Vacanza particolare (le Aloe)

Dove ho trovato il coraggio di cominciare? La casa era decrepita, il giardino un ammasso di sassi, i muri a secco completamente distrutti. Ma.. ‘ A journey of a thousand miles begins with a single step..’.  Avevo in testa una visione. Aveva bisogno di esprimermi in un grande spazio, in un territorio.

Quando ero ragazzina, nei lontani anni Settanta, passavo i tre mesi estivi a porto cervo in Sardegna. Non c’era niente. Era semplicemente una parte di terra e di mare, nel mondo, che poteva essere chiamato paradiso. Ho avuto la fortuna di crescere in paradiso e di esplorare la terra e il mare. Come gli animali anche noi ci adattiamo, ci evolviamo sul territorio che abitiamo e quella conoscenza ci forma. Quando cominciarono a cementificare Porto Cervo, a costruire case, strade, strisce pedonali, supermarket e il grande porto nuovo persi i sentieri che portavano in montagna dentro la macchia, dove esplorando andavamo (un gruppo di ragazzini) a giocare ai fatti nostri fino al calare del sole.

Di tutte le cose che ho perso col trascorrere del tempo quello che mi bruciò di più fu perdere il paradiso. Era la fisicità del rapporto con la terra e con il mare che mi mancava: erano le camminate, le nuotate, gli equilibrismi sugli scogli, l’uso di tutta la muscolatura del corpo, l’orientamento prima di mettermi in cammino, la sorpresa continua, la calma di fine giornata mentre segui il sole che scende tra Maddalena e Caprera.

Quindi oltre a desiderare di vedere le stelle di notte e piantare alberi  volevo ricrearmi un territorio selvaggio come nel passato. Erano stati gli anni migliori, istintivo ricrearli.  Con una differenza. Ho cercato un pezzo di territorio remoto e impervio difficile da cementificare. Il versante dove esiste la mia casa è destinato a Parco, è vietato costruire. E non ci arrivano strade. Si arriva solo a piedi in 4 ore o per mare quando è piatto perché non ci sono approdi, solo un paio di scogli che affiorano.

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Al centro dell’immagine si vedono degli scogli affiorare – questo è l’approdo quando saliamo a casa

Il progetto che avevo in testa era di creare un giardino intorno alla casa e poi lasciare tutto il resto selvatico. La grandezza del giardino è stata determinata dalla disponibilità di acqua piovana.

Negli anni ho portato a Filicudi tutta la raccolta di piante che avevo a Roma. Erano talee di piante esotiche che avevo raccolto in giro durante i miei viaggi. Oppure piante che erano cresciute dal seme come le palme dai datteri che mangiavo a natale o le querce dalle ghiande raccolte nel Giardino Botanico di Palermo, o i pini dai pinoli raccolti sulla Palermo-Milazzo.

I vasi erano diventati troppo piccoli dovevo piantarle in terra. Ho spedito le piante con il camion dello spedizioniere fino in Sicilia. Molte le ho messe in valigia, le più piccole hanno viaggiato nelle mia borsa a mano in aereo. Ho portato una mini collezione di aloe in aereo da Londra. In Inghilterra ho trovato vivai che stoccavano aloe rare, le ho ordinate su internet, me le hanno spedite per posta. Erano minuscole quando sono arrivate. Oggi una delle baby aloe è alta più di quattro metri.

A Milazzo ho trovato vari vivai dai quali ho cominciato a comprare le piante che chiamo ‘base’. Le prime che ho comprato sono stati gli ulivi. Man mano che pulivamo e liberavamo le lenze dalle stinche piantavamo ulivi.

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I primi ulivi in questa foto sono stati piantati già da due anni

Il terreno, di origine vulcanica, è molto minerale, duro da morire. L’aggravante è il sole del pomeriggio che cuoce letteralmente la terra e le piante. Ho piantato per primi gli ulivi per creare una barriera al sole e al vento su ogni lenza. Le piante da frutto le ho piantate qualche anno dopo all’ombra o quasi degli ulivi.

Si.. la previsione ha funzionato. Le piante sono tutte in vegetazione e sono cresciute. Ma come ho imparato negli anni i nemici di un giardino così remoto non sono solo il sole e il vento…

(continua…)

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Il primo fiore dell’Aloe

 

 

 

 

 

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