ORO

pugnali-Egizi

Pugnali di oro e ferro di meteorite. Il manico del pugnale è in oro, pomello in cristallo di rocca, guaina con rappresentazioni di sciacalli e gigli.

L’applicazione della tecnologia moderna getta nuova luce sugli oggetti trovati nella tomba di Tutankhamon. A maggio di quest’anno un gruppo di ricercatori italiani ed egiziani ha pubblicato sul giornale Meteoritics & Planetary Science l’evidenza dell’origine spaziale del ferro con il quale è stato forgiato un pugnale del Faraone. Il metallo, analizzato con un X-ray fluorescente, presenta un alto contenuto di nickel e un quantitativo di cobalto, evidenza che suggerisce una probabile origine extra terrestre della lega. Hanno paragonato la composizione con quella di meteoriti trovate nel raggio di 2000 km intorno alla costa del Mar Rosso e scoperto una composizione simile in una in particolare: la meteorite Kargha che giace a 240 km ad ovest di Alessandra.

Al tempo degli antichi egizi fin dal 4000 A.C. si lavorava il rame, il bronzo e l’oro ma il ferro, raro, fu lavorato molto dopo.

particolareNel 1925 , l’archeologo Howard Carter, scoprì  due pugnali, uno d’oro e l’altro di ferro tra gli oggetti personali di Tutankhamon sepolto più di 3300 anni fa. Il pugnale di ferro che ha un’impugnatura d’oro, un pomello di cristallo di rocca e una guaina decorata con sciacalli e gigli ha incuriosito gli scienziati fin dalla loro scoperta perché la lama non si è mai arrugginita.

Sono molti i miti che narrano di influenze extraterrestri nello sviluppo culturale e tecnologico dell’antico Egitto.  Nonostante gli appassionati della teoria si siano arrovellati per trovare, tra geroglifici e dimensioni delle piramidi, le prove di un contatto alieno, l’unica certezza che abbiamo è che, in questa cultura ricca di mistero, sia esistita una forte correlazione tra Cielo e Terra.

Tutti gli elementi che compongono la nostra Terra sono elementi presenti nell’Universo e la maggior parte di loro si forma all’interno delle stelle. Il ferro, tra i più diffusi anche sul nostro pianeta, si origina in grande quantità all’interno del nucleo solare e, tramite esplosioni (dette brillamenti o protuberanze), è proiettato nello spazio. Per raggiungere la terra è bastato che si aggregasse in meteore e queste si schiantassero violentemente contro una superficie terrestre ancora incandescente. Dopo? Vaporizzarsi e disperdersi nell’atmosfera ancestrale per poi condensarsi come goccioline d’acqua e ricadere sulla superficie in forma di pioggia.

Una passeggiata in confronto al viaggio che ha compiuto l’oro, metallo alla cui nota rarità sulla Terra che lo ha reso molto prezioso corrisponde altrettanta rarità nell’universo intero.

Gli scienziati hanno sempre creduto che la sua scarsità fosse legata alla sua origine e la determinazione di questa è stato un mistero fino a poco tempo fa.

L’oro non può formarsi, come gli altri elementi, all’interno di una stella ed è noto che la maggior parte di quello presente sul nostro pianeta si è depositato circa 3,9 miliardi di anni fa, durante una tempesta meteoritica.

Warren Buffet, il finanziere americano e uno tra i più ricchi investitori, ha calcolato che tutto l’oro depositato nelle banche centrali e che si scambia può entrare in un cubo dalle pareti di appena 20 metri. Una misura più accurata la stila Thomson Reuters GFMS annualmente. Secondo le loro stime, seguite dagli investitori, il calcolo di oro nel mondo non supera le 171,300 tonnellate. Fino al 1492, l’anno in cui Colombo scoprì l’America GFMS stima che in circolazione ci fossero solo 12,780 tonnellate.

Tutto l’oro dell’universo si è formato durante un evento tanto catastrofico quanto raro: la collisione di due stelle, super dense, di neutroni. Era già noto che la collisione crea emissioni fortissime di raggi gamma e buchi neri. Oggi gli scienziati hanno determinato che durante la collisione si sono formati tutti i metalli pesanti che conosciamo ed amiamo qui sulla Terra: oro, platino, piombo, mercurio ed altro ancora.

Solo pochi mesi fa gli astronomi dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CFA) hanno potuto osservare uno di questi eventi. In realtà l’oggetto degli studi è stato solo un brevissimo e intenso bagliore, il ricordo di un fenomeno distante quasi quattro miliardi di anni luce.

La collisione delle due stelle, spiegano i fisici, ha dato origine a un lampo di raggi gamma, durato meno di due decimi di secondo, cui ha fatto seguito un bagliore di luce infrarossa che si è dissolta lentamente. Questo bagliore non è altro che il risultato del decadimento radioattivo del materiale ricco di neutroni espulso dalla collisione tra le stelle.

Il team di ricercatori ha ipotizzato che la massa della materia espulsa dopo la collisione equivalga a un centesimo della massa solare e solo una parte di essa (circa dieci volte la massa della luna) è costituita da oro. I pugnali di Tutankhamon, forse, un potere speciale lo hanno davvero. Ci hanno ricordato il legame con l’Universo. Tutta la materia animata e inanimata su questa terra è formata dagli stessi elementi ognuno dei quali ha avuto origine miliardi di anni fa tra le stelle.

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