Due camomille, prego

geco-2- anteprimaAppuntamento a piazza Navona per un gelato. Che sta per, incontriamoci, e poi vediamo dove ci spinge la serata. Dietro piazza Navona a Roma si apre un dedalo di piccole stradine di un quartiere storico che vibra di tutte le storie dei giovani passati di lá. Devo incontrarmi con un amico giornalista al quale devo chiedere di prendersi l’onere di fare da Direttore al sito. “Di solito prendo una camomilla la sera’ mi dice. Ci sediamo a un tavolino di plastica, seduti su due sedie di plastica al bordo di Via del Governo Vecchio buia, davanti al bar vuoto di clienti. Questo é il centro, lo stesso che ha risuonato dei passi veloci degli autonomi (studenti appartenuti a frange di sinistra) che scappavano rincorsi dal Commissario Cioppa e dalla polizia in borghese quando a suon di lacrimogeni disperdevano con le cariche l’onda contestatrice degli anni settanta.

Quella generazione scendeva in strada per rivoluzionare la società con la politica, e si faceva di idee marxiste, spinelli e bicchieri di vino novello nelle osterie. Oggi che la politica li ha traditi, rifiutando di dargli quello che sognavano stanno scoprendo la terra, l’inquinamento, e il fatto che i referendum non si vincono.

Cosi il mio amico (forse il nostro prossimo Direttore) davanti a due camomille calmanti, mi racconta dei suoi anni passati nella commissione ambiente della Regione Calabria, dove non si riusciva a prendere una decisione logica anche se gli scienziati invitati a proporre le formulavano. Mentre parlava pensavo al prezzo che abbiamo pagato alla società noi ragazzi degli anni settanta, a quello ancora più pesante che stanno pagando i ragazzi del nuovo millennio. E alla convinzione che mi sono fatta che il nostro appagamento e futuro non passa attraverso la politica.

Politicizzare l’ambiente è un’altra svista. E’ come quando il furbo ti dice riparliamone, o, passa domani. E’ un prendere tempo per farti invecchiare senza darti niente.

Dell’ambiente o di una vita costruttiva ne abbiamo bisogno adesso, oggi. E’ quella vita che non può essere omologata.

Nel frattempo ho trovato un eroe, uno di quelli che nessuno sognerebbe mai di considerare un mito. In un acquario defilato nel mondo, in Nuova Zelanda nell’acquario nazionale di Napier, viveva un polpo di nome Inky. Un giorno Inky scompare. Lo cercano in ogni angolo senza trovarlo. Capiscono che é fuggito dalle tracce di bagnato sul pavimento vicino al contenitore di vetro che lo ospitava. Inky é scivolato fuori di notte approfittando del coperchio lasciato leggermente fuori posto. Ha attraversato la stanza e si è infilato dentro una tubatura lunga circa 50 metri che esce direttamente in mare.

Forse la storia di Inky si scoprirà essere una bufala. Ma qualcosa di vero c’è.

I nostri geni, dal più piccolo degli animali a noi, sono programmati per ‘pensare e lottare’  alla conquista dello spazio di cui abbiamo bisogno, lottiamo per vivere in libertà.

Come la libertà personale che segue un codice, un imprint genetico misterioso, possa venire regolata dalla politica, tutta ingiustizia e irrazionalità, é altrettanto misterioso..  ma non tutti sono Inky.. Blotchy il compagno di acquario di Inky é rimasto placidamente dentro, in cattività.

 

Inky, il polpo fuggito dall'Acquario di Napier, in Nuova Zelanda

Inky, il polpo fuggito dall’Acquario di Napier, in Nuova Zelanda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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