Ali ghiacciate, cuore caldo

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Fenomeni metereologici straordinari continuano a confermare il cambiamento climatico e a provocare danni ambientali ed economici di difficile quantificazione. Mentre una parte dei paesi europei entrava a pieno nel clima primaverile, una grossa perturbazione si è abbattuta sugli Stati del nord, già duramente colpiti da una precedente ondata di freddo denominata Burian. Le temperature ampiamente negative e le forti nevicate hanno paralizzato l’Europa dell’Est, mettendo in difficoltà la sua popolazione, umana e non solo. Oltre alla fauna autoctona, ben adattata al clima invernale locale, dobbiamo considerare le numerosissime specie di uccelli migratori che abitano queste terre nella bella stagione. Pochi giorni prima dell’equinozio di Primavera, infatti, sono giunte in Bulgaria e Romania diverse centinaia di Cicogne che, come ogni anno, scelgono questi luoghi per trascorrere l’estate, riprodursi ed involare i piccoli nati (Vedi articolo https://www.imperialbulldog.com/2016/05/24/fedele-come-questa-cicogna/ ). Questi grossi volatili, colti impreparati dal gelo straordinario, sarebbero tutti morti per ipotermia se non fossero intervenuti dei contadini a salvarne una buona parte. Succede nella regione di Dulovo, nord-est della Bulgaria, dove diversi comuni hanno organizzato gruppi di salvataggio e campagne di approvvigionamento di cibo per questi splendidi animali.

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A dare il buon esempio è stato Safet Halid, agricoltore di 53 anni che, rientrando nel villaggio dopo il lavoro, si è imbattuto in quattro esemplari di cicogne in gravi condizioni di salute e, senza pensarci due volte, le ha portate al caldo di casa sua. Cibo e riposo hanno rimesso in sesto gli ospiti di Halid che, ormai tranquillo, è uscito nuovamente per poi ritornare con un quinto esemplare dalle ali parzialmente congelate. Le cinque cicogne miracolate sono state immortalate e le foto postate sui social dove il passaparola ha fatto il resto. Il gesto di Halid ha spronato numerosi altri contadini del villaggio a scendere nei campi a -10 gradi centigradi, e non meno di 15 centimetri di neve, per raggiungere e salvare le centinaia di cicogne con le ali congelate o gli arti rotti. Allertate dai veterinari, le autorità locali hanno persino attivato un numero verde utile ai cittadini e istituito dei centri di raccolta per questi animali, raccomandandosi di prelevare solo gli esemplari con le ali bloccate o impossibilitati a muoversi. Nei numerosi video postati online c’è da apprezzare la grande volontà di aiutare questi volatili, ma i metodi adottati hanno messo comunque a rischio la loro salute poiché sono animali delicati. Interagire con la fauna selvatica, anche se con buone intenzioni, non è sempre la scelta migliore poiché si rischia di abituare l’individuo al contatto con gli umani e, quindi, o renderlo una facile preda per i bracconieri o incapace di sopravvivere da solo in futuro. Le normali regole, in assenza di una figura esperta, sono di ridurre al minimo il contatto con gli animali, persino quello visivo. Dal Centro di Riabilitazione della Fauna Selvatica, infatti, sono arrivate precise istruzioni di “rilasciare in natura al più presto tutti gli uccelli salvati”. Ad ogni modo, in una situazione di emergenza come quella appena passata, è stato determinante l’aiuto dell’uomo che, seppur in modo poco ortodosso, ha messo in salvo tra i 50 e i 100 esemplari di Cicogne e una coppia di Falchi.

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Ma tutti gli altri migratori che fine hanno fatto? Le cicogne non sono certo gli unici uccelli che in Primavera arrivano in Europa, ma sicuramente sono tra i più visibili per dimensioni. In Romania, infatti, sono stati trovati congelati più di 200 piccoli volatili appartenenti a specie diverse, tra cui molti Tordi (Turdus sp.). Numeri che, purtroppo, sono molto inferiori a quelli reali. Le avversità climatiche rappresentano, quindi, un importante filtro nella sopravvivenza di questa classe animale, soprattutto se sopraggiungono inaspettate in un momento delicato come quello migratorio, in cui le forze di ogni individuo sono ben dosate per sostenere lo sforzo prolungato.

