Milano foresta urbana

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L’obiettivo è di ospitare il quindicesimo Congresso Forestale Mondiale e, a sostenere la sua candidatura, c’è Stefano Boeri, l’architetto che ha progettato il pluripremiato Bosco Verticale. Il tema scelto per Milano non può che essere quello della forestazione urbana e la tutela della biodiversità nelle grandi città. La contendente più temibile è Seul, la capitale green della Corea del Sud.

Ho visitato per la prima volta Milano lo scorso anno in occasione di Expo. L’idea che avevo della città non era delle migliori. Il lusso, l’innovazione, la frenesia non hanno mai avuto un grande appeal su di me. Immaginate il mio stupore quando, passeggiando dalle parti di Porta Garibaldi, mi sono trovata immersa in un campo di grano. Guardando un po’ più in là, poi, c’era lui, lo straordinario Bosco Verticale.

campo di grano

campo di grano 2

Poco importa se il campo di grano non fosse altro che un’istallazione dell’artista Agnes Deves e che gli appartamenti del Bosco Verticale se li possano permettere davvero in pochi. Milano stava mandando un segnale di riscoperta del contatto con la natura e lo stava facendo con una chiave moderna e spettacolare.

In Europa più di due terzi della popolazione vive nelle aree urbane ed è lì che si stanno concentrando le nuove sfide in campo ambientale: dissesto idrogeologico, consumo di suolo, perdita di biodiversità e inquinamento atmosferico sono solo alcuni dei fattori che condizionano profondamente la qualità della nostra vita metropolitana.

Negli ultimi anni, però, stiamo assistendo a una rivalutazione del ruolo dell’albero anche all’interno dell’area urbana. La filosofia dell’Urban Forestry non ha la pretesa di ricreare le profonde connessioni ecologiche esistenti in un bosco naturale ma di sfruttare i vantaggi che, la sola presenza di grandi alberi, può apportare alla città. Come quello economico di far aumentare il valore degli immobili o quello ecologico di far diminuire l’uso degli impianti di raffreddamento. Inoltre, come sostenuto dalla biofilia, vivere circondati da alberi contribuisce al nostro benessere emotivo e, se a tutto questo aggiungiamo la percentuale di anidride carbonica assorbita, ci rendiamo conto di quanto cruciale sia il loro contributo.

Alla base della candidatura di Milano come simbolo della nuova filosofia urbana c’è un percorso iniziato già 10 anni fa, ideato dall’architetto Stefano Boeri. Il progetto, da lui stesso presentato la scorsa settimana al Cofo (Committee of Forestry) è articolato in tre punti.

In primis fermare l’espansione della città tramite una cintura verde, già in realizzazione, che reintroduca il concetto di confine dell’area urbana e eviti la cementificazione incontrollata delle campagna.

Il secondo punto, quello più ambizioso, prevede di portare i boschi e la diversità all’interno dell’area urbana per contribuire a mitigare i problemi climatici e d’inquinamento. L’idea più affascinante tra tutte quelle in campo è, sicuramente, il “fiume verde”, un corridoio di alberi che andrà a sostituire le aree occupate dai sette scali merci ormai abbandonati e delle linee ferroviarie che li collegano, abbracciando l’intera città.

progetto “Fiume Verde” di Stefano Boeri

Il terzo e ultimo punto è ovviamente ispirato dal Bosco Verticale e, quindi, alla necessità di un’edilizia che preveda, sin dal principio, la natura come sua parte essenziale.

Per dirlo in termini economici e in perfetto stile milanese, i tre punti elencati corrispondono alla mission da realizzare nel minor tempo possibile (forse entro il 2021?). La vision è decisamente più strabiliante: la realizzazione di aree, all’interno della città, dove proteggere specie vegetali importantissime per la biodiversità locale e la creazione di corridoi ecologici che colleghino tutti i parchi e i boschi urbani garantendo la sopravvivenza delle specie animali sinantropiche e migratorie.

Speriamo che la svolta intrapresa da una delle città più industrializzate d’Italia sia d’ispirazione alle altre città italiane soffocate dal cemento e, soprattutto, funga da deterrente per quei centri italiani che ancora posseggono preziose aree naturali perché non cedano alla tentazione di rimpiazzarle con colate di cemento.

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Oggi, però, il cittadino metropolitano è molto più sensibile al verde di quanto non lo fosse tempo fa e un esempio è la diffusione e il successo della campagna “Coltiviamo la natura in città” che ha dato stimolo e organizzazione al desiderio, sempre più diffuso, di realizzare ovunque il proprio orto.

É di qualche giorno fa un articolo di Modern Farmer su una donna, Summer Rayne Oakes, che è riuscita a coltivare più di 500 specie di piante diverse nel suo piccolo appartamento di Brooklyn. “Questo – spiega Summer – è l’unico modo che conosco che mi permetta di sopravvivere a New York”. Riuscite almeno ad immaginare quanto più belle sarebbero le vite di noi, cittadini metropolitani obbligati, se la Forestazione Urbana entrasse a far parte della normale gestione di ogni città?

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