Il dente magico del narvalo

narvaloLa prima volta che vidi lo scheletro di un narvalo, fu nel Museo Oceanografico di Monaco. Non c’è uomo su questa terra che non rimanga (almeno) colpito da quelle bizzarre forme anatomiche; sapere, poi, che quel corno a spirale, lungo più di un metro, è l’evoluzione di un unico dente, dovrebbe, a mio parere, lasciare senza fiato.

Bisogna ammetterlo, il fascino di questo cetaceo sta tutto nel suo… dente! Negli anni molte sono state le ipotesi sui possibili usi di questo “strumento”; tra le più fantasiose, quelle che vogliono il povero animale perforare la calotta polare come un trapano, oppure, arpionare al volo le sue prede. Quella di cui parleremo oggi, però, è una teoria che merita un po’ d’attenzione perché viene da uno studioso, certo, ma non un biologo e, se confermata, aprirebbe le porte a un nuovo filone di ricerca per una tra le creature più misteriose della terra.

Autore dello studio è Martin Nweeia, della Harward School of Dental Medicine, dentista praticante. Nel suo lavoro, da poco pubblicato su The Anatomical Record, egli asserisce che il dente del narvalo sembra perfettamente adatto a percepire i cambiamenti chimici e fisici dell’ambiente in cui si trova.

Il lungo corno, spiega, presenta, sullo strato esterno, una miriade di canali che portano l’acqua del mare a contatto con uno strato più interno chiamato dentina. A sua volta, la dentina, mostra anch’essa delle fessure che giungono fino alla polpa, la parte più interna del dente, ricca di vasi sanguigni e nervi. I nervi alla base del dente sono, infine, collegati direttamente al cervello.

E’ proprio questa caratteristica che ha suggerito a Nweeia l’idea che, lo stravagante dente, potesse svolgere qualche funzione in più rispetto a quella, riconosciuta da tutti, legata al corteggiamento.

In un dente umano sano, ad esempio, i nervi non entrano in contatto con l’acqua che beviamo, tranne che nei casi patologici in cui il nervo sia scoperto; chi ha avuto la sfortuna di sperimentare, però, ricorderà bene che le sensazioni di freddo e caldo si amplificano a dismisura sino a provocare un dolore lancinante.

Anche se la sensibilità di un narvalo differisce dalla nostra, spiega Nweeia, significherà pur qualcosa se l’evoluzione ha imposto al cetaceo di vivere per tutta la sua vita con i nervi a fior di pelle!

A sostegno della sua tesi, poi, Nweeia, ricorda che è stato scientificamente dimostrato che il battito del cuore di un narvalo cambia al mutare delle condizioni di salinità.

Secondo la gran parte dei biologi, però, questi dati non sono sufficienti per affermare che il dente del cetaceo sia un organo deputato alla percezione dei cambiamenti ambientali. Ciò che più fa dubitare gli scienziati, é la mancanza del corno in gran parte delle femmine di narvalo. Gli individui di sesso femminile, spiega Laidre, biologa esperta di mammiferi marini dell’Università di Washington a Seattle, sono fondamentali per la crescita della popolazione. “Non è dunque possibile che esse siano sprovviste di un organo sensoriale come questo, soprattutto nel caso in cui fosse fondamentale per sopravvivere o vantaggioso nella ricerca del cibo”.

Con un animale così schivo, gli scienziati impiegheranno ancora molto tempo per svelare tutti i suoi segreti. Il corno, come credeva Darwin, ha per il narvalo la stessa funzione di attrarre la femmina che ha il palco per il cervo, ma, in fin dei conti, si tratta sempre di un dente, quindi, per sua natura, sensibile.

Non c’è da stupirsi se in futuro questa, o teorie analoghe, troveranno conferme negli studi dei ricercatori; per il momento, il mito del narvalo, può continuare ad esistere.

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