adatta la sua dieta a seconda delle prede disponibili sul territorio, predilige ungulati di medie dimensioni, come i cinghiali, lepri e piccoli roditori; è, però, solo grazie alla affinatissima tecnica di caccia coordinata del branco che riesce ad abbattere le prede più grandi. Essendo un animale occasionalmente opportunista, può spingersi, per la fame, in zone frequentate da attività pastorizie e puntare ad un pasto facile e indifeso come un agnellino o una pecora isolata.

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L’enorme somiglianza tra questo animale e l’uomo si traduce in una sovrapposizione di ruoli in natura (la famosa nicchia ecologica) e, quindi, in episodi più o meno rari di competizione per alcune risorse comuni come cibo e territorio. C’è però da chiedersi: chi ha sconfinato nel ruolo dell’altro? Della coppia, è sicuramente il lupo il grande predatore naturale e, come tale, non è pericoloso per l’uomo; tuttavia, essendo anche una specie opportunista, può risultare potenzialmente dannoso alle attività dell’uomo che, avido di nuovi territori da sfruttare, si spinge oltre e non prende le giuste precauzioni gestionali.

Ma perché ora le interazioni negative tra il lupo e la zootecnia sono aumentate notevolmente? Ci sono troppi lupi solitari esiliati dai rispettivi branchi? NO! In realtà il grosso problema, da cui ne scaturiscono tanti altri, è la perdita di territorio del lupo; l’incremento dei numerosi insediamenti umani e delle attività zootecniche nelle zone montane causano la frammentazione ambientale, ovvero la scomposizione di un grande territorio in tante piccole isole naturali circondate da aree antropizzate. Tanti piccoli territori non contengono lo stesso numero di potenziali prede rispetto ad una grande area naturale; per un branco di predatori questo si traduce in una impossibilità di procurare cibo a sufficienza da sfamare tutti i componenti e, quindi, una disgregazione del nucleo base in tanti nuclei più piccoli e meno efficaci nella caccia. Da qui l’avvicinamento del lupo alle realtà zootecniche che, avvalendosi dell’aiuto dei cani da pastore, vanno ad incrementare la trasmissione di malattie e il fenomeno dell’ibridazione. L’accoppiamento dei lupi con i cani randagi è una gravissima minaccia per il patrimonio genetico del Re della Foresta che, modificato, rischia di scomparire per sempre.

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Sconcerta molto l’accanimento dell’uomo moderno verso questa specie, nonostante il fatto che, nella competizione diretta, sia sempre il lupo a soccombere.

Perché non imparare dal passato? Gli effetti catastrofici della scomparsa di una specie chiave, come il lupo, sono evidenti, tanto da alterare non solo la composizione biologica di un’area, ma addirittura la conformazione geografica della stessa, come accadde nello Yellowstone National Park (http://www.imperialbulldog.com/2014/02/18/il-fiume-cambia-grazie-al-lupo/).

Per fortuna non tutti i popoli, nel tempo, hanno vissuto questo antagonismo tra istinto di sopravvivenza faunistico e antropocentrismo; infatti, molte tribù di Indiani d’America, tra cui Pueblo, Shoshoni, Sioux, Cheyenne, rispettavano il lupo come grande cacciatore e procacciatore di cibo per l’intera comunità. Essi non solo lo prendevano a modello per la comunanza di abitudini, tecniche ed aree di caccia, ma addirittura gli attribuivano un importante ruolo religioso, andando a rappresentare l’animale totemico preposto alla concessione dei poteri per la caccia, la guerra e la guarigione. Una vacca ogni otto lupi uccisi era la promessa fatta loro dall’Uomo Europeo che, sbarcato in America, ha tentato invano di esportare il suo retaggio culturale negativo legato al lupo. Un altro esempio di convivenza positiva avviene presso la Catena di Brooks, nel Circolo Artico, dove per anni un popolo di cacciatori, i Nunamiut, ha osservato i lupi con l’intento di migliorarsi e adattarsi sempre più al difficile ambiente.

In Italia la persecuzione del lupo è diminuita notevolmente a seguito di piani di gestione e tutela faunistica introdotti a causa della quasi totale scomparsa della specie. Negli anni, Canis lupus ha dimostrato tenacia e capacità di ripopolamento autonomo, tanto da essere depennato dalla lista delle specie ad altissimo rischio di estinzione locale. Non si può ancora parlare di presenza abbondante, eppure in quest’ultimo mese si discute con fervore la possibilità di approvare un nuovo piano di gestione del lupo che, tra le altre cose, prevede l’abbattimento del 5% degli individui censiti ogni anno. Considerando che l’uomo, tra bracconaggio, impatti stradali, rivendicazioni e malattie, causa ogni anno una mortalità che va dal 15 al 20% della popolazione italiana, aggiungere un’ulteriore percentuale di decessi AUTORIZZATI significherebbe, molto probabilmente, mettere nuovamente a repentaglio la sopravvivenza di questa importantissima specie. Chiediamoci – chi ha stilato questo nuovo – Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia – ha interessi o è solo ignorante? Ricordiamo loro il concetto ecologico fondamentale, sempre valido, secondo cui in un territorio ci sono tanti lupi (o carnivori) quanti il territorio stesso (inteso come l’insieme complesso di variabili trofiche, ambientali e sociali) ne può ospitare.

Per chi ancora volesse credere alle favole, ricordatevi che le amorevoli fauci di Mamma Lupa hanno protetto e cresciuto i fondatori della gloriosa Roma, da qui l’augurio di trovarsi nella stessa condizione di sicurezza.

In bocca al lupo a tutti i suoi sostenitori…

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Per approfondire:

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