L’ultima a lasciare il Pianeta che brucia deve essere Laura

La vista dal mio giardino a Filicudi

Sono tornata poi nella mia isola, a Filicudi, a Giugno. Certo avrei una lista di destinazioni più varie da visitare ma chi ha un pezzo di terra, un giardino con delle piante sa che non c’è altra scelta che rimanere vigile in questi mesi, e accollarsi l’onere di dare acqua..

NO, non è colpa del cambiamento climatico se la temperatura s’innalza ogni anno, dicono gli scettici. Non è colpa del cambiamento climatico se i ghiacciai eterni (e il nome oggi fa sorridere per l’ingenuità) hanno perso consistenza negli ultimi anni più di quello che hanno fatto negli ultimi 100.

Ho assistito alla proiezione di CHASING ICE  un documentario americano che racconta la missione del fotografo naturalista, James Balog, che per National Geographic è incaricato di registrare l’evidenza dell’impatto climatico sui ghiacciai, EIS. Balog, con l’aiuto di tecnici, si munisce di 43 Nikon digitali, le chiude in scafandri e le collega a batterie alimentate con i pannelli solari in grado di fotografare in time-lapse per un lungo periodo di tempo. Posiziona le macchine fotografiche con diverse angolature in 27 località diverse in regioni come Islanda, Canada, Montana, Alaska e Norvegia.

Il risultato è quello che gli scienziati ci avevano ammonito sarebbe successo: i ghiacciai si stanno sciogliendo e non si riformeranno. Le immagini sono molto esplicite. Basta guardare il documentario per avere la certezza che il cambiamento è qui per restare.

Poi si esce dalla proiezione e tutto scorre come al solito, nella più assoluta normalità. Solo quando vai nel tuo giardino che hai faticato vere lacrime di sudore, anno dopo anno per costruirlo, ti accorgi del danno. Tutti gli ulivi erano malati, le foglie ingiallite. L’insetto aveva attaccato anche i limoni e persino la giacaranda. Durante l’Inverno in Sicilia ha piovuto pochissimo, lasciando le piante assetate, indebolite con le foglie ‘sporche’. Ma soprattutto quello che manca è il freddo che di solito in agricoltura è benefico perché uccide i parassiti.

Le olive malate

Eccoci qui, quindi, in un’estate all’insegna del fuoco. Bruciano foreste, campi, alberi e anche tante persone che rimangono intrappolate in una scampagnata mortale.

Quello che in futuro definirà la nostra sopravvivenza non sarà la ricchezza ma la conoscenza. E questo mi consola pensarlo perché mi lascia delusa il pensiero di mega miliardari che salgono a bordo di ultrasoniche navi spaziali per Pianeti vergini lasciando noi nei guai, in un mare d’inquinamento che il loro lusso superficiale ha prodotto.

Stephen Hawkins (la mente in un corpo paralizzato dalla Sla) ci da 100 anni di tempo per emigrare su nuovi pianeti. Parte delle ragioni sono il cambiamento climatico e la sovrappopolazione.

Poi ci sono altre ragioni per emigrare: ragioni personali dei singoli, puramente non-scientifiche, stati alterati di rabbia disumana che si placano solo al pensiero di una vita migliore su un altro Pianeta lontano dagli scemi e dagli ignoranti.

Ora dovete sapere che nella mia ricerca ossessiva di ‘ossigenarmi’ ho cambiato parecchie volte casa cercando di vivere con più giardino possibile. Solo il verde,infatti, mi placa certi stati di ansia: il verde o il blu.

Fortuna ha voluto che cercando casa con giardino nel mio quartiere a Londra, mi sono imbattuta in una casa in vendita che non era abitata da almeno una 15na di anni. Quando ho esplorato il giardino era una vera giungla di piante cresciute caoticamente. In mezzo al caos trovai un tesoro. C’erano alberi antichi con tronchi alti quanto 4 piani di una casa in uno spazio minuscolo. Chi li aveva piantati aveva fatto un atto di fede, quel tipo di fede di chi sapeva di morire prima di vederli adulti e si affida al prossimo proprietario per custodirli.

Intorno alla mia casa non esiste più un giardino con alberi così alti. Non solo servono ai miei polmoni e a quelli di tutto il quartiere in questi tempi di punte di caldo esagerato ma servono da appoggio e casa agli uccelli e agli scoiattoli. Quel tipo di alberi sui quali vedi facilmente arrampicarsi ‘il Barone rampante’ in cerca di un’oasi dalla follia collettiva.

Succede che … qualche giorno fa ricevo un’email da Laura (nome inglese, si legge Loura) che abita due case oltre il mio giardino, nella quale mi racconta che la sua casa è in vendita ma che purtroppo chi la visita trova il suo giardino troppo in ombra per colpa delle chiome dei mie alberi, potrei tagliarli per permetterle di venderla? La sua casa, notare, è in vendita per un milione e settecentomila sterline, un prezzo altissimo che non ha minimamente pensato a ridurre.

Giuro, mi è preso il panico. La sola idea di essere costretta a tagliare un ramo degli alberi mi ha gettato nel panico. Quando le ho risposte che non ci pensavo nemmeno, ha cambiato strategia, ha invocato il fatto che gli alberi così alti sono un pericolo e farà la spia notificandolo al Council.

Laura è una delle decine di persone che vorrei strangolare giornalmente, quelle che non hanno la più pallida idea di quali sono i sottili meccanismi che ci tengono in vita, quelle che ignorano qualsiasi principio di interazione tra noi e la natura. Ciò che conta per loro è mettere i soldi in tasca e il resto può essere ridotto a una catasta di legna da ardere.

In questo Pianeta Laura deve rimanerci fino all’ultimo. Lei distratta a contare il suo milione e settecentomila sterline in più nel conto corrente. A bruciare, accaldata, sudante, assetata, affamata, senza un posto dove ripararsi dal sole. Bruci lei al posto degli alberi al numero 19.

 

 

Un fiore mai visto prima che ho trovato camminando tra le case di Filicudi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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