Infinitamente piccolo e immensamente bello

C’è un universo di forme e colori che il nostro occhio, da solo, non è in grado di cogliere. Nell’ultimo secolo, dall’invenzione del microscopio elettronico, l’uomo ha iniziato ad ammirare i dettagli del mondo piccolissimo fino ad allora solo intuibili con i vecchi strumenti. Oggi la precisione dei dispositivi disponibili ci regala immagini straordinarie, così belle e particolari da meritare un photo contest dedicato.
Anche quest’anno, il Nikon Small World Photomicrography Competition ha eletto le foto più belle che potete già trovare nella nostra photo gallery. La sola bellezza delle immagini basterebbe a giustificare la manciata di minuti spesi per ammirarle ma, come una diligente guida turistica, lasciate che vi accompagni tra le più votate per scoprire qualcosa in più sulle meraviglie del piccolo mondo.

Il protista cannibale

10° classificato: FRONTONIA, di Rogelio Moreno Gill – Tecnica: contrasto interferenziale con un ingrandimento 200x.

Il decimo posto è vinto da Frontonia ( o meglio, da chi l’ha immortalata) un genere di protisti unicellulari ciliati molto simili ai parameci. A differenza di questi, che si nutrono prevalentemente di batteri, la Frontonia non disdegna prede più grandi come diatomee o amebe e, in alcuni casi, membri della sua stessa specie. Per essere un animale molto lento nei movimenti è estremamente vorace e la sua apertura orale può raggiungere i due terzi della lunghezza del corpo. È un genere molto diffuso sia nel mare che nelle acque dolci di tutto il mondo.

Sexy Wildflower

8°classificato: STAMI DI UN FIORE DI CAMPO, di Samuel Silberman – Tecnica: illuminazione a fibra ottica con ingrandimento 40x.

Se dovessi farlo io sarebbe questo il nome che darei a questa foto perché il vero soggetto non è altro che la potenzialità riproduttiva del piccolo fiore. Nell’immagine sono ben distinguibili gli stami che rappresentano l’androceo. Ciascuno stame è costituito da due parti: un filamento e un’antera con quattro sacche polliniche. L’immagine sembra cogliere l’istante prima della deiscenza, cioè di quel momento in cui il polline ha raggiunto la maturazione e le sacche si aprono cedendolo a vento e insetti.

La bella Selaginella

7° classificato: SELAGINELLA, di David Maitland – Tecnica: contrasto interferenziale differenziale con ingrandimento 40x.

David Maitland è un fotografo e zoologo britannico e si è aggiudicato il settimo posto grazie a questa meravigliosa fotografia del dettaglio di foglie di Selaginella. Il genere comprende 700 specie di piante erbacee per lo più striscianti. Come le felci, loro lontane parenti, non possiedono fiori e le spore maturano su particolari strutture posizionate sulle foglioline. In questa foto, però, il contrasto, le trasparenze e l’eccezionale simmetria, più che agli organi di una pianta, le fanno somigliare a un delicato decoro giapponese.

Pop… foot!

5° classificato: TARSO DI COLEOTTERO, di Igor Siwanowicz – Tecnica: microscopio confocale e ingrandimento 100x

L’autore da anni si dedica allo studio dell’abbondante varietà morfologica di questi invertebrati definendoli spesso alieni o grotteschi. Questi insetti, a differenza dei loro simili terrestri, passano tutta la loro vita nell’acqua. Il corpo è percorso da un sistema di canali sottili detti trachee che si aprono sulla superficie con degli stigmi. L’aria vi passa attraverso e i tessuti assorbono l’ossigeno; una volta esaurito il coleottero torna in superficie per catturare una nuova bolla d’aria. L’agilità nel nuoto è data dalla forma del corpo idrodinamico e dalle zampe posteriori che hanno il tarso appiattito e dotato di setole rigide per la propulsione. In alcune famiglie e, sembrerebbe anche nell’esemplare fotografato, i tarsi anteriori possiedono persino delle ventose per migliorare l’aderenza. Se Andy Warhol avesse avuto questa immagine tra le mani ne avrebbe certo tratto ispirazione!

La lunga proboscide della farfalla

4° classificato: PROBOSCITE DI FARFALLA, di Jochen Schroeder – Tecnica: image stacking e ingrandimento 6.3x

Il soggetto che si è meritato il quarto posto nella competizione è una proboscide di farfalla. Si tratta di una sottile e lunga cannula che, quando non utilizzata è delicatamente arrotolata su se stessa. È organo essenziale per l’insetto perché gli permette di succhiare il nettare dai fiori. Schroeder, che ha iniziato la sua carriera come fotografo del macro mondo, si è avvicinato alla microfotografia perché desiderava immortalare oggetti sempre più piccoli. La sua specialità sono le fotografie che ritraggono, appunto, insetti.

Orbite nell’agata

2° classificato: LASTRA LEVIGATA DI AGATA, di Douglas L. Moore – Tecnica: stereomicroscopio e ingrandimento 90x

E’ l’unica, tra le foto qui incluse che non abbia come soggetto il mondo animale. Ho voluto inserirla perché, la bellezza della struttura immortalata è così evidente da aver conquistato i voti di molti.

Il campione studiato da Moore ha 273 milioni di anni e proviene da un sedimento marino di agata delle Black Hills del South Dakota. La stratificazione nell’agata è spesso evidente anche a occhio nudo grazie al forte contrasto dei colori. In questo caso, però, gli strati sono interrotti da grani come fossero tanti satelliti in orbita intorno ad un minuscolo pianeta.

Primo piano embrionale

1° classificato: EMBRIONE DI PESCE ZEBRA, di Oscar Ruiz – Tecnica: microscopio confocale e ingrandimento 10x.

La foto che si è aggiudicata il primo posto al Nikon Small World 2016 è di un genetista dell’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas. Ritrae un embrione di pesce zebra (Danio reiro) di appena quattro giorni. La specie presenta molte caratteristiche che fanno di esso un organismo modello per eccellenza per lo studio dello sviluppo nei vertebrati. Gli embrioni si sviluppano esternamente alla madre e sono trasparenti, fatto che ne facilita l’osservazione e la manipolazione.

Come il topo, il pesce zebra è adatto alle analisi genetiche, e rappresenta un valido strumento per la creazione di modelli genetici di malattie umane. Il sequenziamento del genoma del pesce zebra è cominciato nel 2001, e prosegue ancora oggi. Benché il genoma del pesce zebra sia solo la metà di quello umano, la struttura genetica è notevolmente simile. I geni responsabili delle malattie umane spesso trovano gli equivalenti nel pesce zebra. Ruiz, dal canto suo, sta utilizzando la specie per individuare i fattori genetici delle malformazioni facciali nell’uomo.

Queste sono solo alcune delle centinaia di fotografie che potrete trovare sul sito Nikon. Secondo me ce ne sarebbero almeno altrettante ugualmente affascinanti. E voi, ne avete individuata qualcuna?

Per approfondire:

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