2018: un anno di eventi per il Pianeta

© Andrzej Wojcicki – Getty Images Science Photo

Secondo il Rapporto Eco-media 2018, le notizie ambientali occupano solo il 9% del tempo all’interno dei telegiornali nazionali. Nonostante l’interesse e l’attenzione alle tematiche verdi sia sempre maggiore, il 71% di questi dati mediatici si concentra solo su eventi metereologici disastrosi. Dov’è il resto dell’informazione? Quante sciocchezze ci propinano per distrarci dai veri argomenti di interesse vitale? Chi è interessato alle notizie ambientali deve cercarle sui giornali, i siti, i blog o i social media, dove ne troverà a volontà, ma con il rischio che le fonti non siano sempre attendibili. Si leggono storie romanzate o infiocchettate, cronaca ottimista o pessimista, annunci di miglioramento e peggioramento di una situazione ambientale che, in realtà, è davvero complessa. Insomma, è un continuo saliscendi di emozioni in relazione alle notizie buone o cattive che ci vengono presentate. Ma sappiamo cosa sta succedendo davvero al nostro pianeta? Cosa abbiamo provato in questo 2018 apprendendo di eventi legati all’ambiente? Ho cercato di riassumere le principali notizie, di cui molte sono state già riportate nei nostri articoli, che hanno caratterizzato l’anno ormai al termine. 

Gennaio: l’anno inizia con eventi metereologici inusuali in diverse parti del globo, tra cui i -40° C degli Stati Uniti orientali, e gli immancabili, quanto sconcertanti, tweet di Trump che ci scherza su come “un bambino che odia l’ora di scienze”. Il presidente della prima potenza economica mondiale ci illude con enigmatiche ipotesi di ritrattazione sul suo annuncio di far uscire gli USA dall’Accordo di Parigi, probabilmente per paura di essere escluso dall’unico settore in forte crescita, quello della green energy. Nello stesso mese, infatti, un numero sempre maggiore di compagnie ha cominciato a spostare investimenti dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. Il rapporto Environmental Performance Index (EPI), pubblicato ogni due anni dalle Università di Yale e Columbia in collaborazione con il World Economic Forum, va a completare il quadro d’apertura con l’annuncio che è la qualità dell’aria la principale minaccia ambientale per la salute pubblica.

Febbraio: la vergognosa situazione dell’inquinamento marino da plastica mobilita animi e fa tanta notizia da diventare argomento discusso da tutti; le voci dei veri ambientalisti hanno toccato il giusto tasto e fatto unire al coro gli “ambientalisti da salotto” ed altri personaggi, di alto e basso profilo, guidati da empatia selettiva. Mai come in questo caso, però, la quantità è importante quanto la qualità, portando la questione della plastica all’attenzione dei governi che cominciano a sentire il problema. Vengono definite le sfide ambientali dell’anno e i temi sono: la protezione delle grandi barriere coralline, la sostenibilità ambientale nello sport (olimpiadi invernali e giovanili, campionato mondiale di calcio), migranti ambientali, città e riscaldamento globale, la salvaguardia dei grandi felini e, ovviamente, l’inquinamento da plastica, eletto come tema della giornata mondiale dell’ambiente del 5 giugno. Quanto è stato fatto davvero e non solo detto?

Marzo: una seconda ondata di freddo straordinaria colpisce le zone temperate, questa volta l’Europa, causata dalla stessa alterazione della corrente a getto che ha fatto gelare le cascate del Niagara a Gennaio.

Aprile: gli eventi metereologici estremi continuano in tutto il mondo e si annunciano con la temperatura più alta mai registrata nel mese di Aprile, ovvero 50,2° C a Nawabshah, nel sud del Pakistan. Clare Nullis, dell’Organizzazione metereologica mondiale (WMO), ne parla come un risultato che passerà alla storia. Altro record mondiale per valore mensile si raggiunge all’Osservatorio Mauna Loa delle Hawaii che ha segnalato una media di 410,31 parti per milione di CO2 atmosferica sulla curva Keeling. Sulla scia di consapevolezza lasciata dai risultati del rapporto nazionale ISPRA, sulla presenza dei pesticidi nelle acque, e sulle evidenze del calo degli insetti impollinatori, l’Unione Europea approva il divieto di impiego (all’aperto) di pesticidi ad ampio spettro, poiché considerati i maggiori responsabili della moria delle Api.

Maggio: 140 milioni di americani, rappresentati da una coalizione di 18 Stati e guidati dalla California, fanno causa all’amministrazione Trump contro la diminuzione dei vincoli sulle emissioni di auto e camion da parte dell’Epa (Agenzia per la Tutela Ambientale); con il governo Obama, infatti, gli Stati avevano la possibilità di fissare indipendentemente delle norme più restrittive sulle emissioni di gas serra. Il 22 Maggio si è celebrata la giornata mondiale della biodiversità, con un focus sulla velocità del tasso di estinzione, tanto alta da far parlare gli scienziati di sesta estinzione di massa. Sono presentati anche i risultati concreti, ottenuti con leggi di tutela e monitoraggio, ma paragonati alle perdite (765 specie estinte dal 1500 ad oggi) non fanno notizia.

