Donne in viaggio da sole: perché farlo?

Santorini – Grecia

“Ma sei pazza?!” è stata questa la frase più ricorrente quando informavo parenti e amici che avrei passato un mese in Cambogia, da sola. In questo caso i pregiudizi erano due: la meta, vista come pericolosa e lontana (solo perché meno usuale della turistica Thailandia), e il fatto che non andassi in compagnia.

Esattamente: nel nostro Paese chi parte da solo è visto come un essere che nessuno vuole, nessuno ama, con cui nessuno intende passare il proprio tempo. Possibile che non ci sia uno straccio di amico, parente o fidanzato/a che voglia aggregarsi? Certamente non si pensa sia una libera scelta. Figuriamoci poi se a viaggiare da sola è una donna. E qui i tabù si moltiplicano: non solo sei l’amica/figlia/fidanzata di nessuno, ma sei una che se la va a cercare, perché da sola per forza qualcosa di brutto succede.

Sono molti anni che viaggio in solitaria e ne ho sentite davvero di tutti i colori, ma una cosa è certa: in Italia questa chiusura mentale è molto più sentita che in altri Paesi europei. Nei miei viaggi ho incontrato moltissime ragazze che viaggiano sole, ma le italiane le conto sulle dita di una mano, mentre ad esempio le nordiche sono la stragrande maggioranza. La famiglia nostrana, così bella e unita, può essere una gabbia dorata.

Un altro elemento che gioca a sfavore dei viaggi in solitaria è il fatto che mediamente gli italiani non parlino bene l’inglese, con tutti i problemi di comunicazione che ne derivano.

Dall’altra parte però, quando incontro dei compatrioti a cui dico di essere in viaggio da sola, il loro sguardo di stima mi fa sentire una specie di divinità femminile: il deterrente culturale c’è, ma anche la curiosità di sperimentare e l’ammirazione per chi esce dai binari tradizionali. E parole come “brava” e “coraggiosa” si sprecano.

Del resto sono sensazioni che ho provato io stessa quando ho conosciuto per la prima volta delle viaggiatrici solitarie, in Malesia con delle amiche. Molte erano delle giovanissime ventenni. La domanda nasceva spontanea: “E io, ne sarei capace? Perché loro sì e io no?”. Questa è una delle ragioni per cui ho aperto il mio blog https://prontechesiviaggia.com/: oltre a dare sfogo alla mia passione per la scrittura e la fotografia, volevo incitare il sesso femminile a fare una cosa che è molto meno complicata e infinitamente più bella e appagante di quanto si creda.

E anche se noi viaggiatrici solitarie continuiamo a essere delle mosche bianche, negli ultimi tempi se ne parla sempre più: le donne stanno superando le varie reticenze, sono sempre più sicure di se stesse e stanno diventando una fetta di mercato appetibile per tour operator, compagnie aeree e tutto ciò che ruota intorno al turismo in solitaria.Un recente articolo pubblicato sul magazine di viaggi “Latitudes” ha evidenziato come a livello internazionale stia crescendo la tendenza a fare viaggi in solitaria, e per questo motivo, come riportato dal “New York Times”, le compagnie di viaggi stanno creando nuove offerte e strumenti per supportare questo target in ascesa ( https://www.latitudeslife.com/2018/01/viaggiare-soli-trendy-mondo-solitaria/). Che sia la volta buona che una stanza singola non costi come una doppia? E che si azzerino i costosissimi supplementi?

Ad ogni modo, navigando sul web ci si imbatte spesso in articoli che parlano delle mete sicure per donne in viaggio da sole, dei benefici che derivano da questa esperienza e via dicendo.

Ma c’è di più. Lo scorso anno, sul sito della rivista “Dove” un articolo segnalava i 20 blog di viaggio da seguire (http://viaggi.corriere.it/viaggi/eventi-news/blog-di-viaggio-travel-blogger-da-seguire/). Oltre al primo posto dedicato alla ormai super influencer Manuela Vitulli e ai suoi “Pensieri in viaggio” (http://www.pensierinviaggio.it/), la medaglia d’argento è andata alle fondatrici di “Viaggio da sola perché” (http://www.viaggiodasolaperche.com/), definite “vere pioniere (in Italia)” nel diffondere il verbo del viaggio in solitaria al femminile. Nato nel 2015 grazie all’intraprendenza di Elena e Dana, dapprima come gruppo Facebook e poi come sito e blog, è diventato un vero e proprio network a cui collaborano anche altre travel blogger indipendenti. “L’intento è quello di connettere donne che viaggiano da sole o che aspirano a farlo” spiegano. “Crediamo che ognuna di noi debba riappropriarsi del proprio cammino e del proprio destino e, anzi, aiutarsi a vicenda ad affermare la propria volontà, anche attraverso il tema del viaggio in solitaria”. E infatti di storie di viaggiatrici ce ne sono tante: chi si trasferisce a Basilea, chi racconta delle colline toscane, chi dà consigli su come comprare un’auto in Australia o fare il visto per lavorare in Canada. Di esempi ce ne sono a decine.

Ma non solo consigli pratici su itinerari, alloggi e via dicendo: a fare la differenza è un vero e proprio supporto per rendere più accessibile alle donne l’idea di viaggiare da sole. La mia stessa esperienza lo conferma: faccio parte del gruppo Facebook, che a oggi conta oltre 12.300 follower, ed è una fantastica bacheca in cui si condividono non solo entusiasmo ed emozioni, ma anche timori, dubbi amletici e ansie esistenziali. E, spesso e volentieri, quello di cui le seguaci hanno bisogno è un semplice incoraggiamento, e quello non manca mai. Perché se da una parte c’è la felicità e l’adrenalina per il viaggio, dall’altra ci sono le incertezze e le paure. Ed è del tutto normale, non è sempre rose e fiori, come qualsiasi cosa nella vita, del resto.

