Miliardari nello Spazio

spazio 1“Ci avevate promesso le auto che volano, ci avevate promesso i viaggi spaziali!” protestava un tizio nero, girandosi continuamente verso il traffico alle sue spalle su un viadotto da incubo. Era una pubblicità tipica da fine millennio, e quel ‘bro’ ero io. Mi sentivo tradito. Tutta la mia generazione è cresciuta con i viaggi spaziali nella testa. Sognavamo splendide città del futuro ad energia pulita, stazioni spaziali come basi di partenza verso colonie su altri mondi. Le serie TV si postdatavano coerentemente con lo sviluppo: la serie UFO era ambientata nel 1984, e c’era Spazio 1999, con la data nel titolo. Senza parlare dei film. Lo spazio aveva rubato la scena alle immagini subacquee, che negli anni sessanta erano la vera novità cinematografica, il primo palcoscenico a tre dimensioni. Lo spazio te lo ritrovavi dappertutto, nei Lego e nelle patatine.

spazio 2 Invece successe qualcosa di strano. Il programma Apollo, che riuscì a portare l’uomo sulla Luna in meno di dieci anni si fermò. E da quando Neil Armstrong posò il piede sul satellite ci vollero ben tredici anni per il primo volo sperimentale dello Space Shuttle. Un po’ pochino, visto che ci aspettavamo di annaffiare zucchine e pomodori nelle serre di Marte già dal 1998. Poi si ferma anche il programma Shuttle. Costi eccessivi, lamentano i contabili. Le masse insorgono contro gli sprechi pubblici. E’ vero che pochissime persone sono in grado di capire cos’è davvero Hubble e quali vantaggi può portare a tutti, il problema sono i politici, che ne sanno ancora meno degli elettori.

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Ci aspettavamo che finisse tutto lì, con solo i vettori russi, ormai una specie di low-cost spaziale, impegnati a fare la spola tra la steppa kazaka e la SSI, la Stazione Spaziale Internazionale, in orbita da 24 anni. Invece qualcuno percepisce in questo desiderio umano insoddisfatto un’opportunità tutta da cogliere. Sono dei Tycoon, ma non provengono della finanza. Anche se le loro aziende sono quotate a Wall Street e a Francoforte loro non gestiscono edge funds, né si inventano nuovi derivati. Non sono banchieri e neanche tronfi immobiliaristi proprietari di case kitsch vista lago. Sono tutti innovatori. Con bilanci che possono essere più consistenti di quelli di uno stato.

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Richard Branson, da enfant prodige della discografia a proprietario di compagnie aeree si è lanciato nell’impresa per primo. Con la Virgin Galactic, ovviamente, voli suborbitali a 200.000 dollari, 400 prenotazioni prepagate ed una lista d’attesa di 65.000 nomi per il primo slot di 100 voli. Peccato che il prototipo, come nei vecchi film di genere abbia già preteso una vittima tra i collaudatori, imponendo alla Virgin Galactic di bloccare il progetto e imporre delle modifiche al costruttore. Cos’è un volo suborbitale? Cinque minuti di quasi assenza di peso a cento chilometri d’altezza. Vedi la curvatura della terra. Selfie da paura. Torni indietro planando. Duecentomila, grazie.

spazio4 Jeff Bezos, boss di Amazon. Il suo programma, Blue Origin, ha un che di messaggio subliminale. Ed è decisamente vintage: stile Soyuz, la sua navicella a forma di campana atterra aiutata da paracadute e retrorazzi. Anche il vettore è in grado di atterrare indenne dopo aver piazzato la capsula in orbita. Peccato che in un test l’ammortizzatore della capsula abbia ceduto. Da rivedere prima di affrontare un costoso mal di schiena di qualche ricco turista.

spazio 5 Il più ambizioso di tutti, chi l’avrebbe mai detto, è Elon Musk, patron della Tesla dopo il successo di PayPal. Con SpaceX ed il volo orbitale mette l’esplorazione di Marte nell’agenda dell’umanità. Intende finanziarsi con un navicella cargo in grado di raggiungere la International Space Station, a 410 km d’altezza, e tornare. Punta in alto. Esattamente dove il Saturn V, vettore dell’Apollo e lo Space Shuttle iniziarono a diventare troppo costosi. Dove la Nasa si ferma arrivano Branson, Bezos e Musk.

Tutto nasce proprio dal più grosso fallimento della Nasa: lo Shuttle. Nacque storto fin dall’inizio. I militari volevano una navetta in grado di portare dei grossi carichi ad un’orbita molto bassa, mentre i civili (comunicazioni e enti di ricerca) avevano bisogno di carichi ridotti ma da inserire in orbite più esterne. Il risultato fu proprio lo Space Shuttle, un pastrocchio che solo i politici riescono a fare, e che non era ottimale né per l’una né per l’altra esigenza. Un brutto anatroccolo che ci mise tanto a volare, ma quasi un attimo a venire sospeso del tutto, per i costi e per gravi lacune nella sicurezza. Accadde quel genere di faccenda che fa approdare tutti i progetti strategici alla inesorabile gestione privata. Con ripercussioni che ancora non conosciamo. Non possiamo dimenticare che la guerra fredda fu ‘vinta’ da Reagan proprio nello spazio. Quando annunciò la costruzione dello Scudo Spaziale la Russia sovietica capì che non avrebbe mai tenuto quel passo. E lo spazio, fino ad allora palcoscenico delle propagande, si trasformava in censore.
C’era una volta l’aereo privato, l’elicottero e il mega yacht. Oggi c’è l’astronave della ditta. E a dirla tutta solo le ditte con un leader ben identificabile hanno uno spazioporto in giardino. E’ una questione di fantasia, non di budget. Ma le tasche di pochi privati ammirevoli (o meno) non riflettono l’andamento generale: il resto dell’umanità ha a che fare con la cinesizzazione degli stipendi e questo è solo uno degli effetti dell’economia globale, dove i vari Jeff Bezos, per citare il più significativo di quel tipo di economia, hanno fabbricato le loro ricchezze.

spacex Torno al nero sul cavalcavia, che sbraita al telefono contro le auto, e che mi rappresenta così bene. Sì, oggi anche tu puoi viaggiare nello spazio. Duecentomila. Invece aspiravo a qualcosa di diverso, tipo il minatore su Marte o quello che annaffia le piantine a gravità artificiale nella serra dello spazioporto. Pensavo che andare nello spazio sarebbe stata una faccenda tipo andare alla pari a Londra, o a un workshop a San Francisco.

Ah, leggo che ci sono offerte di lavoro. Ogni sito web di questi programmi spaziali ha la pagina ‘careers’. Interessante, c’è un po’ di tutto, chissà se è prevista la figura di giardiniere su Marte.
Lì ci andremo sicuramente, perché da tempo si è capito che questo pianeta noi l’abbiamo scassato per bene e forse è ora di trovarci una sistemazione da qualche altra parte. Andare nello spazio farà molto scic e immagino già dei format di successo: miliardari nello spazio, il pianeta dei famosi. Per tutti gli altri c’è la realtà, non il reality: gli asfissiati del pianeta moribondo.

Oppure mandare un CV agli indirizzi qui sotto e incrociare le dita.
(PS, viste le beghe sindacali di Amazon, io il CV lo manderei prima a Richard Branson…)

Per approfondire:

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