Un 2018 con meno plastica in Mare

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Ogni augurio è un atto magico. I Grandi Maestri, probabilmente anche Henry Potter, insegnano che la magia è efficace se restiamo umili, consapevoli dei limiti dei nostri poteri. Vorremmo tutti che il mare non continuasse a scaldarsi, ma per questa magia ci vuole un potere enorme, dovremmo convincere tutti a non usare più l’auto e a non riscaldare le case domattina. Dovremmo convincere l’India e la Cina a fermare la produzione, dovremmo cambiare la testa di Donald Trump. Ci hanno detto che molto dipende da noi, dal singolo, ma vorrei vedere una famiglia che vive di stipendio e in affitto ad aggiornare al solare e al geotermico il riscaldamento della propria abitazione. Vorrei vedere chiunque a comprare un bene di necessità che non sia confezionato in un blister di plastica. Neanche Merlino.

Rassegniamoci ai nostri poteri limitati e concentriamoli su chi sta lavorando a progetti che potrebbero risolvere uno dei più grandi problemi del Mare: la plastica. Stavamo tutti aspettando che i grandi, le multinazionali facessero qualcosa, magari limitare la plastica. E qualcosa quest’anno è successo.

Il World Plastic Council (WPC) il 10 Luglio del 2017 ha preso un impegno col pianeta, accogliendo la risoluzione del G20: il Marine Litter Action Plan, che prevede la riduzione sostanziale di rifiuti in mare entro il 2025

“Questo problema è urgente e richiede a tutti noi di lavorare insieme e ci auguriamo una ulteriore collaborazione con gli stati membri del G20 per risolvere questa sfida globale ” Queste le parole del presidente del WPC, Abdulrahman Al-Fageeh.

“Il passo più efficace che possiamo intraprendere nell’ambito di questa urgente priorità è lo sviluppo di infrastrutture integrate e sostenibili per lo smaltimento di rifiuti in paesi in rapida espansione, in cui mancano tali sistemi.”

Nel mondo ci sono già più di 260 progetti per combattere i rifiuti in mare. La WPC ha riconosciuto il problema e lo ha individuato in certe zone. Il dramma abita soprattutto dove prima della plastica c’erano i contenitori di foglie intrecciate, o di altro materiale biodegradabile che poteva essere abbandonato tranquillamente. Oggi quelle regioni sono vittime di uno sviluppo insostenibile. Per molti di essi è difficile se non impossibile impedire alla plastica di finire in mare. Noi tutti speriamo che la plastica venga sostituita  con qualcos’altro. WPC, nella sostanza del comunicato, non smetterà di produrre plastica, ma cercherà di migliorarne lo smaltimento e, soprattutto, impedire che finisca in mare. Possiamo essere contenti? Sì, è un passo avanti.

Sarebbe come se i produttori di combustibili fossili si impegnassero per impedire alla CO2 di finire nell’atmosfera. 

La microplastica invece riguarda più da vicino l’industria dell’abbigliamento e dei prodotti per la casa. Si è recentemente scoperto che i capi ‘ecologici’ in fibra sintetica da plastica riciclata ad ogni lavaggio rilasciano un gran numero di microscopici peluzzi indistruttibili che soffocano plancton e altre creature acquatiche, con una ricaduta su vastissima scala. I filtri delle lavatrici e quelli delle reti urbane non riescono a fermare questi piccoli e inconsapevoli assassini. Una start-up americana ha pensato a fermare le microfibre con quest’idea. Si tratta di un gadget in plastica riciclata in grado di catturare gran parte delle microfibre rilasciate dai nostri vestiti ad ogni lavaggio.

Nel 2017, anche grazie a dei video virali, le isole di plastica e le gigantesche chiazze di petrolio sono entrate nella coscienza civile collettiva. Ma erano già nel cuore della Marina Militare Italiana. Il progetto più pratico ed efficace viene da chi si è formato sulla Vespucci, una scuola di simbiosi con gli elementi che dominano noi e il pianeta: il mare e l’atmosfera.

“Una minaccia che non porta uniforme né armi. Immaginate che il 65% di quello che si trova sulle spiagge è costituito da plastiche e questo è soltanto la punta dell’iceberg di quello che si trova in mare…”

La plastica non è il solo problema. Con gli sversamenti di petrolio sappiamo che i mezzi chimici per contrastarli (skimmer) si sono spesso rivelati più dannosi della perdita stessa. La soluzione della Marina Militare sta tutta in un sistema meccanico.

Il progetto SAURO è di una semplicità estrema. L’idea di base è quella di una scala mobile i cui ‘gradini’ raccolgono i rifiuti di superficie e ribaltandosi li versano in un contenitore capace di filtrarli. Il sistema può operare con mare grosso e a velocità di crociera accettabile. Ma non solo: non serve costruire un natante allo scopo, per questo tipo di bonifica ‘multi purpose’ si può adattare qualsiasi nave semplicemente applicando due di questi dispositivi alle fiancate.

Un’idea geniale, presentata al TED x LUISS nel 2015, ma che ancora non ha visto applicazione estesa per le solite paludi burocratiche e legali italiane. Però il progetto c’è. Dobbiamo sperare. Ma anche pensare che possiamo farci qualcosa. Per esempio chiedere perché un progetto del genere non sia stato applicato su vasta scala. Sono queste le piccole magie che possiamo fare. Piccole magie di fine anno. “Attento a ciò che desideri: inevitabilmente si avvererà.” scriveva Richard Bach, l’autore de ‘Il Gabbiano Johnathan Livingstone’ e ‘Illusioni’.

Ed è sempre sul fronte della plastica la novità di quest’anno: i supermercati italiani forniranno sacchetti biodegradabili per pesare gli alimenti. I due centesimi di costo hanno sollevato le solite polemiche ma il passo compiuto è importante ed estremamente positivo per il mare.

In futuro il Mare sarà ancora blu, come migliaia di anni fa e non c’è ombra di dubbio. Per farlo diventare verde o nero senza l’intervento dell’asteroide di turno ci vorranno molti altri passi. Sperarlo sempre blu è un atto di fede e di speranza. Sforzarsi di lasciarlo blu dipende dalle nostre piccole, continue magie.

Per approfondire:

Microplastica nei nostri piatti? Ci salverà un corallo in lavatrice.

Progress Report

 

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