Orti del futuro o del passato?

 

Avete notato che in tutti i supermercati non mancano MAI gli spazi dedicati alle erbe da cucina? I cosiddetti odori, lavati e imbustati, sono venduti con tanto di vaschetta in plastica e cellophane… un abominio peggiore dell’insalata pronta. Basilico, menta, prezzemolo, salvia, sono tutte piante facilissime da coltivare in proprio e che in generale sono regalate o vendute a poco dagli stessi fruttivendoli. Avete mai provato a coltivare da soli parte del vostro cibo? Considerando i folli imballaggi che oggi regnano incontrastati nelle corsie frutta&verdura dei supermercati, sarebbe un enorme risparmio di plastica, così come un guadagno per la vostra salute. Proprio come in un orto stregato, con la giusta scelta di piante, potreste anche curarvi autonomamente dai piccoli malanni, riducendo quindi l’acquisto di medicinali e integratori alimentari. Ma andiamo per gradi.

Poco tempo fa abbiamo parlato della Growroom, la sfera progettata da Ikea per facilitare la coltivazione di erbe ed ortaggi a centimetro zero; l’idea è piaciuta a moltissimi amici, ma…pare ci siano sempre dei ma. Indubbiamente una struttura del genere è poco realizzabile per chi vive in mono e bilocali di città come Milano o Roma, dove ogni centimetro quadrato è prezioso; MA il problema era stato già risolto con la proposta di strutture verticali come pareti attrezzate, su balconi o indoor, e di vasi sospesi. Altre obiezioni riguardavano la luminosità degli appartamenti o la confessione di non avere il pollice verde, bensì quello nero, come la morte biologica. Ebbene, premesso che la volontà è alla base di ogni nostra scelta, esiste la soluzione a tutto, per tutti: smart cultivation (così nessuno può dire che non è roba per lui).

Sono state lanciate diverse startup (Grove, Click & Grow, SproutsIO, Urban Cultivator) che azzerano l’impegno di coltivazione e massimizzano il raccolto con piccole serre elettroniche modulabili, terreni intelligenti, piantine pre-seminate in capsule, fino a colture idroponiche o aeroponiche controllabili con lo smartphone attraverso piccole telecamere incorporate. Premesso che preferirò sempre il caro vecchio terreno, in vaso e al sole, sono molto incuriosita dal dispositivo di click&grow https://www.clickandgrow.com/ che forse proverò per l’oggettivo vantaggio che offre nel crescere, indoor, le piantine più utilizzate come il basilico o la salvia. Quali sono le vostre? Ognuno può personalizzare il suo orticello in funzione delle proprie necessità alimentari e non solo; la stessa pianta può esserci utile per più di una funzione grazie ai principi attivi in essa contenuti e al giusto dosaggio. Sì, sto parlando di fitoterapia, quella seria. Ieri veniva chiamata sciocca credulona o, scherzosamente, strega colei che si curava con tisane, decotti e impiastri naturali; oggi sono richiestissime in commercio le bustine pronte contenenti nient’altro che miscele di piante essiccate, così come le creme pubblicizzate non mancano mai di far risaltare quell’unico ingrediente naturale che contengono. Questo avviene perché la farmacopea naturale sta tornando in auge grazie alla rinnovata conoscenza botanica. Un cambio di direzione, insomma, che ricalca le vicende medievali che hanno portato molte donne al rogo per il loro incomprensibile legame con la Natura; oggi come all’epoca, gli studiosi del settore hanno fornito motivazioni scientifiche dell’azione curativa di piante inspiegabilmente magiche. Mi piacerebbe riscoprire con voi l’orto delle streghe, svelando i misteri che celava alle masse e magari chissà, ispirarvi a creare il vostro giardino stregato, utile e personalizzato.