La migrazione è un evento cruciale nella vita di più della metà degli uccelli oggi conosciuti, pericolosa, ma indispensabile. Ciò che li spinge a correre tale rischio è la necessità di trovare i giusti luoghi dove nidificare e nutrire la propria prole, ma anche un modo per non competere in troppi per le poche risorse che un solo luogo può offrire. Risulta chiaro, quindi, quanto sia indispensabile spostarsi in terre più o meno lontane, dando vita ad uno dei fenomeni naturali più straordinari del mondo. Ci sono migrazioni di andata e di ritorno, di breve e lunga distanza, notturne e diurne, in solitaria o in stormi, dirette o con tappe intermedie. Qualunque sia il tipo di viaggio, comunque, la possibilità di non arrivare a destinazione è alta a causa dello sforzo eccessivo, del meteo, degli ostacoli naturali e artificiali, ma soprattutto degli imprevisti.

Il cambiamento climatico causato dall’uomo è l’imprevisto per eccellenza poiché genera numerosissimi eventi inattesi come, ad esempio, le gelate primaverili di questo mese o la prolungata siccità dell’anno passato (Vedi articolo https://www.imperialbulldog.com/2018/02/15/trump-vs-the-green-world-2/ ). Una successione davvero pericolosa per l’avifauna selvatica che, dopo un’estate arida in cui ha faticato per abbeverarsi, è ora alle prese con un inverno tardivo che ha anticipato la nidificazione e portato tanta neve proprio durante la schiusa delle uova. I migratori che giungono nei nostri Paesi, dopo viaggi lunghissimi e stremanti, quindi, non trovano fiori e insetti, bensì gelo e neve.

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Uno studio dell’Università di Edinburgo, condotto su centinaia di specie presenti nei 5 continenti, ha dimostrato che gli uccelli migratori raggiungono prima del normale i luoghi riproduttivi. In media, a ogni grado in più registrato dal riscaldamento globale corrisponde un giorno di anticipo sulla abituale data di arrivo. Parlo di data abituale poiché i migratori, essendo provvisti di un eccezionale orologio biologico (o calendario biologico, se vi piace di più), sono in grado di tornare ogni anno, lo stesso giorno, nello stesso luogo, per beneficiare di una sosta o mettere le tende per l’intera stagione. A dimostrarlo sono gli studi di campo che vengono effettuati dagli ornitologi con la tecnica dell’inanellamento a scopo scientifico; anelli con codici alfanumerici vengono apposti alla zampa del volatile e, registrati su database internazionali, forniscono dati su spostamenti e condizioni fisiche dell’animale ad ogni ricattura successiva. Personalmente ho assistito alla puntualità di un Pettirosso (Erithacus rubecola) che per tre anni è tornato nella stessa palude, lo stesso giorno dello stesso mese.

A dispetto di ogni immaginazione, purtroppo, anche un solo giorno di anticipo o ritardo può fare la differenza poiché, oltre alle condizioni climatiche, può cambiare anche la disponibilità delle risorse trofiche e logistiche (siti di nidificazione). I ricercatori scozzesi spiegano che questi svantaggi possono influenzare anche il momento della schiusa delle uova e, quindi, le probabilità di sopravvivenza dei pulli (piccoli uccelli). Se da un lato arrivare in anticipo significa rischiare di trovare condizioni climatiche ostili e carenza di cibo (come è successo alle oltre 200 Cicogne in Bulgaria), dall’altro, arrivare in ritardo rispetto ad altri volatili vuol dire avere meno risorse a disposizione. Tra i ritardatari sono state individuate le specie che migrano a lungo raggio poiché tendono ad avere una risposta meno pronta al cambiamento climatico, ovvero modificano i loro comportamenti con grande lentezza all’aumentare della temperatura. Rondini (Hirundo rustica) e Balie nere (Ficedula hypoleuca) sono tra le specie più minacciate.

Numerose pubblicazioni evidenziano come i cambiamenti climatici impattino più gravemente su uccelli e mammiferi che su altre classi animali. Da 130 studi differenti è emerso che sono quasi 700 le specie che hanno già risposto negativamente ai recenti mutamenti del clima.

Di questo passo, all’aumentare del riscaldamento globale, quante saranno le specie minacciate? Quante quelle che rimarranno a far parte del nostro mondo? Quali numeri bisogna raggiungere prima che si inverta la rotta e si vada verso un futuro più sostenibile?!

Per approfondire:

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