Agroindustria dispendiosa e inefficiente

“Pratica dispendiosa e inefficiente”. Così è stato definito il sistema agricolo che fornisce cibo a noi e agli animali di cui ci nutriamo.

Un dato esplicativo da cui partire riguarda, ad esempio, la produzione della soia.

La maggior parte del legume prodotto nel mondo è utilizzato come mangime animale con una resa inferiore, in termini di prodotti caseari o carne, di quella che si avrebbe se, con lo stesso quantitativo, si nutrissero direttamente gli uomini. Così ha inizio l’intervento di Lymbery, amministratore delegato di Compassion in World Farming (CIWF) che, lo scorso lunedì, ha inaugurato una mostra sugli effetti dell’agroindustria sulla biodiversità globale e lanciato la campagna #stopthemachine.

Cosa c’entra la resa produttiva con la protezione della natura? E in che modo questo dovrebbe influire sulle nostre scelte?

Immaginiamo di possedere un’auto con prestazioni carenti ma ancora funzionante. La maggior parte di noi continuerebbe ad usarla. Ma cosa accadrebbe se ci dicessero che la macchina ormai è fuori controllo e sta investendo ambienti naturali e animali selvatici causando distruzione e estinzione? Chi rimarrebbe ancora alla guida?

Si stima che il 70% della biodiversità terrestre globale sia minacciata dalle produzioni intensive. Negli ultimi 50 anni la produzione agricola si è trasformata in un’industria che sforna prodotti in serie con una rapidità innaturale.

Perché tutto ciò avvenga i caratteristici paesaggi agricoli sono stati spazzati via dalle monocolture; il numero di uccelli, api e farfalle è collassato in seguito alla scomparsa delle piante spontanee con cui si nutrivano e gli animali hanno iniziato ad essere selezionati per crescere più velocemente e macellati prima.

Coltivazione intensiva di soia

Parola d’ordine: produrre. Una questione di numeri, quantità, fatturato. Ognuno concentrato sul proprio ricavo senza alzare mai lo sguardo per domandarsi se esistano soluzioni alternative e quanto questo sistema possa ancora auto-alimentarsi.

Si dice che la nostra sia l’ultima generazione che potrebbe cambiare le cose e, per fortuna, qualcuno la testa l’ha alzata e ha iniziato a porsi delle domande.

Secondo i dati raccolti da CIWF, associazione impegnata nella protezione e il benessere degli animali allevati a scopo alimentare, con le risorse attuali saremmo in grado di sfamare 4 miliardi di persone in più ogni anno, se solo rifiutassimo il sistema intensivo degli allevamenti e dell’agricoltura.

Allevamenti intensivi

Il problema, oggi, non riguarda solo (si fa per dire) l’efficienza. Il sistema così come si è delineato costituisce la maggiore minaccia alla biodiversità mai affrontata sin ora.

Per cogliere nel profondo il legame, l’associazione ha messo in piedi la mostra, attualmente visitabile nel Museo di Storia Naturale di Londra, in cui si è cercato di tradurre con immagini chiave i collegamenti espliciti tra l’agricoltura industriale e l’estinzione degli animali selvatici. L’elefante di Sumatra, per esempio, è stato colpito disastrosamente dall’invasione delle piantagioni di palma che hanno preso il posto di quasi tutti i suoi habitat, la sua sagoma che si disintegra in primo piano è il simbolo della campagna.

L’inversione di tendenza, però, potrà avvenire solo se sarà sostenuta da nuove politiche agricole. In Europa oltre 150 organizzazioni no-profit hanno fatto appello all’UE affinché sia attuata una riforma radicale della PAC e delle politiche a essa correlate.

C’è bisogno di una politica agricola che tuteli l’interesse dei produttori di piccola scala, che si prenda carico della salvaguardia della biodiversità e che consenta alla produzione di cibo di non essere una delle principali cause della distruzione del suolo agricolo e delle risorse naturali.

Good Food, Good Farming – Now è la dichiarazione alla quale i firmatari hanno affidato il proprio appello. Per consentire il passaggio a un sistema agroalimentare che supporti economie alimentari e agricole diversificate, che sia fondato su valide alternative come l’agricoltura biologica e l’agroecologia, che rispetti l’ambiente e il benessere animale e che promuova la salute di tutti i cittadini.

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