Birra artigianale: la birra fatta con il cuore

Non è facile risalire all’introduzione dell’alcol nell’alimentazione umana. E’ stata, fin dall’inizio, associata ad un’occasione conviviale. La scoperta è, probabilmente, avvenuta in maniera casuale, grazie ad un frutto fermentato.

Quel che è sicuro è che gli antichi egizi producevano vino e birra. I costruttori delle piramidi di Giza si “aiutavano” consumando 3 litri e mezzo di birra al giorno! Nella tomba di Tutankhamon, poi, sono state rinvenute 26 giare con vini rossi e bianchi. Ma non è finita qui.

I Maya producevano la pulque, una bevanda a base di mais fermentato. I Mongoli, invece, consumavano un latte di cavalla fermentato, chiamato kumis. Gli antichi cinesi producevano, invece, un vino a partire dall’uva e dal riso. Infine, per i Greci il vino rappresentava un elemento fondamentale della loro civiltà. Pensiamo, per esempio, che la parola simposio deriva dal greco e vuol dire bevuta in compagnia.

Vorrei soffermarmi sulla birra, che è una grande passione dei giovani e forse per loro anche più accessibile. E, in particolare, sulla birra artigianale che conta sempre più appassionati. Cerchiamo, per prima cosa, di capire che cos’è. Si tratta naturalmente sempre di birra, che spesso viene definita viva o cruda. La grande differenza sta nel meccanismo di produzione. Quelle artigianali, infatti, non vengono né microfiltrate, né pastorizzate. Un procedimento che per le birre industriali è fondamentale per debellare la carica batterica e per allungarne i tempi di vita, visto che si tratta di prodotti che vengono consumati anche dopo mesi. Diciamo che quest’ultima perde, in termini di sapore e di aromi.

Nella birra artigianale, invece, i lieviti continuano a lavorare anche dopo che è stata imbottigliata. Evitare la pastorizzazione, poi, permette al sapore di rimanere immutato. Contemporaneamente, bisogna prestare molta più attenzione alla conservazione e consumare in un tempo ragionevole.

Questi sono altri motivi per cui tale bevanda costa, sul mercato, una cifra più alta rispetto a quella tradizionale. L’Italia vanta un primato europeo in questo campo, con più di mille birrifici.

Negli ultimi anni, si sta avendo un vero boom per il settore. Dal 2012, in Italia, è triplicato il consumo di birra artigianale. All’evento fieristico “Birra dell’Anno”, che si è tenuto a Rimini il 20-23 febbraio 2016, erano presenti 1.146 birre artigianali; 316 in più dell’anno precedente e ben 600 di due anni prima!

Una birra artigianale italiana da 75 ml costa tra i 5 e gli 8 euro (per alcune arriviamo anche a 20 euro). Diciamo che oggi l’unico modo per riconoscerle è il prezzo. Si, perché per ora non è possibile etichettare una bottiglia di birra scrivendoci artigianale. Si incorre in sanzioni. Anche se qualcosa si sta muovendo al riguardo. A febbraio 2016 c’è stato il si della Camera al disegno di legge, quindi ora si attende il responso del Senato.

Le caratteristiche che dovrà avere un birrificio per fare tale birra sono queste: non dovrà eseguire pastorizzazione, ne microfiltrazione e non dovrà produrre più di 200.000 ettolitri all’anno.

L’associazione Unionbirrai dà questa definizione di birra artigianale, che trovo irresistibile: “La birra artigianale è una birra cruda, integra e senza aggiunta di conservanti con un alto contenuto di entusiasmo e creatività. La birra artigianale è prodotta da artigiani in quantità sempre molto limitate”.kit-for-beerVi posso dare un consiglio? Perché non provate a farvi la birra a casa? Si chiama homebrewing. E’ un hobby perfetto che non richiede grosse cifre, con il quale potrete ottenere un ottimo prodotto e, sicuramente, anche la casa invasa da amici.

Considerate poi che è un procedimento del tutto legale, se non avete intenzione di venderla e, quindi, di produrla in grandi quantità. Esistono dei kit appositi per cominciare.

E poi che vi devo dire, i produttori di birre artigianali hanno la capacità di coinvolgere il pubblico, di trasmettere un entusiasmo che, difficilmente, una pubblicità di birra industriale riuscirà a farci arrivare. E, probabilmente, questa empatia è la vera chiave del successo, che il mercato sta premiando. Perché in fondo per conquistarci ci vuole passione!

Per approfondire:

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