Come diventare subacquei in una vacanza

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Le acque cristalline e tiepide rivelano un mondo vivace, multicolore. Davanti ai subacquei che tornano sorridenti da quel mondo, chi non s’è mai incuriosito?

Immergersi con le attrezzature subacquee è un sogno, o quantomeno una curiosità, più a portata di mano di quanto sembri. L’era della subacquea ‘per pochi’ è finita da un pezzo. L’immersione come attività adatta a tipi alla James Bond è un mito ormai vecchio quasi mezzo secolo. Oggi ci si può immergere in perfetta sicurezza a otto anni, conseguire un brevetto subacqueo a dieci, e proseguire (ma anche iniziare se il fisico lo consente) a ottanta. Per fare un giretto sott’acqua in compagnia di un istruttore non serve neanche saper nuotare.

Acque limpide e tiepide non solo sono invitanti, costituiscono forse il miglior approccio a questa attività che non smette mai di riservare belle sorprese a chi la pratica. In molte destinazioni di mare i centri subacquei locali offrono corsi e vari tipi di esperienze.

Il battesimo del mare, o immersione introduttiva, costituisce spesso il primo passo dell’esplorazione dei fondali. Dopo un breve briefing (descrizione del fondale e istruzioni comportamentali) si può già indossare l’attrezzatura e iniziare a visionare pesci e coralli letteralmente mano nella mano con un istruttore, o istruttrice, che si occuperà di mostrare le meraviglie di un nuovo mondo, ma soprattutto di vigilare sulla sicurezza e il confort di chi si avventura per la prima volta sott’acqua. Questo tipo di immersione viene effettuata a pochissimi metri di profondità e non genera nessun credito verso un corso subacqueo.

Il Discover Scuba Diving, invece, è un vero e proprio mini-corso che comprende una lezione teorica, una immersione di adattamento in piscina (o acque dalle caratteristiche simili) e una immersione  in mare. Prende circa una mezza giornata e alla fine viene rilasciato un attestato che consente di effettuare immersioni al massimo a 12 metri accompagnati da un professionista. Ma soprattutto consente di accedere alle fasi successive del corso di brevetto (Open Water) in qualsiasi parte del mondo, entro sei mesi.

Molo di Sharm El-Sheik

Perché un corso Open Water fatto a casa può durare tre mesi e uno alle Maldive quattro giorni? Sono corsi diversi?

Ecco un altro mito da sfatare. Dal punto di vista didattico non c’è nessuna differenza tra un corso in Mar Rosso e uno in Scozia. Cambiano: la logistica, alcuni elementi dell’attrezzatura e i tempi necessari allo studente per affrontare condizioni più o meno avverse. Imparare ad immergersi con guanti, cappucci, mute più spesse e zavorre più pesanti comporta sicuramente tempi di adattamento diversi rispetto a chi si immerge con una muta da due millimetri (se non direttamente in t-shirt) e con solo uno o due chili sulla cintura dei pesi. Avendo condotto corsi subacquei sia in Scozia che in Mar Rosso, conosco bene le differenze. Ciò che più incide sui tempi è la logistica. Avere l’aula, la piscina e il mare nel raggio di una cinquantina di metri e tutta una giornata a disposizione, invece di due ore settimanali, fa la sostanziale differenza. Nondimeno i corsi condotti a casa accolgono di solito più partecipanti, mentre un corso fatto sulla spiaggia di un piccolo resort è un corso numeroso se si è più di quattro.

I tempi possono essere ulteriormente ridotti arrivando preparati per quanto riguarda le conoscenze teoriche, sia acquistando preventivamente un manuale del corso (i manuali contengono test di autovalutazione) sia aderendo a un programma online, come per esempio il PADI eLearning.

