Vacanza particolare (Alberi)

Quando sono tornata per la seconda volta a Filicudi intorno al 2003 l’isola era cambiata. Era arrivata l’energia elettrica ed era stata costruita una strada che finalmente collegava il porto all’abitato di Pecorini a Mare, un borgo con la sua spiaggia di sassi dove i pescatori tirano a secco le barche.

100_2994 WITH FRAMENon erano però cambiate le abitudini degli isolani di coltivare l’orto per prodursi quello che mangiavano.  Carlo Levi è un amico romano di lunga data tra i primi a ristrutturare una casa a Pecorini. Fu lui che mi fece conoscere il lato nascosto dell’isola, quello della sana sussistenza. ‘Seguimi..’ mi disse ‘andiamo a fare la spesa’. Usando una di quelle antiche mulattiere che connettono in breve tempo ma faticosamente tutte le case dell’isola andammo a prendere l’insalata, i pomodori, i limoni, le uova, le albicocche e i fichi. Bussava alle case, si fermava per un saluto e uscivamo carichi.

Quando mangi la frutta ancora tiepida, appena colta dagli alberi, ha un altro gusto. E il momento che ti abitui a quel sapore è difficile tornare indietro. Ricordo di avere letto la storia di una coppia di ragazzi che erano andati a vivere in montagna per ‘caricarsi di energia’. Era la prima volta che sentivo parlare dell’energia contenuta nel cibo e nell’acqua. Quello che mangiamo, oltre alle vitamine, proteine, sali minerali, viene energizzato dai raggi solari. La verdura e la frutta, appena raccolta, che matura con il sole ha una quantità di energia superiore rispetto alla carne che subisce un passaggio, una dispersione, perché l’erba e il suo contenuto vengono metabolizzate ed usate dall’animale. Soprattutto l’acqua pura di sorgente ha una valore energetico altissimo per il nostro corpo, non certo l’acqua imbottigliata che rimane mesi nella plastica. Non ditemi però che rimanete sorpresi dalla scoperta. Istintivamente sappiamo queste cose ma non rompiamo con le abitudini.

Erano anni che non mangiavo frutta fresca: frutta che trasporti in un cestino di vimini dall’orto a casa poggiata su foglie di fico. Sinceramente odio i supermercati. Odio dover scartare la frutta dal packaging e dalla plastica. Mi si chiude lo stomaco. E forse chiude lo stomaco al consumatore e questo spiegherebbe perché la gente preferisce mangiare un hamburger appetitoso condito con cetriolini, maionese, salse piccanti e patatine fritte. Questo è cibo che apre lo stomaco. Una mela verde o una pera dura, gelida, venduta dentro una busta di plastica a chi viene voglia di mangiarla? Tutt’altra storia quando stacchi una mela dall’albero. E’ un rito inconscio. L’albero ti offre qualcosa che è la conclusione di una lenta relazione bio-chimica tra lui e il sole.  Sappiamo bene che quel lavoro e’ per la nostra salute.

Ho sempre avuto una grande ammirazione per gli alberi, a Filicudi ho cominciato ad avere una vera e propria venerazione per quelli da frutta. L’avventura del mio pezzo di terra esposto al tramonto e al sole estivo implacabile cominciò cosi: volevo vedere le stelle di notte e cogliere la frutta dagli alberi di giorno.

Le Eolie hanno una grande fortuna rispetto ad altre isole siciliane: ricevono acqua durante l’Inverno. Un giardino non cresce senza acqua. Il tetto della mia casa è piatto, fatto per raccogliere l’acqua che piove durante l’Inverno e la canalizza dentro due cisterne. Con quell’acqua mi faccio la doccia al rientro dal mare, pulisco la casa, lavo i piatti, annaffio il giardino da giugno a settembre, e filtrata con la Britta la bevo. Non mi è ancora successo niente. Alessandro invece porta su confezioni di acqua nelle bottiglie di plastica perché beve solo quella. Il sacco della spazzatura che riportiamo indietro è fatto per l’80% dalle sue bottiglie. Una di quelle abitudini dure a morire.

(Continua…)

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Il fiore del cappero

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La mia casa e il giardino, come erano all’origine.

 

 

 

 

 

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