Sempre nel citato articolo di “Dove” sono state segnalate due blogger, fra l’altro recentemente scelte da Momondo (sito di viaggi e motore di ricerca gratuito per voli, hotel e auto a noleggio) per un progetto speciale intitolato “In viaggio da sola”. Per ispirare le nuove viaggiatrici solitarie, sono state scelte nove ambasciatrici che hanno fatto proprio questo stile di vita: “Ci sono donne che decidono di partire da sole alla scoperta di se stesse e di ciò che le circonda, abbracciando nuove esperienze e liberandosi dai pregiudizi per avvicinarsi al mondo con una mente aperta. Vogliamo ispirare tutte le donne italiane a fare lo stesso” (https://www.momondo.it/content/in-viaggio-da-sola).

Le blogger di cui vi parlavo sono Francesca Barbieri e Diana Facile rispettivamente di “I viaggi di Fraintesa” (https://www.fraintesa.it/) e “La Globetrotter” (http://www.laglobetrotter.it/), entrambe scelte come prototipo di viaggiatrici avventurose.

Moschea di Sharm el Sheik

A conferma del fatto che le donne in viaggio da sole siano una tematica sempre più ricorrente, c’è stato un incontro a loro dedicato in occasione della fiera “Fa’ la cosa giusta!” lo scorso marzo a Milano. A organizzarlo Intimaluna (http://intimaluna.it/), un’azienda che si dedica all’universo femminile e che quindi ha una profonda conoscenza del settore. Il titolo dell’evento la dice lunga: Perché viaggiare da sole? Oltre lo stereotipo di genere”. A partecipare c’erano la stessa Dana di “Viaggio da sola perché”, la psicologa e psicoterapeuta Elisabetta Cerea, e Ava Oiknin, sessuologa clinica e psicologa di coppia.

A spiccare è la consapevolezza: bisogna infatti non solo informarsi sulla meta, come ogni viaggiatrice che si rispetti, ma su se stesse. Cosa spinge a partire da sole, cosa si vuole ottenere da questa esperienza, cosa si può fare per costruire il proprio cammino rendendo concrete le cose che fanno star bene? Perché si tornerà sicuramente diverse da come si è partite. Il bagaglio culturale che ci si porta dietro pian piano si alleggerisce: viaggiare apre la mente, e ci si rende conto che una stessa situazione può essere vissuta in modi diversi, uscendo dagli schemi abituali.

E questo è solo uno dei benefici di un viaggio in solitaria. Al primo posto c’è il mettersi alla prova: affrontare situazioni e risolvere problemi senza l’aiuto di nessuno aumenta notevolmente l’autostima, e rinvigorisce la fiducia in se stesse perché ci si affida al proprio istinto. Ci si deve arrangiare insomma, e questo porta da una parte a scoprire risorse che non si pensava nemmeno di avere, e dall’altra limiti che verranno superati. Un altro vantaggio è ovviamente la libertà a 360°: nessuna convivenza forzata e nessuno con cui scendere a compromessi, ci si può dedicare a ciò che piace e con i propri tempi. E il tutto si traduce in un coinvolgimento più profondo, sia a livello esperienziale sia di rapporti con le persone che si incontrano, perché tutto si amplifica.

Non si pensi infatti che viaggiare da sole significhi stare sempre da sole. Senza fidanzati o amici a cui dedicare le proprie attenzioni si è molto più aperte e ricettive, anzi è più facile ampliare le conoscenze. Ma se si preferisce la solitudine, si è altrettanto libere di godersi quella.

Bisognerebbe elencare tutti questi benefici a chi cerca di dissuadere una donna a partire da sola. Uno dei deterrenti principali è infatti l’ansia che si genera tra famigliari, amici e fidanzati. Ed è qui che l’istinto comincia ad agire: se dentro di sé si sente che è davvero quello che si vuole la cosa giusta, si andrà dritte per la propria strada. Si esce dalla famosa comfort zone per fare un’esperienza che, se da una parte spaventa chi si ama, dall’altra dà spazio a un sano egoismo. Pensate a questo: come può qualcuno dirci di non fare una certa esperienza se non l’ha mai provata?

Un altro freno è sicuramente quello di essere violate, perché proprio in quanto donne si è più esposte. Ma per quale motivo il rischio dovrebbe essere maggiore rispetto a quando si sta nel proprio Paese? Anzi, quando si è da sole l’istinto è sempre all’erta per capire se si è in pericolo.

Concludendo, le ragioni per cui si decide di partire da sole sono diverse: chi lo fa come sfida con sé stessa, chi per reagire a un trauma (la fine di un rapporto ad esempio), chi semplicemente perché non trova compagni di viaggio, chi per cause di forza maggiore. L’importante è iniziare: non per forza si deve andare dall’altra parte del mondo, si può scegliere un posto vicino. Spingersi oltre i propri limiti va bene ma senza esagerare, in modo da vivere questa esperienza in totale tranquillità.

Poi magari si scopre che non piace, ma tentar non nuoce: l’unico rischio che si corre è quello di conoscere meglio sé stesse, e non c’è età per smettere di farlo.


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