Lo sapevi che…? Curiosità sui nostri concittadini alati

© Imperial Bulldog

Le prime Rondini dell’anno sono ormai arrivate e, con esse, la consapevolezza del cambio di stagione. Da qualche giorno si legge e si sente, per chi è dell’ambiente, di avvistamenti sparsi per le città italiane. Forse per quel che il loro arrivo simboleggia o, forse, per la loro eleganza nel volo, questi uccelli incantano da sempre l’uomo, catturandone l’attenzione e ispirando poeti e scrittori che le hanno spesso rese protagoniste di favole e canzoni. Ma, se un tempo tutti sapevano riconoscere una Rondine che gli volteggiava sulla testa, oggi non è più così. L’interesse e il tempo di osservare il mondo naturale, ormai, appartengono ad un numero sempre minore di persone e ciò accade, probabilmente, perché queste conoscenze sono considerate secondarie, per non dire settoriali, dal Ministero dell’Istruzione. Ebbene, partendo dal presupposto che per amare è necessario conoscere, voglio provare ad allargare la cerchia di persone che è in grado di emozionarsi alla vista di una Rondine. Sono molte le specie di uccelli facilmente osservabili in città senza l’ausilio di un binocolo. Chiunque può imparare a riconoscere un Merlo che scava in un’aiuola alla ricerca di un lombrico, a ridere di un Pettirosso prepotente o immaginare i luoghi lontani visitati dal minuscolo Luì che gli canta sotto gli occhi proprio in quel momento. Nelle scuole ho imparato, soprattutto con i più piccini, che aggiungendo una piccola curiosità, è molto più semplice ricordare, e quindi riconoscere, una specie. Per rendere questo articolo il più produttivo possibile, ho scelto, tra i tanti concittadini alati presenti in Primavera, quelli più semplici da osservare in città anche molto diverse dal punto di vista ambientale. Tra le specie sinantropiche per eccellenza abbiamo il Piccione e la Cornacchia grigia, seguite da Merlo e Passera d’Italia e dai meno conosciuti Pettirosso, Fringuello, Luì grosso, Rondini e Rondoni, Cinciarella e Cinciallegra. Sembrano tante, ma, credetemi, sono tutte indimenticabili!

Columba livia var. domestica

Il Piccione, nome scientifico Columba livia var. domestica, è la forma domestica del Piccione selvatico occidentale che, risultando una delle prime specie addomesticate tra il 3000 e l’8000 a.C. nella Mezzaluna Fertile, si può dire conviva con l’uomo praticamente da sempre. Delle numerose razze che si annoverano sotto questo nome meritano una menzione speciale i famosi piccioni viaggiatori, le cui eccezionali capacità di volo non sono ancora comprese a pieno dal mondo scientifico. Una cosa è certa, le strategie usate sono diverse. Numerose ricerche hanno confermato la capacità d’impiego di mappe magnetiche, di una bussola solare e di riferimenti geografici; ulteriori studi hanno evidenziato un meccanismo di riconoscimento olfattivo molto sviluppato e l’abilità di mappare il territorio utilizzando gli infrasuoni. Non si tratta, quindi, delle diffuse tecniche di orientamento usate per la migrazione da tantissime altre specie di uccelli, bensì di un’innata abilità a ritrovare la strada di casa anche attraverso territori mai percorsi prima. Questi incredibili uccelli hanno dato prova delle loro capacità di orientamento già con gli antichi romani e successivamente hanno persino vinto delle medaglie al valore per il servizio prestato durante la prima guerra mondiale come messaggeri coraggiosi.

Corvus cornix

La Cornacchia grigia, nome scientifico Corvus cornix, è la protagonista di un comportamento osservato sempre più di frequente in molte città italiane e non. Questo animale dalle incredibili capacità cognitive è stato sorpreso a farsi aprire le noci dalle macchine che passano in strada. Le prime tecniche consistevano nel rilascio della noce a pochissima distanza dalla macchina in corsa, una breve attesa ed un recupero successivo dei gherigli. Ultimamente alcuni esemplari hanno affinato la tecnica posizionandosi all’altezza dei semafori, in modo da lanciare la noce chiusa e recuperarla in tutta sicurezza con la giusta segnaletica ad aiutarle. Le Cornacchie erano già note per le loro eccezionali doti mnemoniche, per la capacità di utilizzare strumenti e di comunicare in modi complessi, ma nuovi studi hanno dimostrato che il loro cervello è addirittura in grado di risolvere problemi di ordine superiore (relational-matching tasks) al pari di primati e altre scimmie. Per chi volesse osservare tali comportamenti, allego il link di un video pubblicato. Dalle specie che non hanno nemmeno bisogno di presentazione, passiamo ora a quelle che più spesso vengono ignorate.

Passer italiae – © Roberto Parmiggiani

Cominciamo dall’uccellino votato dai birder come simbolo del Bel Paese, ovvero la Passera d’Italia, nome scientifico Passer italiae. Questo passerotto, abbastanza comune in ogni città, è purtroppo classificato come vulnerabile al rischio di estinzione nella Lista Rossa degli uccelli nidificanti in Italia. Vi chiederete come sia possibile, ebbene, il motivo è che la Passera d’Italia è un uccello endemico, ovvero esclusivo della nostra Penisola, ma non uno qualunque… è, infatti, il nostro unico endemismo avicolo. La sua popolazione risulta comunque in forte contrazione con un calo del 50% dal 1996 al 2006.