Giugno: è stata pubblicata la nuova edizione dell’Atlante mondiale della desertificazione, documento firmato dal Centro comune di ricerca per la scienza e la conoscenza della Commissione europea (il JRC) che non veniva aggiornato dal 1998; oltre il 75% della superficie terreste è ormai degradata. La battaglia della California per abbassare la propria impronta ecologica continua e cresce il mercato delle rinnovabili, ma ci riporta alla cruda realtà del cambiamento climatico il distacco di un gigantesco iceberg di 11 milioni di tonnellate dalla Groenlandia. Donald Trump annuncia la definitiva uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi.

Luglio: mentre piogge torrenziali mettono il Giappone in ginocchio, gli Stati Uniti sono devastati dal caldo e dagli incendi, ormai all’ordine del giorno per l’arsura del clima. Intanto nel mercato del food per antonomasia, quello italiano, si registra il record di vendite nel settore bio poiché é aumentato il numero di famiglie che lo scelgono per motivi di salute.

Agosto: al primo del mese l’umanità ha consumato tutte le risorse rinnovabili prodotte dal Pianeta in un anno e ha cominciato ad andare in debito; questo cosiddetto Earth Overshoot day è monitorato dagli anni ’70 e giunge ogni anno prima. L’agenzia USA per la meteorologia (NOAA) ha diffuso i dati registrati in Europa durante l’estate: i termometri del Vecchio Continente hanno segnato 2,16° C oltre la media, battendo ogni record locale.

Settembre: il sabato precedente il Global Climate Action Summit, migliaia di persone in 89 diversi paesi, si riuniscono per chiedere un futuro 100% rinnovabile con il motto Rise for Climate. Durante questo evento, sicuramente il più grande non-ONU a tema ambientale, sono state fatte molte promesse, dichiarazioni, e si è confermato l’impegno comune ad agire. Durante il G7 Ambiente di Halifax, invece, la promessa di stoppare i finanziamenti pubblici nel settore dei combustibili fossili, fatta a Ise-Shima nel 2016, rimane sulla carta per il secondo anno consecutivo.

Ottobre: mentre usciva lo Special report 15 (Sr15), documento redatto dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) che ci dava un limite di 12 anni per abbattere le emissioni di gas serra e non superare il punto di non ritorno, l’ennesimo disastro meteo travolge l’Europa. Il ciclone Vaia  abbatte 14 milioni di alberi nella sola Italia, con danni ecologici ed economici incalcolabili. Viene approvata la normativa europea che mette al bando una serie di oggetti monouso in plastica.

Novembre: esce il nuovo rapporto Living Planet del Wwf che quantifica un diminuzione del 60% delle popolazioni di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi in soli 44 anni. Tra le buone notizie c’è conferma dalle Nazioni Unite che il buco dell’ozono si sta chiudendo.

Dicembre: la conferenza di Katowice (COP24), summit per decidere le sorti ambientali del pianeta, si conclude con il peggior risultato per il 2018 e, forse, per l’era dell’uomo. Invece di confermare l’impegno di mantenere l’aumento della temperatura globale tra 1,5 e 2°C, i paesi partecipanti non riescono ad accordarsi su come implementare la riduzione delle emissioni. USA, Russia, Arabia Saudita e Kuwait, le potenze dell’energia, inoltre, hanno “preso nota” del rapporto Ipcc, ma non lo hanno recepito.

L’impegno verso l’ambiente non muore e segna un goal prima del fischio di fine anno con il Patto di intesa tra Ministero dell’Ambiente e MIUR per elaborare un Piano nazionale di Educazione ambientale nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, per sensibilizzare bambini e ragazzi, fin da giovanissimi.

Spero che questo assaggio degli eventi ambientali del 2018 abbia aiutato anche voi, oltre me, a chiarire la precaria situazione attuale. Un punto di non ritorno sempre più vicino; un coro di voci che chiede di cambiare, ma fa poco o nulla in proposito; interessi economici anteposti al futuro della Vita; un pugno di uomini che cerca davvero di fare la differenza, agendo in prima linea e scuotendo gli animi di persone coscienti, ma pigre. Tra questi c’è Greta Thunberg, una voce giovanissima, non corrotta, il cui discorso spero possa ispirare più animi di quello, altrettanto illuminante, fatto dalla dodicenne Severn Suzuki nel 1992. Vi cito solo le frasi conclusive, ma vi allego i video che spero guarderete con attenzione per poi chiedervi: “cosa avrei detto io, se avessi avuto la stessa possibilità?”.

Greta: “Il vero potere appartiene alla gente”. 

Severn Suzuki: “Vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole”.

 

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