Il trucco dell’occhio

labridi

D’inverno le temperature del Mar Rosso sono miti, mai sotto i 20 gradi. Il sole continua a splendere luminoso per la maggior parte delle giornate, i grandi banchi di pesce si sono sparpagliati dopo la riproduzione. I grandi pelagici, come mante e squali, se ne sono andati, qualcuno dice a sud, qualcuno dice più in profondità. Al massimo ci s’imbatterà in qualche cucciolo di squalo pinna bianca, un affarino di trenta-quaranta centimetri, nascosto in un anfratto tra i coralli. Ma quello è il momento in cui la visibilità raggiunge il suo massimo, fino a 50 metri. Le uova rilasciate dagli enormi banchi di pesce che si son visti in estate si sono già schiuse da un pezzo ed i neonati cercano il loro spazio negli anfratti tra i coralli, al riparo dai predatori, dalle forti correnti.

Li vedi quasi esclusivamente d’inverno. E la loro livrea è spesso incredibilmente diversa da quella dell’adulto. Fra tutti i maestri di trasformismo sono i labridi. Da giovani si camuffano in modo così dissimile da non sembrare affatto appartenenti alla stessa specie, sembrano un altro pesce. Sono spesso fosforescenti, sgargianti. A volte rassomigliano esseri di un altro mondo. Sono minuscole schegge di colore che si accendono nel reef, che si nascondono nei rametti delle alcionarie o che nuotano nervosi percorrendo uno spazio minimo tra due teste di corallo. Anche se non più grandi di tre, quattro centimetri, sono facilissimi da individuare grazie alle loro coloratissime livree.

La donzella coda gialla, il Coris gaimard, è tra i miei preferiti. Sembra un serpentello bordeaux maculato da lingue bianche verticali e orlate di blu intenso. Quando crescerà diventerà verdognolo, con una sfumatura azzurra verso la coda gialla e con delle striscioline rosa sul muso. Tutt’altra roba.

Se invece notate un buffissimo motivo ‘astratto’, tipo tovaglie di plastica anni settanta su uno strano ‘coso’ bianco a puntini neri e con un paio di cerchi arancioni e neri sul fianco, vi siete imbattuti in un labride pagliaccio, che quando crescerà arriverà a quaranta centimetri e, passando attraverso innumerevoli livree intermedie, stabilizzerà i suoi gusti su un sobrio blu scuro, attraversato da una striscia color acquamarina. In puro stile regimental.

Un altro pesciolino interessante e molto arabescato, fitto di ghirigori in bianco e nero, è il tordo a punti bianchi, l’Anampses melanurus, che da grande assumerà una livrea simile, ma con la coda gialla, ed i puntini bianchi finiranno ben allineati in lunghe fila lungo i fianchi. Lo si incontra spesso nelle alcionarie, mentre fa finta di essere un corallo anche lui.

Anampses melanurus

Il più curioso di tutti i pesciolini che non sembrano quello che saranno è il Tordo pavone, Iniistus pavo, un affarino verdognolo, simil-foglia, con una grande antenna sulla fronte ed un bel cerchio che sembra un occhio verso la coda. Da grande diventerà un bel pesciotto verdolino chiaro, sobrio anche lui, senza antenne e senza cerchietti. Lo incontrate mentre fa l’indiano su fondali sabbiosi, dove si depositano le alghe morte. Fa finta di essere anche lui un’alga e si lascia dondolare dalla risacca senza attirare troppo l’attenzione.

Iniistius pavo

A questo punto molti di voi si staranno chiedendo com’è mai che sulle livree giovanili appaiono motivi così strani, come quei cerchietti, chiazze bianche, fluorescenti?

Anche se spesso ci sembra che la natura faccia cose strane al solo scopo di sganasciarsi dalle risate e, ammettiamolo, non abbiamo la sensazione che si comporti così solo coi pesci… tutto ha un motivo preciso!

Lo scopo di queste livree cangianti non è soltanto fare felici gli amanti della macrofotografia, tanto meno i possessori di acquari tropicali. Quei vestitini colorati, roba che gli adulti si vergognerebbero ad indossare, servono a spezzare le linee, ad ingannare i predatori sempre affamati da giornate intere di nuoto.

E quegli occhi, occhielli o cerchietti? Dissimulano proprio quello che sembrano: occhi.

Di solito li trovi verso la coda. C’è un motivo furbissimo per aver messo occhi finti proprio lì. Il predatore prende la mira immaginando che prima o poi il tenero pesciolino se ne accorga e scatti in avanti. Quindi, quando attacca, mira leggermente davanti al muso della preda, per avere più possibilità di intercettarla. Ma l’occhio finto ingannerà il predatore sulla via di fuga della preda, permettendo al pesciolino di salvarsi e mettere al mondo altri pesciolini coloratissimi come lui, ma che poi da adulti… si daranno un tono, con colori sobri e livree spesso paludate, roba da pesci che si danno un tono.

Ora vi chiederete com’é che si chiamano Labridi… beh, basta dare un’occhiata ad un pesce Napoleone, tipico rappresentante della specie, per scoprire perché.

pesce napoleone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *