Futuro. Sul sentiero verde

Waimarama House, Hawkes Bay – Nuova Zelanda. © Architetti: Herriot e Melhuish – Architecture LTD


Il 2017 è stato un anno piuttosto difficile per l’ambiente e, di conseguenza, per l’umanità. Con un cambiamento climatico sempre più evidente non sono mancate le catastrofi naturali tra cui uragani, terremoti, inondazioni ed incendi che, più o meno correlate alle attività umane, hanno messo in ginocchio sicurezza ed economia di molti paesi. Il primo passo da compiere per iniziare il 2018 è scegliere una direzione al bivio che ci si pone davanti: continuare sulla stessa via dell’anno appena terminato o prendere una nuova strada, quella che, anche se in salita, ha un sicuro tracciato ben segnalatoci dalla scienza.

Per fortuna ad imboccare la seconda via, quella che mi piace chiamare sentiero verde, sono in molti, e questo perché porta ad un mondo migliore, non in modo utopistico, ma tangibile. La diretta correlazione tra impatto ambientale e danni all’umanità (intesi sia in termini di salute che di economia) non si limita a renderci vittime e carnefici del nostro destino, come un cane che si morde la coda, bensì ci da il potere di agire positivamente per migliorare le condizioni di salute nostre e dell’ambiente. A prescindere dalle motivazioni, etiche o economiche che siano, diverse multinazionali hanno deciso di dare il buon esempio aderendo a quella che nel mondo industriale viene definita “rivoluzione verde”. Tra questi colossi del mercato globale spiccano Microsoft e Amazon che scelgono l’eolico per placare la loro grande fame di energia elettrica. UPS, invece, sta convertendo tutti i suoi furgoni e i camion in silenziosi e duraturi mezzi elettrici per abbattere le immissioni di anidride carbonica causate dal nocivo trasporto su gomma. Le fonti rinnovabili come eolico e solare producono un’energia non solo più pulita, ma anche meno soggetta ad oscillazioni azionarie (come il petrolio), diventando una scelta economica più sicura. Sono molti anche i progetti di ingegneria verde che vengono proposti ed attuati da paesi all’avanguardia o molto colpiti dall’inquinamento atmosferico; è questo il caso della Cina che è costantemente impegnata nell’incremento del verde urbano per riqualificare l’aria di molte zone a rischio.

Senza dover chiedere a nessuno l’impossibile, la strategia più efficace è far agire ognuno nel proprio settore; se Stati, multinazionali e Comuni pensano al settore industriale e dei trasporti, a noi non rimane che occuparci del residenziale. Non deve sorprenderci se questo settore è responsabile del 68% delle immissioni di Particolato in atmosfera poiché, tra casa e ufficio, spendiamo la maggior parte del tempo della nostra giornata.   

Per incamminarci anche noi sul sentiero verde del 2018, cominciamo a prendere confidenza con il concetto di abitazione green (la scelta di una casa come esempio di struttura da analizzare è solo di comodo poiché più comune e riguarda ogni lettore, ma gli stessi concetti sono validi anche per uffici o qualsiasi altra struttura pubblica). Un’abitazione green è per definizione ecosostenibile ed ecologica, ovvero costruita (o riqualificata) ed arredata in maniera tale da mettere al primo posto l’uso di materiali naturali, l’efficienza energetica, la riduzione dei consumi e l’impiego di energie rinnovabili, senza mai tralasciare il comfort abitativo. Prediligere materie prime come il legno certificato per la costruzione o la lana di roccia, canapa, calce o argilla come isolanti, vuol dire ottimizzare le prestazioni e ridurre l’impatto ambientale con un ulteriore beneficio salutare. La perfetta coibentazione contribuisce all’efficienza energetica della struttura che è data dalla somma del risparmio e del rinnovabile. Elettricità e acqua calda sono forniti dall’abbinamento del fotovoltaico al solare termico, mediante impianti sempre più moderni in grado di stoccare l’energia prodotta. Riscaldamento e raffreddamento sono invece scelti caso per caso in funzione di esigenze e convenienza, ma i più comuni sono gli impianti di riscaldamento a pavimento (che riducono i moti convettivi e i consumi) e le pompe di calore aria/aria o aria/acqua alimentate dal fotovoltaico per l’estate. Ad aiutare molto nel controllo dei consumi, è la domotica che ci fornisce i mezzi utili al monitoraggio, al settaggio e, quindi, al risparmio di ogni utenza.