Turdus merula – © Artur Rydzewski

L’irrequieto e rumoroso uccelletto nero dal becco arancione è il maschio del Merlo (la femmina è invece quella marroncina) il cui nome scientifico è Turdus merula. Un po’ più grandicello della Passera d’Italia, questo pennuto bazzica spesso le aiuole e i giardini urbani di grandi e piccole metropoli; durante le sue ricerche di cibo, scavando qua e là nel terriccio, non manifesta alcun fastidio verso i rumori cittadini, anzi, li accompagna con un ricco repertorio di vocalizzi. Mentre i versi e i richiami sono elargiti senza parsimonia, il suo canto melodioso è ben più raro poiché, come una vera primadonna, si esibisce solo nei luoghi che gli piacciono di più.

Erithacus rubecula – © John

Un vero piccolo prepotente di città è l’inconfondibile Pettirosso, nome scientifico Erithacus rubecula. È tra gli uccelli urbani più solitari e territoriali che ci siano, mostrando grande aggressività nei confronti di qualsiasi invasore, conspecifici in particolare. Le intimidazioni cominciano oralmente a suon di versi e vocalizzi, seguiti da mosse irrequiete di ali e zampe con il petto rosso sempre ben in mostra, e sfociano spesso in baruffe violente, talvolta mortali. Questo uccellino di soli 20 grammi è capace di attaccare addirittura dei batuffoli rossi legati ai rami.. altro che Toro, il Pettirosso è un vero bad bird, attaccabrighe con i rivali, ma dongiovanni con le femmine.

Fringilla coelebs – © Daniele Occhiato

Così come gli abitanti di città diverse hanno dialetti differenti, anche i Fringuelli, nome scientifico Fringilla coelebs, presentano canti disparati a seconda del luogo di provenienza. Questi passeriformi dal colore arancione-bluastro ed ali juventine, sono molto famosi per il loro canto melodioso che viene ripetuto instancabilmente. La cosa incredibile ed affascinante è che il canto dei migratori è notevolmente diverso da quello degli stanziali italiani, rendendo quasi facile (per un orecchio attento) la distinzione degli ospiti di passaggio.

Phylloscopus trochilus – © Daniele Occhiato

Restando in tema di migratori, è d’obbligo una menzione speciale al Luì grosso, nome scientifico Phylloscopus trochilus, le cui dimensioni, a dispetto del nome, raggiungono solo gli 11-12,5 centimetri di lunghezza. Tra i più piccoli uccellini d’Europa, questo pennuto grigio-verdastro dal sopracciglio giallo risulta un grande viaggiatore, volando dalla lontana Africa tropicale fino al Nord Europa. Una bella distanza per una taglia così minuta.

Hirundo rustica

Apus apus – © Hollandse Hoogte

Classico simbolo della migrazione primaverile, invece, è la Rondine, nome scientifico Hirundo rustica. Questo elegante uccellino blu metallizzato, dalla lunga coda biforcuta, è uno dei migliori sterminatori di insetti che si possano trovare; le sue abilità di caccia in volo sono eguagliate solo dalla sua fame (un’unica Rondine può tranquillamente mangiare 2000 zanzare in un giorno). La loro presenza, quindi, oltre ad essere un chiaro segnale di buona qualità ambientale, porta ad un notevole calo delle popolazioni di insetti parassiti, nocivi all’uomo o alle sue attività agricole.

Simili alle Rondini, ma dalla coda più corta e dai colori brunastri, sono i Rondoni comuni, nome scientifico Apus apus. Questi portenti del volo passano la maggior parte della loro vita librandosi in aria, riuscendo addirittura a dormire ed accoppiarsi senza mai toccare terra, se non per costruire il nido dove deporre e covare le uova. Tra il 2014 e il 2015 è stato condotto uno studio su 19 Rondoni che, osservati ininterrottamente, hanno trascorso il 99% del tempo in volo, ad eccezione del periodo di nidificazione; tre di questi uccelli non si sono mai (letteralmente) posati a terra per ben 10 mesi.

Cyanistes caeruleus – © Roberto Melotti

Parus major – © Wilderness

Per aggiungere dei colori diversi alla nostra avifauna urbana, ho inserito Cinciarelle e Cinciallegre, piccoli passeriformi gialli e azzurri o gialli e neri. Cyanistes caeruleus e Parus major, rispettivamente, appartengono entrambe alla famiglia dei Paridi e, in quanto tali, rappresentano dei pennuti alquanto curiosi. Questi grandi esploratori non si fanno intimidire da nulla, nemmeno in ambienti urbani dove hanno imparato a sfruttare ogni occasione; le Cince, infatti, sono i primi uccelli che vanno a nutrirsi nelle mangiatoie artificiali, persino in quelle nuove e sospette. Negli anni ’30, in Inghilterra, sono state proprio le Cince a scoprire come aprire le bottiglie di latte per gustarsi la panna depositata nei tappi; un comportamento esplorativo decisamente utile che, concretizzandosi in maggiore adattabilità, diminuisce la competizione intraspecifica, aumentando la capacità riproduttiva della specie.

Se volete saperne di più, o imparare a riconoscere altre specie di uccelli presenti nella vostra città, potete aiutarvi con gli Atlanti Urbani pubblicati negli ultimi anni e/o una buona guida al birdwatching. Per la prossima passeggiata lasciate in tasca lo smartphone, occhi aperti e guardatevi intorno!

Per approfondire:

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