I germogli che fanno bene alla salute

Purtroppo io non possiedo un orto, anche se mi piacerebbe moltissimo, però possiedo un germogliatore! Non potendo dimostrare alla mia bambina più grande cosa accade piantando un semino a terra o nel vasetto, per poi attendere che cresca, ho cercato ugualmente a modo mio di farle intuire le straordinarie risorse della natura, usando un utensile (il germogliatore) che tengo in cucina, e che lei è abituata a vedere fin da piccola. Ho invitato poi mia figlia a prendersi cura personalmente delle piantine nate, rendendo la produzione di germogli un’attività culinaria e didattica al tempo stesso.

Col termine germogli intendiamo riferirci ai semi germogliati di cereali, legumi ed altre specie vegetali di cui si utilizza tutto: chicco e germoglio. I germogli costituiscono un esempio della straordinaria capacità della natura di produrre energia, capacità che può essere sfruttata da ogni consumatore per procurarsi a basso costo cibi freschi ricchi di principi nutritivi come vitamine, enzimi ed oligoelementi e, soprattutto, di facile digestione. Fin dall’antichità, molti popoli utilizzavano quale cibo rigeneratore e terapeutico i grani germinati e i germogli sviluppati e ne hanno tramandato l’uso. Già nel “Pen Tsao” o “Grande Erbario della Medicina Cinese”, circa 2.700 anni a.C., il germoglio crudo di soia veniva raccomandato per edemi, dolori alle ginocchia, crampi, disturbi digestivi, polmoni “deboli”, macchie della pelle e malattie del cuoio capelluto.
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Oggi, questo cibo è stato scoperto anche da noi occidentali, proprio per la sua grande ricchezza nutrizionale: facilissimi da preparare, economici, dai sapori gustosi e svariati, i germogli sono una vera miniera di principi nutrizionali che, soprattutto in questa epoca sovrabbondante di cibi raffinati, sterilizzati e pieni di additivi di ogni genere, costituiscono un fattore di prevenzione e di difesa dei processi vitali dell’organismo (naturalmente se provenienti da coltivazioni biologiche).Teniamo però presente che i semi di cereali o legumi allo stato crudo sono immangiabili ed indigesti; essi, quindi, devono essere cotti per renderli commestibili ed assimilabili: il calore, infatti, trasforma gli amidi in carboidrati più semplici, le proteine in frammenti più solubili, ed è così possibile utilizzarli per la nostra alimentazione. Con il calore però, la “vita”, che è presente allo stato latente nel seme, scompare: infatti, un seme dopo la cottura non è più capace di germogliare. La germogliazione, invece, permette di mangiare quegli stessi semi crudi, fornendo cibi ricchi, vitali e nutrienti, in cui l’energia “potenziale” contenuta nel seme si libera e si trasforma in energia assimilabile dall’organismo. Il germoglio è facile da digerire, è privo di scarti (poiché si utilizza per intero), è gustoso, è facile da preparare e conservare, ed è anche molto economico (poiché dà un’ottima resa).

I semi ed i germogli hanno un contenuto energetico molto elevato, una grande quantità di carboidrati, che vengono trasformati in zuccheri semplici assimilabili molto velocemente, e sono poverissimi di grassi, che servono appunto alla germinazione. Levitamine aumentano fino al doppio rispetto al seme e fino al triplo rispetto alla pianta adulta. I sali minerali ed i diversi oligoelementi contenuti nel seme divengono nel germoglio più facilmente assimilabili, in quanto vengono chelati con gli amminoacidi, aumentando così la quota amminoacidi presente ed, inoltre, molte varietà di germogli contengono sostanze anticancerogene non presenti nel seme.

I semi si consumano in svariati modi: da soli in insalata, conditi con un pò d’olio e sale; uniti a verdura o frutta; nella preparazione di frullati e puree; tritati e uniti a maionese fatta in casa, puré o salse di vario tipo; uniti allo yogurt; aggiunti alle minestre di verdura o agli stufati (però pochi minuti prima di servirli a tavola); aggiunti al ripieno dei tortellini, all’impasto delle polpette; come condimento di pasta e riso, ecc.

Si possono usare diverse varietà di semi per ottenere i germogli: girasole, grano saraceno, lino, fieno greco, lenticchie, ceci, soia mug, pisello, crescione, ravanello, ravanello Daikon, quinoa, senape, porro, cavolo broccolo, cavolo rosso, trifoglio, alfa-alfa, bietola rossa, finocchio. I semi devono essere rigorosamente biologici; si possono trovare in commercio anche miscele già pronte, oppure crearle da soli, una volta scoperto quali sono gli accostamenti preferiti.

In commercio esistono diversi tipi di germogliatore, in plastica ed in terracotta (costano sui 20 euro). Bisogna scegliere un posto idoneo dove sistemare il germogliatore: non troppo vicino a fonti di calore, per non alterare il processo di germinazione e non favorire la comparsa di muffe. Bisogna coprilo con un panno per i primi due giorni e, soprattutto, annaffiare amorevolmente i semi due volte al giorno, e risciacquarli 2 o 3 volte nel corso della giornata, svuotando l’acqua di scolo che si è raccolta alla base del germogliatore. Nel giro di 3 o 4 giorni, a seconda della varietà dei semi, cresceranno i germogli freschissimi e buonissimi, pronti da mangiare. Se non si possono consumare subito, è necessario toglierli dalla vaschetta, sciacquarli bene e sistemarli nel vaso di vetro con coperchio, senza far ristagnare l’acqua. In frigorifero si mantengono per 4-5 giorni. Al contrario dell’altra verdura, non perdono le loro proprietà nutrizionali, ma se lasciati nel germogliatore sviluppano troppacellulosa e diventano coriacei e difficili da digerire.

Naturalmente, si può anche creare un germogliatore casalingo, per esempio utilizzando delle vaschette in PET (per intenderci quelle della frutta e verdura del supermercato): si usano più vaschette sovrapposte, tutte forate tranne l’ultima. L’acqua che si deposita nella vaschetta finale può essere tranquillamente utilizzata per annaffiare le piante.

Io vi consiglio di provare. Vi darà grande soddisfazione mangiare i germogli che avete autoprodotto! E, non da poco, insegnerete ai vostri figli che ci si può divertire diversamente.

Per approfondire:

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