Scoperta la città preindustriale più grande al mondo

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Nei primi giorni del mese di Giugno l’Accademia nazionale delle Scienze statunitense ha pubblicato il risultato di un’indagine high-tech effettuata nei siti d’origine dell’Impero Khmer, in Cambogia. Grazie a un innovativo strumento laser, il Lidar, è stato riportato virtualmente alla luce un vasto paesaggio urbano risalente all’alto medioevo. Secondo l’archeologo australiano Damian Evans, a capo del progetto, questa scoperta potrebbe cambiare il modo in cui gli storici interpretano le culture perdute e potrebbe sovvertire alcune delle principali ipotesi sulla storia dell’Asia sudorientale. Le scoperte, ottenute scansionando il terreno da un aereo, sono state pubblicate dapprima sul prestigioso Journal of Archeological Science cui hanno fatto seguito le maggiori testate internazionali, incluso il Guardian.

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L’Impero Khmer fu un potente regno che ebbe il suo fulcro in quella che oggi è la moderna Cambogia. Nel periodo del suo massimo sviluppo, inglobò anche gli odierni territori di Thailandia, Laos e Vietnam meridionale. Il centro del suo potere e splendore, però, rimase sempre la pianura alluvionale a nord del lago Tonlé Sap dove venne eretto la spettacolare città-tempio di Angkor. Della grande civiltà sono appunto arrivati sino a noi solo i resti degli edifici sacri in arenaria mentre, le tracce delle attività che hanno reso questa civiltà ricca e potente, sono state cancellate dal tempo o sono rimaste nascoste per secoli dalla fitta coltre degli alberi.

LIDAR Angkor Wat temple
Lidar (Laser Imaging Detection and Ranging) è una tecnica di telerilevamento che permette di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser. Sviluppata nel 1990, solo di recente ha raggiunto il potenziamento necessario per penetrare la foresta e fornire modelli dettagliati del suolo. Durante il volo dell’elicottero lo scanner invia impulsi al terreno con oltre sedici raggi laser per metro quadrato; il tempo impiegato dall’impulso laser per tornare al sensore determina l’elevazione di ogni singolo punto del terreno. I dati sono poi scaricati in un computer che crea un modello 3D delle informazioni raccolte.

Già nel 2012, precedenti scansioni avevano confermato l’esistenza di Mahendraparvata, un’antica città tempio vicino Angkor Wat. Solo grazie allo studio più ampio svolto nel 2015, però, si è rivelata la reale estensione dei nuovi insediamenti. Tra le scansioni di nuova acquisizione c’è una mappa dettagliata di un enorme complesso urbano che circonda il tempio in pietra conosciuto come Preah Khan di Kompong Svay, una serie di siti di fusione del ferro e nuove informazioni sul complesso sistema di corsi d’acqua che garantiva l’irrigazione della regione. I risultati dello scanner aereo hanno riportato alla luce anche un gran numero di schemi geometrici formati da terrapieni, che secondo Evans, potrebbero essere le tracce di antichi giardini.

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Nessun’altra città medievale al mondo possiede una pianta tanto vasta e articolata come quella che si sta delineando dallo studio delle scansioni. A quanto pare, spiega Roland Fletcher direttore di Greater Angkor Project, in questa pianura è avvenuta una vasta urbanizzazione, sicuramente di scarsa densità, ma che prevedeva la costruzione di cittadelle munite di infrastrutture tecnologicamente avanzate. Quelli che, sin ora, erano considerati templi isolati, come Koh Ker e Beng Mealea, devono oggi essere rivalutati come dei centri di servizi periferici ma ben collegati tra loro da un paesaggio urbanizzato, paragonabile, forse, a quello di una città inglese del XIX secolo.

Il tempio di Angkor Wat, in Cambogia, è un’importante meta turistica e patrimonio mondiale dell’Unesco che attira migliaia di visitatori ogni anno. Ancor prima che venissero definiti i nuovi confini della città, i resti del complesso urbano avevano già affascinato gli archeologi almeno quanto i più spettacolari templi.

Documenti storici affermano che i templi dei Khmer fossero coperti da lastre di bronzo e oro. È molto probabile che i luoghi di culto fossero arricchiti da metalli e gemme preziose vista la straordinaria ricchezza mineraria del nord-est del paese che ancora oggi attira investitori internazionali. È ancora più probabile, però, che queste enormi ricchezze fossero appannaggio di pochi eletti e del sovrano che, durante l’impero, era considerato esso stesso una divinità.

Ciò che più incuriosisce, però, è l’impressionante sviluppo della rete idrica che aveva la tripla funzione di riserva, protezione e comunicazione tra le cittadelle. In principio, l’incremento delle vie d’acqua si è reso necessario per il trasporto dei materiali usati per la costruzione dei templi ma la sua efficienza ha giovato anche all’agricoltura, permettendo più raccolti in un anno e generando maggiore ricchezza.tempio

È ancora in questa fitta rete di canali e riserve d’acqua che potrebbe nascondersi la causa del declino dell’impero. Più che le invasioni di popoli esteri, una motivazione va cercata nel crollo delle infrastrutture e nella mancata attenzione all’ambiente. Al crescere della popolazione fu necessario fare spazio ai campi di riso, spogliando le colline dei loro alberi. Le trasformazioni del paesaggio fecero sì che la pioggia, scorrendo, riversasse una maggiore quantità di sedimenti nella rete dei canali, danneggiando il sistema delle acque, con gravi conseguenze su agricoltura e mobilità.

Il trasferimento dei centri di potere a sud lungo il fiume Mekong, poi, fece si che la regione si spopolasse. Il restante lavoro è stato fatto dalla foresta che, nei secoli, ha riacquistato ogni centimetro di terra, riempiendo i canali e ricoprendo di vegetazione i segni del passaggio dell’uomo. Solo i templi sono rimasti lì, come maestose e bellissime sentinelle, a vegliare sulla città nascosta.

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