Diario di una vacanza particolare

La mia vacanza, ovvero quando decido che devo assolutamente vedere il mare e vado a Filicudi, é totalmente assurda. Ogni tanto un amico mi chiede se può venire, ma declino. E’ una vacanza non-vacanza, uno sbatti, faticosa, per certi versi pericolosa, a contatto con animali ‘orribili’ quelli che abitano un contesto primitivo.

Conosco solo una persona che la sopporta: Alessandro, filicudaro. Lui e’ un uomo come non ne conosco altri. E’ proprietario delle sue lenze di terreno, contadino, operaio, pescatore, marinaio, analfabeta, felicemente sposato alla sua Concetta, di Lipari. Abbiamo cominciato questa avventura insieme, dieci anni fa, quando ho comprato una casa di 32 mq. esposta al tramonto, da una amica, dopo averla vista solo in foto perché era irraggiungibile. E’ incastonata sulla parete di Filicudi che guarda a ovest verso Alicudi e La Canna, quella roccia di forma erotica che é tutto quello che rimane di un vulcano sgretolato e dissolto in mare dopo l’eruzione. Da terra sono 4 ore di cammino; dal mare é relativamente più semplice, si accede facendo ponte sugli scogli affioranti. Ma affiorano solo con mare piatto quando soffia scirocco. Quando soffia la tramontana c’é risacca e non si può scendere.

La casa é esattamente in linea con La Canna e questa vista la rende unica. Se non fosse che l’allineamento non e’ casuale ma voluto da Ciclone (soprannome di un filicudaro che dà del filo da torcere a chiunque) che guardando lo scoglio quel giorno disse.. ‘la casa deve essere costruita qui’. Non fu quindi costruita su un rudere antecedente il 1967, che la renderebbe legale; la mia casa (ebbene si) e’ abusiva. Sul contratto di acquisto si dice altrimenti ma queste sono storie ‘siciliane’ di collusioni, storie di un notaio facile di Milazzo. Se arrivi a Filicudi con la mente candida devi prepararti al peggio dell’animo umano. Su quest’isola, apparentemente un paradiso, la gente locale trasforma l’esistenza in una lotta perenne per i confini, per la proprietà di case, ruderi, lenze, particelle che in totale cattiva fede si rubano a vicenda.

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La Canna vista dalla terrazza di casa.

Nelle lunghe serate passate nell’isolamento di casa mia Alessandro e gli altri operai, a cena, si raccontano storie comiche di ordinaria ‘barbarìa’. Per questo ed altro ancora qualche anno fa ho comprato un’altra casa pienamente in regola, accanto all’abusiva, e per questo ed altro ancora appena metto piede a Filicudi se il mare lo permette imbarchiamo i bagagli, il cibo e il gasolio sulla lancetta di Alessandro e scappiamo dall’altra parte.

Quest’anno ho fatto un’eccezione e ho invitato un’amica. Le ho lasciato però l’opzione di una camera prenotata in albergo nel caso non si adattasse su da me. Le ho detto ‘preparati perché stai per entrare in un’altra dimensione‘. Lei ha continuato a parlare senza capire. Dentro di me sapevo che quella vacanza sarebbe stata per lei un’esperienza unica..    (Continua..)

 

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Alessandro sulla sua barca (Filicudi, all’uscita della grotta del Bue Marino)

 

 

 

 

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