Lotta mediatica ai lupi in Maremma

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Una mattina, tra i boschi della bassa toscana, un pastore ritrova una delle sue pecore uccise; la notte successiva un lupo è massacrato a bastonate e il suo corpo abbandonato in strada come monito e in beffa alla legge che lo tutela.

Il fatto si commenta da sé perché, la sola descrizione basta a dimostrare la totale cecità e la profonda stupidità di chi l’ha commesso. Si trattasse di un singolo episodio, non saremmo qui a parlarne. Sappiamo bene che l’uomo può commettere atti di crudeltà estrema e che, spesso, ciò avviene nei confronti di animali, domestici o selvatici, che hanno la sfortuna di incrociare il suo cammino. Quello appena raccontato, però, è solo l’episodio iniziale di una guerra dichiarata, da alcuni uomini, ai lupi che popolano le colline della bassa Toscana.

Negli ultimi due anni i lupi assassinati in Maremma si contano a decine. Uccisi a bastonate, colpiti da proiettili o soffocati, i lupi continuano a morire e i loro corpi esanimi lasciati in bella mostra, affinché tutti sappiano. Ciò che più sconvolge è che, le esposizioni dei corpi (o di parte di essi), sono spesso accompagnate da rabbiosi cartelli di rivendicazione.

Così, inverosimilmente, “Cappuccetto Rosso” reclama l’uccisione del lupo cattivo e dichiara guerra non solo agli animali, ma anche a tutte le associazioni ambientaliste (WWF, Lav, Enpa, per citarne alcune) che da sempre si battono per la loro tutela e che sono, a loro volta, accusate di “stare dalla parte dei predatori”.

Viene amaramente da sorridere leggendo che questi criminali, perché tali sono per le norme italiane e internazionali, hanno come obiettivo la “ricostituzione dell’ecosistema”. Di quale ecosistema parlano? Di quello in cui gli animali hanno diritto di vivere solo se utili a nutrirci o a trasportarci?

Molto probabilmente, poi, a uccidere quelle pecore, non sono stati nemmeno i lupi. Uno studio del 2014 pubblicato su Science daily ha analizzato le abitudini alimentari dei lupi che vivono nella zona e ha dimostrato che, il 95% delle loro prede sono cinghiali e caprioli mentre gli animali d’allevamento si spartiscono il restante 5% con roditori e lepri.

Per gli allevatori, però, gli attacchi ai greggi sono troppi. L’economia del luogo ha ancora una marcata impostazione agro-pastorale e il malumore è dovuto soprattutto alla mancata efficacia delle politiche che dovrebbero far conciliare la tutela delle aziende e la protezione dei lupi.

Sono anni che, dalle pagine del suo sito, il WWF propone la sua strategia in cinque mosse per minimizzare i danni e permettere a lupi e allevatori di tollerarsi reciprocamente.

In primo luogo occorre incentivare le attività per la prevenzione del danno con la promozione e l’adozione degli strumenti anti-predazione e promuovere, contemporaneamente, una politica unitaria per gli indennizzi che faciliti le procedure amministrative e permetta risarcimenti sicuri e tempestivi.

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Altro punto molto importante sarebbe riuscire a coordinare il monitoraggio e compiere una registrazione dei danni in tempo reale; ciò consentirebbe di promuovere interventi concreti e risposte immediate agli allevatori.

Infine è necessario dare piena applicazione alle norme sul randagismo, favorendo il monitoraggio del rispetto delle norme di registrazione e dichiarazione dei propri animali che riducano il fenomeno dei cani vaganti.

Lo scorso Agosto, durante un dibattito avvenuto a Festambiente e ripreso da TV9si è finalmente discusso in maniera chiara e analitica della presunta emergenza e, possiamo affermare, di essere giunti a un radicale ridimensionamento del problema; un’analisi realistica dalla quale partire per ricostruire una pacifica convivenza. Si perché, a seguito degli interventi di molti esperti del settore si è giunti ad un’unica conclusione: il lupo è solo un problema mediatico!

Gli attacchi nel 2015 sono stati poco più di mille in tutta la provincia e riguardavano una percentuale piccolissima di tutte le pecore, allevate per lo più in aziende che, dai controlli effettuati, erano prive di efficaci mezzi di protezione (che la regione mette a disposizione gratuitamente agli allevatori). Molti pastori, poi, sono abituati a lasciare la sorveglianza dei greggi esclusivamente ai cani con le prevedibili conseguenze.

Come precedentemente ipotizzato, è stato provato che molti attacchi sono da imputare a cani ma è impossibile stabilire se essi appartengano a branchi randagi perché, in tutto il territorio, la maggior parte dei cani sono ancora sprovvisti di microchip per l’identificazione.

In quella stessa sede è stato chiarito che gli abbattimenti, proposti da soggetti più o meno politicizzati, sono completamente inutili. La maggior parte degli allevatori, ha già messo in atto sistemi di protezione che fanno rientrare la predazione in un processo accettabile e fisiologico e quei rappresentanti che auspicano battute di caccia imminenti non fanno altro che esasperare gli animi degli allevatori.

Per far diminuire il numero di lupi in modo efficace, invece, è stato proposto di modificare gli habitat favorevoli agli ungulati, loro prede principali, convertendo, ad esempio, ad alto fusto il bosco ceduo che domina le colline maremmane.
Nessuno vuole negare che il paesaggio pastorale toscano sia uno dei più caratteristici del nostro paese, e che sia necessario supportare i pastori anche con sovvenzioni pubbliche ma la convivenza con il lupo deve essere garantita, come lo è stata per migliaia di anni, ad eccezione dell’ultimo secolo.

Pur essendo consapevoli dell’esistenza di un malessere diffuso il messaggio che deve passare, chiaro e inequivocabile, è questo: la convivenza è possibile e gli abbattimenti non saranno mai autorizzati. Inoltre, il bracconaggio di cui abbiamo avuto testimonianza negli ultimi due anni, va denunciato e gli stessi autori perseguiti duramente.

Il WWF si augura che tutti i toscani, compresi gli allevatori corretti, i gestori di agriturismo e tutti coloro che vivono delle risorse di questa terra, si ribellino al tentativo di screditare e barbarizzare la Maremma e che facciano sentire la loro voce in difesa di una vita condotta in armonia con il lupo e con tutti gli altri animali selvatici.

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