Cosa si fa in un corso?
Una giornata tipo inizia verso le nove del mattino davanti un video che illustra cosa succede al nostro corpo quando ci immergiamo e come adeguarci all’ambiente sottomarino, poi le varie funzioni dell’attrezzatura ed alcuni esercizi di adattamento all’immersione. Dopo il video l’istruttore farà una micro-lezione, risponderà alle domande e sottoporrà un test di verifica. Subito dopo il test si va in piscina, oppure direttamente in mare, se le acque sono calme e la profondità consente agli studenti di rimanere con il mento fuori dall’acqua stando in piedi. È il momento di  prendere dimestichezza con le attrezzature, ma soprattutto di iniziare a respirare sott’acqua. Dopo la pausa pranzo, se le prove e gli esercizi sono soddisfacenti si può già affrontare il mare aperto, ad una profondità massima di 12 metri. In questa immersione molti istruttori preferiscono non far eseguire esercizi per permettere agli studenti di familiarizzare con l’ambiente circostante senza stress da prestazione, ma soprattutto di avere un assaggio di quella che sarà la loro esperienza futura di subacquei, divertimento puro. Se il punto d’immersione è vicino si torna in aula, che può essere una tettoia ombrosa sulla spiaggia. Si confrontano le esperienze, si fa un riassunto delle cose apprese, si smontano e si sciacquano le attrezzature. Se c’è tempo si segue una breve lezione. Al massimo alle sei si è in camera. Ma più spesso al bar, con l’istruttore e gli altri partecipanti, a festeggiare la prima immersione.

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A questo punto  lo studente ha conseguito il Discover Scuba Diving, che non è un vero brevetto ma un attestato di esperienza, e che consente di continuare il corso in qualsiasi luogo del mondo entro sei mesi. Proseguendo con il corso, le giornate tipo, resteranno più o meno invariate con programma e tempi organizzati secondo la logistica del centro sub e le esigenze didattiche degli allievi. In  ogni caso il corso Open Water prende circa 24 ore in tutto, che ripartite nell’arco di quattro giorni corrispondono a una media di 6 ore al giorno escluse le pause. A queste ore, se non lo si è già fatto prima, andrebbe aggiunto il tempo per ripassare la lezione sul manuale. Dopo 4 immersioni di brevetto in mare e un test finale scritto si consegue il brevetto Open Water, che consentirà l’immersione fino a 18 metri di profondità e nelle condizioni in cui è stato condotto l’addestramento.

Quindi c’è differenza tra i brevetti rilasciati alle Maldive e quelli presi a casa?
Assolutamente no. Il paragone che calza di più è quello con la patente di guida B. La patente B abilita alla guida di automezzi fino a 3,5 tonnellate a pieno carico. Nel Mare del Nord s’impara guidando un grosso e pesante pick-up, nel mediterraneo d’inverno s’impara con un fuoristrada, mentre alle Maldive con un’utilitaria. Va da sé che chi ha imparato col pick-up avrà più difficoltà all’inizio, ma si troverà più a suo agio su un’utilitaria, e viceversa. Tuttavia il passaggio dall’utilitaria al pick-up (ma anche un piccolo camion se si resta nei limiti di peso) non comporta un’altra patente, semmai un po’ di pratica e prudenza, preferibilmente sotto la supervisione di una persona esperta. Fino a 18 metri di profondità e in ambienti aperti (niente grotte o relitti!) l’Open Water è valido ovunque.

Anche se sei ore al giorno possono sembrare tante, ci si diverte un sacco. Sott’acqua ci si sente senza peso e respirare in immersione è un’esperienza elettrizzante. Senza contare ciò che ci aspetta là sotto. In una immersione in mare si incontrano molte più specie che in una passeggiata nel bosco. E che specie! La natura sott’acqua non ha risparmiato un briciolo di fantasia. In un corso intensivo si impara anche più velocemente: i progressi sono visibili ora dopo ora. Come in un corso di sci durante una settimana bianca.

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Possono immergersi davvero tutti? e da quale età?
Per immergersi nella maggior parte dei paesi (in Italia invece è richiesto) non serve una certificazione medica, ma è sufficiente rispondere a un questionario. Ci sono delle condizioni mediche, legate all’assunzione di particolari farmaci o ad alcune patologie, soprattutto neurologiche, cardiovascolari e del sistema respiratorio, che non consentono l’immersione. (Potete consultarlo QUI.)

