Sule e quella vecchia ruggine con l’uomo che pesca

© Vittoria Amati

Se Caspar David Friedrich avesse visto la Scozia e Bass Rock probabilmente ne avrebbe ricavato uno dei suoi quadri più ispirati. Distante poco più di un miglio dalla costa l’isola è visibile da tutta la zona di North Berwick. Da lontano sembra un gigantesco iceberg, ma dalla barca a poco a poco emergono i ripidi fianchi di una struttura di basalto. Le pareti verticali restano scure, ma i pendii e la sommità sono completamente bianchi. Sono le sule bassane, gli uccelli marini; circa centocinquantamila sule che rivestono quel panettone di roccia coi loro corpi piumati, col guano. A circa un’ora d’auto da Edimburgo e una manciata di minuti in catamarano da North Berwick c’è la colonia più grande del mondo di Morus bassanus. La specie prende il nome proprio da Bass Rock, che Sir David Attenborough, figura iconica della BBC, ha definito ‘Una delle dodici meraviglie naturali del pianeta’.

© Claudio Di Manao

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La scena è quella che ci si aspetta dalle Galapagos: migliaia di grandi uccelli marini in volo formano una specie di aureola tutt’intorno all’isola; volano, gridano, si tuffano e si immergono in quelle acque, fredde anche d’estate alla ricerca di cibo. Non sono lì solo per mangiare, sono lì per riprodursi. Le prime sule arrivano verso metà gennaio e ripartono a ottobre, verso coste più calde. Gli individui più audaci si spingono fino in Guinea, in Africa Occidentale, gli altri s’accontentano delle coste del Marocco o del Mediterraneo Occidentale.

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L’intera specie, presente su entrambi i lati dell’Atlantico del nord, è legata ai ritmi di quel motore climatico che è la Corrente del Golfo. Temperature dell’acqua intorno oltre i 10 C° garantiscono la migrazione di aringhe e maccarelli fino alle latitudini del Labrador, dell’Islanda e delle isole scozzesi settentrionali. Una fitta colonia isolata è il modo migliore per proteggere se stessi e le uova dagli altri uccelli e dai predatori terrestri, come le volpi e i roditori. Ma non dall’uomo.

La loro alta densità ne ha fatto per secoli delle prede facili per i marinai in cerca di cibo, grasso animale e piume. A Bass Rock tra il 1511 ed il 1865 venivano ‘prelevate’ ogni anno tra le 1000 e le 2000 giovani sule. Mentre in Labrador, a Birds Rock le sule condividevano con le foche la terribile prospettiva di venir uccise a bastonate dagli equipaggi. La convivenza con i pescatori è sempre stata difficile per gli uccelli marini.

Brian Nelson, che fu un ornitologo e docente di Zoologia all’università di Aberdeen, co-fondatore dello Scottish Seabird Centre, scriveva:

“Il concetto di competizione tra pescatore e uccello è molto nebuloso: l’uccello vola sopra la superficie, vede il pesce, si tuffa e c’è un pesce in meno. Così è nella prospettiva del pescatore. Le più recenti stime indicano che tutti gli uccelli messi insieme nel Mare del Nord prelevano solo il 5% del prodotto pelagico, lasciando alle sule circa l’1%. Ciò che invece emerge dagli studi è che quasi sempre è l’uomo ad esercitare una forte pressione sullo stock, togliendo cibo alle sule.”

© Claudio Di Manao

Le sule non si tolgono il cibo tra loro: la crescita della popolazione di Bass Rock non pesa tutto su un microscopico specchio di mare, questi uccelli possono volare per più di cento chilometri dalla loro base per procurarsi il cibo. Forse c’è anche un po’ d’invidia da parte degli esseri umani per questi animali che l’evoluzione ha reso dei pescatori formidabili. Le sule appiattiscono le ali lungo il corpo e allungano il collo fino a diventare dei dardi. A Bass Rock decine e decine di dardi bucano continuamente la superficie a gran velocità, e spariscono sotto le onde. Possono localizzare pesci da ben 45 metri d’altezza, immergersi fino a 12 metri di profondità, rimanere in immersione per parecchi secondi. Ingoiano la preda sott’acqua, poi ritornano in superficie, dove si fermano a nuotare con le loro zampe palmate, oppure decollare ancora, per scrutare il mare dall’alto.

Oggi nel mondo le sule non sono più una specie minacciata. La loro splendida livrea le annovera tra gli uccelli più ambiti dai fotografi naturalisti. Gli adulti sono completamente bianchi, con le punte delle ali che restano nere, mentre il piumaggio sul capo assume una tenue sfumatura d’oro. Guardare le sule volare e tuffarsi è uno spettacolo seducente. La bellezza intrinseca della natura spesso non viene percepita dai nostri canoni umani, ma quando questa coincide con la nostra estetica, la natura continua a prosperare, sotto occhi appagati.

© Claudio Di Manao

 

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