New York contro le compagnie petrolifere

© Imperial Bulldog

In una mossa senza precedenti l’amministrazione locale ha annunciato la decisione di voler disinvestire circa quattro miliardi di euro dalle energie fossili e di procedere legalmente contro le compagnie petrolifere colpevoli di essere la maggiore causa del riscaldamento globale.

E’ l’azione disperata di una città messa all’angolo dai cambiamenti climatici e dal conto economico che devono pagare i cittadini per equipaggiare New York contro l’acqua alta. E’ la storia di una realtà locale che vuole cambiare drasticamente rotta rispetto alle scelte dell’attuale governo centrale.

Già nel 2016, i procuratori di New York e del Massachusetts erano riusciti a portare la Exxon in tribunale con l’accusa di aver ingannato per decenni gli investitori sui possibili rischi dei cambiamenti climatici.

Nel luglio del 2017, le contee del Marin, San Mateo e Imperial beach hanno citato in giudizio alcune importanti compagnie petrolifere chiedendo i danni per i problemi causati dalle recenti inondazioni, dall’erosione delle spiagge e il conseguente allagamento di strade, aeroporti e case. In questo caso al banco degli imputati sono finite anche la Chevron, la Bp e la Shell per una somma dell’ordine di decine di miliardi di dollari.

Il loro esempio è stato seguito a settembre anche dalle città di San Francisco e Oakland che hanno accusato le compagnie petrolifere di danneggiare “consapevolmente e incautamente” la popolazione attuale e di aver condannato a una fine catastrofica le future generazioni.

Forte dell’appoggio di Trump la portavoce di Chevron, Melissa Ritchie ha dichiarato che questo contenzioso servirebbe solo a garantire interessi locali a scapito di più ampie priorità politiche ed economiche e Shell vorrebbe che la questione sia tolta ai tribunali per essere affrontata nell’ambito del governo centrale, dove la loro lobby è dominante.

Le acque ghiacciate del fiume Hudson sotto il Ponte di Brooklyn- © Seth Wenig/AP

Nel 2018 la voce, autorevole, che si unisce al coro è quella di Bill de Blasio, sindaco di New York che non solo seguirà le città che hanno già intentato causa ma ha anche annunciato l’intenzione di disinvestire 4 miliardi di euro provenienti dai fondi pensionistici dei dipendenti dell’amministrazione dalle energie fossili. Dando, inequivocabilmente, alla città la prospettiva di un futuro sempre più legato alle energie rinnovabili.

“Stiamo portando avanti la lotta contro il cambiamento climatico direttamente contro le società petrolifere, che hanno da sempre conosciuto gli effetti e intenzionalmente hanno ingannato i cittadini per proteggere i loro profitti. È stata la loro avidità a metterci in queste condizioni, e spetta a loro sostenere il costo di rendere New York più sicura e più resiliente” ha dichiarato apertamente de Blasio.

Il disinvestimento annunciato, con tempistiche e modalità ancora da concordare, sarà il maggior spostamento di fondi mai avvenuto finora. Alla fine del 2016 il disinvestimento nei confronti dei combustibili fossili aveva toccato quota 5mila miliardi di dollari, attraverso 688 investitori istituzionali e 58.399 risparmiatori, in 76 Paesi in tutto il mondo.

“Vogliamo salvaguardare la pensione dei poliziotti, degli insegnanti e dei vigili del fuoco della nostra città, ma allo stesso tempo crediamo che il loro futuro finanziario sia legato alla sostenibilità del pianeta”, ha detto il delegato al bilancio Scott Stringer.

Con questa decisione anche la città di New York ha aderito al movimento “Divest from fossil fuel” il movimento internazionale di disinvestimento dalle energie fossili, che annovera tra i sostenitori il Rockefeller Brothers Fund e la Gates Foundation.

La causa, invece, ha l’intento di obbligare le cinque più grandi società di combustibili fossili a farsi carico dei costi e dei danni subiti dalla città nel recente passato e di quelli che si verificheranno in futuro a causa dei cambiamenti climatici.

Chicago sotto la morsa del gelo – © Scott Olson/Getty Images

Se sarà vinta, il ricavato verrà destinato al finanziamento delle misure necessarie ad aumentare la resilienza della città nei confronti degli eventi estremi, dalla protezione delle coste, alla riqualificazione delle infrastrutture idriche e fognarie, alla mitigazione delle ondate di calore.

Una vittoria appare realistica perché, oramai, è stato dimostrato che solo un centinaio di aziende, le cui attività sono legate all’estrazione e alla produzione di combustibili fossili, sono responsabili del 71 per cento delle emissioni globali di CO2 avvenute dal 1988 ad oggi.

L’obiettivo è dimostrare una connessione specifica tra il riscaldamento globale e le attività di queste società, una battaglia epocale che ricorda quelle sostenute e vinte, negli anni novanta, contro le multinazionali del tabacco.

L’esempio di New York servirà sicuramente da stimolo a molte altre realtà locali per intraprendere la stessa strada e rappresenta un segnale chiaro e inequivocabile verso un’amministrazione centrale che vorrebbe riportare indietro gli Stati Uniti di almeno 20 anni.

Le comunità locali hanno deciso di non voler abbandonare la strada verso un futuro più verde degli Stati Uniti e, se Trump non rivedrà le sue posizioni, potrebbe trasformarsi nel gigante Golia della prossima battaglia.

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