Nel caso è bene consultare prima un medico, possibilmente uno specialista in medicina sportiva o subacquea. Se il medico lo ritiene opportuno può rilasciare un certificato che attesti l’idoneità all’immersione. Nelle maggiori destinazioni subacquee, come per esempio Sharm el Sheikh, è  possibile consultare medici specialistici in loco, ma se si ha intenzione di viaggiare in aree più remote e si hanno dubbi sulla propria condizione medica, è consigliabile consultare un medico e premunirsi con un certificato.

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Se soffrite di patologie che costituiscono controindicazione assoluta alla subacquea, non disperate: la ricerca nel campo della medicina subacquea sta facendo passi da gigante. L’immersione sta diventando accessibile, sotto controllo medico, a portatori di patologie prima assolutamente incompatibili. Si sta valutando anche l’effetto terapeutico dell’immersione in condizioni controllate. Insomma, non è detto che non possiate immergervi mai.

Corsi per disabili.
Per chi è confinato su una sedia a rotelle, o ad altre disabilità che limitano il campo dell’esperienza umana, non esiste forse attività migliore. Sentirsi senza peso e potersi spostare nelle tre dimensioni significa letteralmente volare. La HSA, (Handicapped Scuba Association International) ha sedi e istruttori distribuiti in tutto il mondo. QUI il sito italiano.

Dove fare un corso?
Praticamente in tutto il mondo. Dovendo scegliere sono più simpatiche località con facile accesso al mare, spiagge o piccole baie riparate, pontili attrezzati, meglio se con una rinomata esperienza nell’industria subacquea.  Si possono anche fare corsi da una barca per crociere liveabord o ‘safari’. Questa è un’opzione che può comportare qualche scomodità, sia per i partecipanti già brevettati sia per chi vuole fare un corso, quindi va convenuta prima della prenotazione e discussa con l’operatore, o con il resto del gruppo.

 

Come scegliere un centro subacqueo?
La didattica più diffusa è senza dubbio la PADI ma le altre didattiche facenti parte del circuito RSTC sono equiparate ed ugualmente riconosciute con corsi strutturati e similari. Su QUESTO link le didattiche affiliate.

Contattare prima il centro subacqueo è sempre una buona mossa: ci si può informare sui costi, sulla disponibilità e sulle lingue parlate dagli istruttori. Navigando sul sito e valutando le risposte alle e-mail ci si può fare un’idea sulla professionalità e affidabilità. Lo stato delle attrezzature e dei locali è di norma un buon indicatore. Ma io ve ne suggerisco uno più subdolo: valutare lo stato delle barche, anche se probabilmente non le userete per immergervi durante il corso. Immergersi è divertente e rilassante, ma andare per mare comporta un’etica infrangibile che non può risolversi nelle uniformi nuove fiammanti dello staff. QUI trovate dei consigli su come valutare un centro subacqueo. Sarà di parte, perché l’ha stilata un centro subacqueo, ma è uno dalla parte giusta: è stato dichiarato più anni di seguito il migliore del mondo dal prestigioso Diver Magazine.

Non mi resta che augurarvi di provare.

Per qualcuno sarà una fantastica esperienza, per qualcun altro, come per me, l’inizio di una nuova vita. Per circa venti anni la subacquea è stato un lavoro a tempo pieno, svolto in posti magnifici. Non sarò mai stanco d’immergermi. Ci sono molte porzioni di mare che non ho ancora visto, e altre che conosco bene per le quali provo nostalgia. Il mare mi ha regalato (e continua a regalarmi) momenti di grande felicità, incontri entusiasmanti.

Ma soprattutto, il Mare ha bisogno di noi. Ha bisogno di qualcuno che lo ami davvero profondamente. Nessuno può amarlo meglio di un subacqueo.

Parco Nazionale di RAS MOHAMMED, Sinai, Egitto

Per approfondire:

 

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