Surfate da marlin: wind e kitesurf alle Maldive

 

Immagina un mare dove la massima elevazione per centinaia di miglia nautiche è una palma da cocco che spunta tra le altre su una solitaria lingua di sabbia. Immagina anche che potresti essere tra gli ultimi a vederla, quella palma. Finora l’acqua prodotta dallo scioglimento della calotta artica e di innumerevoli altre riserve glaciali sembra essersi riversata in cielo per formare nuvole e pioggia. Ma ormai il riscaldamento globale è un fenomeno macroscopico forse inarrestabile e nell’arco di pochi decenni delle 1.190 isole coralline che formano le Maldive potrebbe non rimanere più traccia. E non solo delle Maldive, purtroppo.

Lo spettacolo ancora sotto gli occhi di noi umani è quello di immense lagune dove l’onda fatica a formarsi e dove puoi vedere la vita marina vibrare sul fondo senza neanche dover usare una maschera, semplicemente stando in piedi su una tavola da surf. Oppure quello di onde formate a portata di mano nei canali, passaggi naturali aperti nel consueto anello di reef intorno alle isole coralline,  aperture che mettono in comunicazione le lagune interne col mare aperto favorendo onde e ricambio di acque. Puoi scegliere tra tutte le sfumature del bianco del turchese e dell’acquamarina, fino al cobalto delle acque profonde. Nulla più delle Maldive può farti sentire un naufrago volontario. Delle innumerevoli isole la maggior parte di quelle abitate lo sono dai turisti e dal personale dei resort, tenute in vita da idrovolanti e imbarcazioni che portano tutto ciò di cui si ha bisogno in luoghi minuscoli, sospesi tra cielo e mare. E’ un po’ come essere sempre in barca, perennemente circondati dal mare e dalla brezza. Scoperte dai subacquei e rese famose dai primi documentari marini, le Maldive si sono inventate meta esclusiva per viaggi di nozze, subacquei, snorkelisti, apneisti e pescatori sportivi. Ma da qualche anno sono state riscoperte, stavolta come destinazione per praticare surf da onda, wind e kite surf. Questione di venti e di correnti. L’arcipelago si stende per poche manciate di gradi a nord dell’equatore fuori dalla portata di tifoni o uragani nell’area detta delle calme equatoriali, dove invece la norma è l’instabilità atmosferica. E’ qui che si generano in continuazione piccole basse pressioni e micro-tempeste, destinate a rimanere isolate e ad esaurirsi, a spegnersi spontaneamente così come son nate, al contrario di ciò che succede poco più lontano dall’equatore, dove invece le tempeste tendono a formare ‘sistemi’. E’ la latitudine delle nuvole a batuffoli, sia che le si guardi dal finestrino di un jet, sia sdraiati sul sundeck di una barca da crociere sub o supini su una spiaggia color panna. Ecco, proprio quei batuffoli sono l’unica fonte di acqua dolce in tutto l’arcipelago. Per quello l’acqua è così limpida da quelle parti. A migliaia di miglia da fiumi limacciosi e dalla droga dei fertilizzanti e pesticidi, il plancton e il fitoplancton di quelle acque possono seguire il loro corso naturale, quello imposto dal mare. Non è un caso, infatti che proprio alle Maldive si riescano ad avvistare in numero maggiore che altrove mante e squali balena, quei giganti rari e delicatissimi, veri e propri filtratori di plancton. Due stagioni scandiscono il tempo che sembra sospeso: il monsone di sud ovest e quello da nord est, che determinano anche rispettivamente la stagione umida, con più precipitazioni, e la stagione ‘secca’. Ma la variabilità, data la posizione nella zona dell’instabilità atmosferica, è la condizione che prevale sempre. E’ quindi difficile fare delle previsioni meteorologiche accurate, dove di certo c’è solo l’orologio del monsone, che si sa che verrà anche se non si può mai stabilire con certezza quando. Molti suggeriscono che il periodo che va da febbraio a marzo sia l’unico in cui si verifica l’assenza di vento. Difficile comunque fare previsioni su un’area così estesa, variegata, con caratteristiche dell’onda molto differenti secondo la stagione e la posizione rispetto al vento prevalente. In condizioni di instabilità perenne l’intensità del vento può variare dai 6 nodi di una piacevole brezza ai 20, con picchi di 40 nel mezzo degli squall (groppi). Per la ‘location’ non c’è che l’imbarazzo della scelta: canali dove la corrente forte piega l’onda contro il vento, oppure il mare aperto dove l’emozione di correre accanto a delfini e pesci vela è un sogno che può trasformarsi in realtà, o lagune di ogni taglia e forma con acque calme come un velo di cellophane capaci di tutte le sfumature del blu. L’unico vero percolo, va detto, è la corrente proverbialmente forte e insidiosa alla Maldive. Con la bassa marea e lo svuotarsi delle lagune interne la corrente può impedire il rientro all’interno del reef o far percorrere a chi venisse catturato miglia e miglia nautiche in poco tempo, ecco perché in molte situazioni è necessario l’appoggio di una imbarcazione. C’è anche chi organizza crociere settimanali per appassionati di surf e kite, con la possibilità di visitare isole coralline dalle caratteristiche diverse con tutta la sicurezza necessaria in caso di ‘uscite’ verso il mare aperto o nell’affrontare il vento privo d’ostacoli che spazza lagune immense. Un sogno decisamente per pochi, e forse ancora per poco.

Già, le Maldive rischiano seriamente di scomparire, ma non lo faranno stando in silenzio e con le mani in mano. Per dare l’esempio al mondo hanno lanciato un programma che nel 2020 farà delle Maldive il primo paese al mondo ad emissioni zero, proprio grazie all’eolico.

 

 

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