Cominciamo con l’inquadrare la figura della strega, ovvero chi c’era davvero dietro quest’immagine malefica e cosa faceva per essere considerata tale. Donne sole, ovvero prive di una figura parentale maschile che le proteggesse, spesso povere e senza un titolo, venivano relegate in abitazioni rurali marginali ed escluse dalla comunità. Qui il legame con la natura diveniva più forte di quello con la società e permetteva loro di acquisire molte conoscenze sulle proprietà delle piante utili; l’empirismo e la trasmissione matrilineare di informazioni permise loro di accumulare nozioni erboristiche per diverse generazioni. Poiché la necessità è sempre stata la madre delle virtù, anche queste donne poco amate, consapevoli dell’indubbia utilità dei loro saperi, si adoperavano per guadagnare in cambio di servigi. Esse erano chiamate a rendere fertili i campi, curare malattie ed infezioni, assistere le puerpere o allevare i neonati. L’innegabile difficoltà di trovare i giusti dosaggi portava, talvolta, all’insuccesso e, quindi, alla cattiva fama; non erano d’aiuto alla loro immagine nemmeno i rituali di raccolta delle erbe, praticati spesso durante la notte di San Lorenzo, o la preparazione del loro celebre unguento in grossi pentoloni contenenti piante e grasso animale. Perché non acqua? Perché gli alcaloidi presenti nelle specie botaniche da loro usate si possono estrarre solo con una matrice grassa; ma la loro notevole conoscenza erboristica non si fermava qui. Esse avevano imparato che esistono gli effetti collaterali e che l’assorbimento per via esterna di talune sostanze è più sicuro rispetto all’ingestione. Le numerose raffigurazioni delle streghe le ritraevano nude, spesso intente a spalmarsi unguenti magici per poi recarsi in volo ai sabbah, raduni settimanali che soddisfacevano bisogni carnali ed altri peccati. Ebbene, oggi sappiamo che tra gli ingredienti più usati vi erano Cicuta, Giusquiamo, Mandragora, Stramonio, Belladonna, Aconito… tutte piante altamente tossiche e dagli effetti allucinogeni; l’aconito in particolare (o erba del diavolo) è riportato in numerosi scritti che ne descrivono una pericolosità mortale ed una potente azione psicotropa, tra cui la sensazione di volare. La convinzione delle donne di aver partecipato a queste folli notti, quindi, derivava da forti allucinazioni durante stati di trans indotti dalle piante.

Paracelso, vero avanguardista della fitoterapia, confessò di aver imparato più dalle streghe e dalle fattucchiere che dai libri di Galeno ed Ippocrate; egli addirittura ci tramanda la ricetta di un suo unguento satanico che induce a sognare di partecipare al sabbah. I suoi tentativi, così come quelli di molti altri studiosi dell’epoca, di spiegare scientificamente l’efficacia delle cure usate dalle cosiddette streghe furono inutili e non risparmiarono il rogo a molte donne povere e colte.

Ora, sorvolando sugli scopi allucinogeni e veleniferi che non ci interessano, possiamo trarre informazioni utili anche da altre piante utilizzate da queste medichesse per lenire dolori o curare malanni. Le più facili da reperire e coltivare, ma anche le più sicure per un uso casalingo, sono due tipici odori della macchia mediterranea. Cominciamo dalla Salvia, un’officinale che in passato era famosa per le sue proprietà terapeutiche, il cui nome non a caso deriva dal latino salvus=salvo o salus=salute. Usata già da egizi, romani e greci, era sfruttata anche dalle streghe per la preparazione di un tonico ad effetto antispasmodico e diuretico, per disturbi epatici, infezioni alle vie respiratorie, asma ed ipotensione; le sue proprietà antisettiche la rendono anche perfetta per curare stomatiti e laringiti, ma occhio al dosaggio, perché in quantità eccessive diventa pericolosa. Un’altra sorpresa per molti lettori sarà il Basilico, erba regale dalle proprietà antispastiche e tonificanti, usata ancora oggi per lenire dolori addominali, nausea, emicrania ed ipotensione arteriosa. Il suo aroma rinfrescante la rendeva inoltre perfetta per migliorare delle misture poco gradevoli per l’olfatto o il palato.

Le piante impiegate da queste incredibili donne erano davvero tante e per scopi molto diversi, probabilmente molte di più di quante crediamo; potenzialmente ogni selvatica tipica di habitat rurali e boschivi è stata da loro indagata e poi sfruttata. Basti pensare alla Celidonia, facilissima da trovare vicino ai ruderi e comprensibilmente associata alla figura di strega poiché utile a curare porri e vesciche. Ma, andando anche più nel ricercato, spunta il preziosissimo Zafferano, dalle proprietà analgesiche, digestive, calmanti e carminative, cardioprotettive e, soprattutto, antidepressive. Provate a immaginare una donna poco abbiente che, con problemi sociali ed economici, non riesce a soddisfare nemmeno i suoi bisogni alimentari… che fare se non assumere integratori alimentari? Diverse fonti riportano l’Anacardio come pianta ricorrente negli orti delle streghe, probabilmente assunti per incrementare l’apporto calorico, così come quello di vitamine e sali minerali. Oggi sappiamo che questa pianta contiene anche un potente veleno che potrebbe aver causato qualche incidente in passato, aumentando fraintendimenti e incomprensioni con le donne che ne facevano uso o, semplicemente, ne raccomandavano l’assunzione.

Tornando alla scelta delle piante per il nostro orto, possiamo dire che, in generale, una specie botanica sarà quasi sempre utile a qualche scopo, quindi, quali sono le nostre necessità? Quanto possiamo risparmiare in termini economici con una coltivazione in proprio? Di quanto diminuirà la nostra impronta ecologica? Quanto gioverà alla nostra salute? Fate bene le vostre scelte!

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