L’odissea di Capo Mortola

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© giardinihanbury.com

Se Capo Mortola fosse stato territorio francese, candidato come è a far parte del patrimonio Unesco, sarebbe già Area di Tutela Marina. Ma per una manciata di chilometri è in Liguria, ed in attesa di tutela dal 27 marzo del 2000, cioè da quando una legge istituì area protetta i suoi 19 ettari di terra e una piccola porzione di mare: due miglia nautiche. Di sopra, sulla terraferma, i Giardini Botanici Hanbury: una meraviglia che fa da cornice a un mare magico. Ma è di sotto, su quelle due miglia nautiche di fondali, ancora popolati da una biodiversità sul filo del rasoio, tra cernie e posidonia a rischio, che c’è chi dà battaglia per lasciare tutto così com’è: non protetto. Sedici anni di lotta, di firme che non arrivano, di un Governatore della Liguria che afferma che nella sua regione le aree protette sono ‘troppe’. Sedici anni di lento degrado, di rischio per un gioiello che sembra avere tutte le carte per produrre turismo, e di quello colto, consapevole. Basterebbe solo preservare la sua bellezza. Ma ancora non decolla.

Luca Coltri, uno dei più attivi promotori dell’Area di Tutela Marina di Capo Mortola, è un lupo di mare che conosce quei fondali meglio delle sue tasche. Istruttore sub dal 1994 è il titolare di Pianeta Blu, il centro diving della zona. Ma è più famoso come video-operatore subacqueo, un reporter del mare che collabora regolarmente con Linea Blu. Chiediamo a lui.

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Insomma, Luca, che situazione c’è adesso a Capo Mortola?
– Lo sbando, eppure manca solo una firma.

Di chi?
– Manca il via libera della Regione. Il Capitolato d’intesa con la Guardia Costiera c’è già, parliamo di un tratto di costa da controllare di due miglia nautiche.

Una storia infinita. Chi rema contro?
–  Questa ATM è a gestione regionale, e quindi le associazioni locali hanno voce in capitolo. I pescatori in apnea, che a sentir loro non hanno altri posti dove andare a pescare, si sono organizzati, sono andati a Roma a far valere le loro ragioni. E’ andata che in Liguria, in vista  delle elezioni, l’assessore ha pensato bene di non farsi troppi nemici, e non ha firmato. Nessuno vuole mettersi contro le associazioni, sono enti organizzati, potenziali voti.

E’ già successo con Capo Testa, in Gallura, i pescatori in apnea si sono associati al dissenso regionalista per opporsi alla creazione di una AMP…
– Ecco, e qui ci si è messo anche il Governatore della Regione Liguria a dire che le Aree Protette erano troppe, e che costano e che bisognava diminuirle. Intanto i francesi sai cosa fanno? Vengono qui, vengono a pescare le cernie perché da loro, appena dietro l’angolo, la pesca alle cernie è vietata… e lì fanno i controlli.

Dicono che non sia dannosa, la pesca in apnea, tu cosa ne pensi?
– Mah… non so tu quando hai iniziato ad andare sott’acqua, probabilmente come me hai iniziato da piccolo con un fucile e pescavamo in pochi metri d’acqua. Due saraghi in una giornata intera.

Esattamente! La subacquea è iniziata così anche per me…
– Ecco, erano quelli i livelli, ma gli apneisti oggi sono dei mostri di bravura. Sono capacissimi, li ho visti io pescare all’aspetto a 20 metri come niente fosse. Una volta qui in acque più basse nella stagione dell’accoppiamento transumavano orde di aragoste, di polpi, di rane pescatrici a seconda della loro stagione. Adesso non vedi un decimo. In più la pesca commerciale ha affaticato gli habitat nella fasce critiche. E vogliamo parlare della pesca col ciangiolo? E degli strumenti precisi di oggi? Fino a poco fa alle batimetrie oltre i 50 metri, cioè oltre la fascia destinata a ripopolamento gli strumenti non erano così accurati. Con gli eco-scandagli di oggi i pescatori fanno il pelo agli scogli.

Quanto pesa il bracconaggio?
– Ovviamente c’è anche quello, è un fenomeno diffuso. La pesca notturna e la pesca con le bombole non sono una novità in tutta la Liguria. E’ solo uno dei tanti problemi. Manca in ogni caso un controllo anche sulla parte legale della pesca: per cacciare ci sono dei patentini, ma per la pesca in apnea no. Qui ad agosto c’è gente che è in acqua tutto il giorno e tutti i giorni, a pescare. Qualcosa prenderanno, o no? Se uccidi il polpo perdi le uova. Ad agosto vedi tane di polpi vuote, ma con le uova dentro, che muoiono. Se ne fregano? Non lo sanno? Uno glielo dice, ma…

Non deve essere facile. Hai ricevuto minacce?
– Una volta un pescatore mi impone di non immergermi. Gli chiedo perché e lui mi dice che ha steso dodici chilometri di rete. Ti rendi conto? Dodici chilometri. Gli dico che è illegale e che chiamo qualcuno, lui mi risponde che devo farmi i cazzi miei, se non voglio guai seri. Non è stato l’unico caso. Me ne hanno dette di tutti i colori. Certo, per carità, io sono di parte! Ho un centro subacqueo e porto sott’acqua la gente proprio qui, per me vedere questa zona protetta è il massimo della vita!

Beh, avrei poco da dire: tra chi vorrebbe trasformare Capo Mortola in riserva di caccia e chi in parco naturale, c’è differenza.  Omettiamo, ovviamente, di parlare dei ‘miliardi’ che guadagnano i centri subacquei…
– Ecco, appunto, la subacquea e l’ambiente non rendono, al massimo creano indotto sparso e quindi  non interessano a nessuno.

Adesso dopo queste battaglie, come ti senti… ci siamo quasi, o no?
– Mi sento esausto, ho la mia vita privata, una famiglia, una serie di attività alle quali dovrei dedicarmi. Quel che dovevo fare l’ho fatto. Ci siamo quasi. Manca solo una firma.

Come tanto tempo fa…

per approfondire:

Non mancate il sito dei Giardini Botanici di Hanbury e ATM Capo Mortola, Unige

Luca Coltri: Diving e canali video

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