Antartide ultimo taboo

Se c’è un luogo sul pianeta che gli esseri umani, quasi per un timore reverenziale, sembrano aver lasciato in pace questo è l’Antartide. Forse il rispetto della memoria atavica, forse ossequio per un luogo estremo e mai abitato da esseri umani, l’Antartide è l’unico continente taboo. Anzi: l’unico luogo taboo del mondo moderno. Quei ghiacci perenni circondati da acque gelide e dense conservano il Libro più sacro di tutti, quello contenente la memoria stessa del pianeta. Un libro dove gli scienziati possono leggere, dopo averne correttamente interpretato i segni, l’intera storia della Terra. Soprattutto del suo clima.

L’Antartide è un taboo che gli umani non osano influenzare. E’ vietato importarvi specie alloctone, è vietato esportare le sue specie in altri continenti, le innumerevoli basi che costellano l’Antartide sono soltanto di supporto a missioni scientifiche. Una protezione sancita dal Trattato Antartico. Residuo della guerra fredda, quando i vari Paesi si fronteggiavano spartendosi risorse e territori strategici, nel 1998 il Trattato Antartico si arricchì di un Protocollo di Protezione Ambientale che vieta ogni tipo di scavo (figuriamoci l’attività mineraria o il seppellimento di rifiuti) per scopi diversi dalla ricerca scientifica. Articolo 7.

Magari fosse così anche per l’Artico. Ma l’artico ha un difetto: non è un continente, non è terra. E’ mare. E’ al massimo una calotta galleggiante destinata ormai a scomparire, in un mare conteso da chi non vede l’ora di far transitare petroliere e cargo. E’ sempre il mare a fare da paria, quando si tratta d’ambiente. E neanche l’Antartide, qui, fa eccezione. L’ultimo tentativo di rendere ufficiali due giganteschi santuari marini nelle acque che la circondano è fallito nel Novembre del 2013 per il no di Russia, Cina ed Ucraina con gran disappunto di Australia e Nuova Zelanda che da anni insistono per proteggere uno degli ecosistemi chiave del pianeta. La chiave di volta è il ciclo del plancton e del krill. Immaginate un fondale ricco di minerali e di sedimenti organici, ricco dei migliori nutrienti per il fitoplancton.

Immaginate immense masse d’acqua, quelle di tre oceani, Pacifico, Indiano e Atlantico, che per la differenza di temperatura si inabissano e poi risalgono, portando in superficie questi nutrienti. Non se ne farebbe nulla, il fitoplancton, di questi nutrienti senza la luce, senza la fotosintesi. Invece tutto ciò accade in un momento in cui c’è anche più luce nel cielo, accade durante l’estate australe. Allora il fitoplancton esplode. Se accadesse all’interno del nostro organismo penseremmo ad una infezione malarica, invece questa esplosione genera altra vita, sostiene il krill, la specie che costituisce la più grande biomassa del pianeta. Si tratta di piccoli gamberetti, alla base dei nutrienti degli oceani.

Immense messi del mare che attirano le balene. E con loro le navi baleniere giapponesi. Negli ultimi anni è stato solo grazie a Seashepherd se la flotta baleniera giapponese non è riuscita neanche lontanamente a raggiungere la quota prevista di circa mille catture. Leggi: balene uccise. L’organizzazione ambientalista a rischio dei suoi uomini e delle sue navi ostacola sistematicamente la cattura dei cetacei da parte delle baleniere giapponesi. Scopo scientifico, si ostinano a strillare da Tokyo, cercando così di aggirare il divieto di pesca commerciale ai cetacei, in vigore dal 1986.

balene

© corriere.it

Ora però non potranno più farlo. Almeno non in Antartide. All’Aja, la Corte Internazionale delle Nazioni Unite accogliendo l’istanza di Nuova Zelanda e Australia ha concluso che le catture non avvengono, come sostiene il Giappone, per scopi scientifici ed ha quindi imposto al Giappone di sospendere la caccia alle balene in tutta la regione antartica. Una decisione storica per chi ha sempre lottato per la difesa dei cetacei, ma anche per chi ha a cuore il mare ed il pianeta.

Certo, su a nord Islanda e Norvegia, che non hanno mai ratificato le disposizioni dell’ICRW (Convenzione Internazionale per la Regolazione Baleniera) potranno ancora catturare le loro prede. Per impedirlo ci vorrebbe l’istanza di un altro Paese che condivide le stesse acque. Chissà se un giorno. Di sicuro questa decisione della Corte Internazionale ha creato un precedente. E così l’Antartide, il continente taboo custode del Libro della Terra ha vinto di nuovo.

Non so voi, ma a me piace pensare che esiste ancora un luogo al mondo dove la tracotanza umana si dissipa alla sola vista dell’unico luogo che noi umani non abbiamo mai osato abitare.

seashepherd

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.