Scoperti centinaia di fiori che sbocciano in Inverno

Bellis perennis – © BSBI

Sono stati da poco pubblicati i dati del “New Year Plant Hunt” (NYPH) che, giunto alla sua settima edizione, ha visto la partecipazione di normali cittadini di tutto il Regno Unito per una caccia al tesoro alla scoperta delle fioriture invernali.

Sembra strano parlarne proprio in questi giorni in cui tutta l’Europa, ma soprattutto l’Italia, sta sperimentando l’ondata di gelo peggiore degli ultimi anni eppure, già dalla sua prima edizione, il “new Year Plant Hunt” ha dato risultati sorprendenti. Le fioriture invernali sono molto meno rare di quanto i manuali di botanica ci abbiano insegnato, indubbiamente a causa dei cambiamenti climatici ma, in parte anche grazie a queste manifestazioni, che hanno portato migliaia di occhi a sbirciare tra prati e cespugli in pieno inverno, in controtendenza rispetto alle normali abitudini dei botanici.

Senecio vulgaris –  ©  Glen Mittelhauser

Dal 2012, la Botanical Society of Britain & Ireland (BSBI) organizza una battuta di caccia della durata di quattro giorni alla quale partecipano volontari ogni anno in numero maggiore. Dalla prima caccia il numero dei volontari è più che decuplicato e quest’anno sono stati battuti i territori di 450 comuni coprendo circa 521 ettari.

Pubblicizzata come attività divertente e, in parte, competitiva, c’è un fondamento molto importante alla base della campagna: l’osservazione fenologica “non stagionale”, ossia il riconoscimento e l’osservazione delle fasi riproduttive delle piante in un periodo del tutto insolito.

Per chi, come me, ha avuto esperienze di questo tipo saprà che la quasi totalità delle campagne sono effettuate in primavera. È noto a tutti che i cambiamenti climatici stanno modificando le abitudini riproduttive di piante e animali ma, affermano i responsabili del progetto, non è da escludere che l’abitudine consolidata di condurre le campagne solamente nel periodo primaverile abbia fatto sì che molte fioriture autoctone passassero inosservate per decenni.

Poa Annua – © Sheldon Navie

Per il NYPH 2018 i volontari hanno scelto un giorno tra sabato 30 dicembre 2017 e martedì 2 gennaio 2018 e hanno registrato tutte le specie autoctone e quelle aliene naturalizzate in fiore (escluse, ovviamente, quelle all’interno dei giardini). Ai volontari sono state date indicazioni precise per verificare se le piante stessero realmente fiorendo (come la presenza di stimmi e antere in mostra) e ciascun elenco con relative immagini è stato caricato e reso immediatamente disponibile sul portale.

Per analizzare i dati, le specie sono state divise tra native e aliene e, successivamente classificate in base al periodo atteso di fioritura. Sebbene la maggior parte delle registrazioni provenga dalle zone più popolate di Gran Bretagna e Irlanda, i dati più interessanti riguardano le aree più remote, come il sud-ovest dell’Inghilterra e dell’Irlanda e la Scozia orientale.

Nella campagna del 2018 sono state ben 532 le specie in fiore catalogate; di queste, quasi la metà sono specie aliene naturalizzate. Le cinque specie in fiore più frequenti, però, sono la margherita (Bellis perennis), il senecione comune (Senecio vulgaris), il tarassaco (Taraxacum agg.), la fienarola annuale (Poa annua) e la ginestra spinosa (Ulex europaeus).

Taraxacum officinale agg. – © Graham Calow Sapcote

Quest’anno, in controtendenza rispetto agli anni passati, sono state registrate molte meno specie in fiore, soprattutto tra le specie native. Un confronto dei dati meteorologici suggerirebbe che queste differenze siano in gran parte dovute alle temperature un po’ più rigide del tardo autunno, primo inverno.

Nonostante quest’unico dato discrepante, i risultati del NYPH per il 2014-2018 dimostrano, senza ombra di dubbio, che il numero di specie con fioritura invernale è molto maggiore di quanto si pensasse fino a pochi anni fa.

Nel complesso, il NYPH ci ha dato un quadro molto più chiaro di tutte le specie comuni e aliene che stanno sfruttando habitat più caldi, soprattutto nelle aree urbane in cui le temperature rimangono qualche grado al di sopra della campagna circostante, regalandoci un’istantanea di come potranno cambiare le associazioni vegetali nei prossimi decenni.

Questo è solo un altro esempio di come la scienza possa ricevere un contributo significativo se in grado di coinvolgere gente appassionata o semplicemente curiosa di sperimentare qualcosa di nuovo. A differenza di altri progetti, come quelli che avvengono in mare, grazie al contributo di molti subacquei, in questo caso non è necessario avere particolari attrezzature o preparazione. Servono sono delle scarpe comode e un paio di occhi attenti e potremmo contribuire tutti a far progredire la conoscenza dell’ambiente naturale che ci circonda e ad aiutare gli scienziati a elaborare previsioni sempre più attendibili su quello che succederà in futuro.

Ulex europaeus – © Peter Smith

Questo bellissimo progetto è stato riproposto con successo anche in Olanda. Ho sperato vi fosse qualcosa di simile anche in Italia ma la mia ricerca non ha dato esito positivo. Ho trovato, però, molti articoli, commenti di blog e foto di semplici appassionati su sorprendenti e inaspettate fioriture invernali segno che la voglia di immergersi nei colori naturali si fa ancora più intensa quando tutto intorno a te sembra in pausa.

Non oso immaginare quali sorprese ci potrebbe riservare la nostra Italia così ricca di microclimi diversi tra loro. Non posso che augurarmi che la Società Botanica Italiana colga al volo l’occasione e realizzi un progetto simile. Sarebbe utile per il nostro futuro sapere come evolverà l’ambiente in cui viviamo e per il nostro presente, educare una generazione di italiani a guardare con occhi diversi il mondo che ci circonda.

Per approfondire:

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