Costruire da 0 una casa del genere è sicuramente più semplice che riqualificarne una già esistente, ma è anche più costoso, inizialmente. Qualsiasi spesa, di realizzazione o di ristrutturazione, sarà comunque ammortizzata in pochi anni grazie all’elevatissima efficienza degli impianti e ai bassissimi costi delle utenze risultanti. Saggiamente (e fortunatamente), non potendo ricostruire ogni edificio di ogni città e non avendo molti altri luoghi in cui far nascere delle strutture abitative, esistono fondi statali che aiutano a sostenere i costi delle riqualificazioni abitative per renderle meno impattanti sull’ambiente (e meno costose da mantenere). In Italia la Legge di Bilancio 2018 ha confermato la proroga dell’Ecobonus, ovvero la possibilità di detrarre fino al 65% dei costi sostenuti per interventi di riqualificazione energetica di singole unità immobiliari (intero 2018) e fino al 75% per interi condomini (senza termine). Ma c’è di più, poiché quest’anno compare la novità del Bonus Verde che va a integrare l’Ecobonus con un’ulteriore detrazione del 36% per interventi di cura e incremento del verde privato urbano. Personalmente ho sempre amato molto terrazzi e giardini pieni di verde, non solo per una questione estetica, ma anche per gli innumerevoli vantaggi salutari ed economici che apportano alle abitazioni.

Mountain Equipment Co-op, Toronto, Ontario, Canada. – © Green Roof, Wikipedia Commons

Il caso più estremo (e quindi il mio preferito) è quello dei tetti verdi e dei giardini verticali poiché riducono le emissioni di anidride carbonica, filtrano le polveri nell’aria, migliorano il microclima e prevengono allagamenti da piogge improvvise. I vantaggi economici, fondamentali per un anno in cui ogni tassa è in aumento, sono altrettanto notevoli e comprendono un incremento del 15% sul valore iniziale dell’immobile, una riduzione del 30% delle spese di riscaldamento e raffreddamento, un aumento della durata della struttura grazie alla protezione da gelo, raggi UV, escursione termica e danni meccanici.

Le biostrutture con tetti verdi sono solo un esempio dei tantissimi modi in cui la natura ci ispira, aiutandoci a trovare soluzioni vantaggiose a problemi quotidiani o, più semplicemente, a migliorare progetti incompleti… grigi. Per questo è nata un’intera branca dell’architettura, chiamata appunto bioarchitettura, che pensa in grande e si va a collocare nel più ampio campo della biomimetica (o biomimicry, già trattata in due articoli precedenti). Il primo progetto che mi viene in mente è l’Eastgate Building Centre di Harare, in Zimbabwe, che, progettato copiando la complessa struttura dei termitai africani, vanta un risparmio energetico del 90% grazie alla totale assenza di condizionatori.

Le piante non sono da meno, infatti, le proprietà igroscopiche del legno hanno ispirato 2 padiglioni metereosensitivi, chiamati Hygroscope e Hygroskin, le cui facciate cambiano forma in funzione dell’umidità.

Padiglioni metereosensitivi – © achimmenges.net

Tra le applicazioni più comuni e utili alle abitazioni troviamo celle fotovoltaiche rese più efficienti grazie allo studio delle ali della farfalla Ornithoptera priamus, nuovi sistemi di facciata omeostatica ispirati ai muscoli in grado di fornire termoregolazione a basso consumo, soluzioni di comfort termico per riscaldamento a spot ad alta efficienza energetica, ideati copiando l’occhio dell’aragosta che focalizza e indirizza in modo univoco l’energia a infrarossi. La biomimetica è, secondo molti, la chiave per rendere green le città e a dimostrarlo ci sono molti altri esempi, troppi per essere elencati qui, ma lascio di seguito alcune fonti di approfondimento per chi, come me, vuole essere ancora sorpreso.

Il progetto che rappresenterà l’Italia alle Olimpiadi dell’Architettura sostenibile a Dubai – © lastampa.it

Personalmente penso che il  meglio debba ancora arrivare, magari proprio in questo 2018 che presenterà, nel mese di Novembre, il vincitore delle Olimpiadi universitarie di architettura sostenibile (Solar Decathlon). Durante questo evento, che si terrà a Dubai, gareggeranno 21 atenei di 15 Paesi diversi, ognuno con un prototipo in scala reale di abitazione green, smart e, ovviamente, alimentata con energie rinnovabili.

Pare, quindi, che questo sentiero verde del 2018, seppur in salita, sia piuttosto affollato. Per chi fosse rimasto indietro, ancora al bivio, è ora di incamminarsi. Il primo passo può essere il controllo delle classi di efficienza energetica e idrica della nostra abitazione e, in base ai risultati, agli obiettivi e alle finanze, pensare alle modifiche da apportare e agli ecobonus da sfruttare. In poco tempo vedrete che a beneficiarne non sarà solo l’ambiente, ma anche la nostra salute e i nostri risparmi.

Quindi…. be smart, be green.

Classifica Greenpeace

 

Per approfondire:

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