L’ultima soluzione per il nostro futuro

Personalmente sono sempre stata molto combattuta tra il pensiero che l’umanità non riuscirà a cambiare le proprie abitudini, nemmeno per salvare il mondo, e l’ingenua speranza che un lieto fine abbia la meglio. Ammetto di essere piacevolmente colpita dalle notizie di questi ultimi mesi, riguardanti l’impegno diffuso di cittadini, vip, città ed interi paesi nel piantare alberi per combattere il cambiamento climatico. Le azioni su più vasta scala, però, sono appunto quelle statali, ed in particolare vi riporto l’esempio dell’India che, essendosi impegnata ad aggiungere almeno cinque milioni di ettari alle sue foreste entro in 2030, continua a sorprenderci con la sua maratona ambientale di piantumazione; durante la sua ultima tappa, in appena 12 ore, sono stati piantati 66 milioni di alberi per rinverdire lo stato di Madhya Pradesh. Questo primato da Guinness è stato addirittura superato dall’iniziativa etiope “Green legacy”, consistita nella messa a dimora di oltre 350 milioni di alberi nello stesso tempo. Cifre da capogiro che non devono farci vergognare come Paese, poiché si tratta di stati che, per poter fronteggiare la desertificazione incalzante, necessitano fortemente di azioni tanto drastiche. Oggi l’Italia sembra non avere grosse carenze di copertura boschiva, anzi, può vantare un involontario incremento del 20% in trent’anni, dovuto all’abbandono dei territori agricoli; ciononostante, non possiamo dire di non avere bisogno di nuovi alberi, soprattutto in determinate circostanze quali il ripristino di zone boschive perse a seguito di incendi o calamità naturali, così come l’incremento del verde urbano. Un esempio virtuoso è quello del Trentino che, dopo il disastro del ciclone mediterraneo Vaia, sta sostituendo gli alberi abbattuti con 400 mila nuovi abeti e larici. Un progetto molto interessante, a cui penso potremmo ispirarci, è quello di Medellin, area urbana della Colombia con 4 milioni di persone, dove stanno realizzando trenta corridoi verdi interurbani con piantumazioni estensive per mitigare le isole di calore cittadine. Altre interessanti azioni per il clima sono quelle in programma dai piani governativi irlandesi ed australiani che prevedono di piantare, rispettivamente, 440 milioni ed un miliardo di alberi nei prossimi vent’anni.

Escludendo i negazionisti patologici e i miopi corrotti, possiamo dire che stiamo finalmente assistendo ad una generale crescita di consapevolezza riguardo le problematiche ambientali; l’insistenza dei media e le sempre più gravi ed evidenti conseguenze che derivano dall’impatto dell’umanità sulla Natura, hanno smosso gli animi assopiti, ma sarà sufficiente?

La nostra vita dipende dalla salute del Pianeta e, oggi, la Terra è in serissimo pericolo a causa del nostro sconsiderato modo di vivere assolutamente insostenibile. La minaccia più incombente è il cambiamento climatico, ed in particolare l’innalzamento delle temperature medie globali che alterano l’intero equilibrio dell’ecosistema terrestre. Ogni produzione umana è legata, direttamente o indirettamente, a reazioni di combustione che rilasciano calore e gas serra, tra cui la famigerata CO2. La calura e la siccità di quest’anno sono state causa e/o complici dei tanti, troppi, incendi che hanno bruciato Siberia, Canarie, Africa e Sudamerica. Questo è ciò che si aggiunge al piatto della mia bilancia emotiva, facendo appesantire il lato pessimista. Il danno arrecato all’ambiente da questi incendi d’interesse non va quantificato in termini economici, bensì in termini di anni perduti, andati letteralmente in fumo; parlo del preziosissimo tempo utile che avremmo potuto utilizzare per arrestare il surriscaldamento globale, oggi più pressante di ieri. Questa accelerazione ci ha messo in una situazione da cui sembrerebbe impossibile uscire, eppure un recente studio pubblicato su Science, ci ha fornito una soluzione precisa e puntuale: piantare alberi per assorbire CO2.

Qui ci ricolleghiamo agli esempi virtuosi di interi Paesi, di Comuni e cittadini, come un’onda verde di buone azioni che si propaga per il mondo. Che la riforestazione sia utile a diminuire i gas serra non è una novità, ma ora siamo passati da un concetto generico alla quantificazione del vantaggio, comprendendo che un’azione immediata garantirebbe un futuro alle generazioni del domani.

Gli autori dello studio sono i ricercatori del Crowther Lab del Politecnico federale di Zurigo; essi hanno analizzato circa 80.000 foto satellitari per mappare la superficie terrestre che oggi risulta potenzialmente idonea ad ospitare aree forestali. Sottraendo a questi 4,4 miliardi di ettari risultanti, la copertura arborea già esistente, le aree urbane e quelle agricole, rimangono 0,9 miliardi di ettari utili alla piantumazione di nuovi alberi e, quindi, ad un notevole supporto naturale per lo stoccaggio di anidride carbonica. Una superficie così estesa potrebbe ospitare un numero di alberi tale da immagazzinare 205 gigatonnellate di carbonio, per di più senza pregiudicare in alcun modo gli insediamenti umani già presenti, o le aree agricole da cui dipendiamo. Tom Crowther, autore senior della ricerca, afferma: “Il nostro lavoro mostra chiaramente come il ripristino delle foreste sia la migliore soluzione al riscaldamento globale e fornisce prove concrete che giustificano investimenti in tal senso: agendo ora, nei prossimi decenni l’anidride carbonica presente in atmosfera potrebbe essere ridotta del 25%, tornando ai livelli di quasi un secolo fa”. Per rendere i risultati dello studio ancora più utili, i ricercatori hanno evidenziato come oltre il 50% della potenziale superficie di ripristino arboreo ricada in soli sei paesi (in milioni di ettari: Russia, +151; Stati Uniti, +103; Canada, +78,4; Australia, +58; Brasile, +49,7; e Cina, +40.2). Un’agghiacciante considerazione è che, ancora una volta, le potenze economiche mondiali hanno il potere di decidere del nostro futuro… una cosa che non possiamo consentire.

L’importanza dei dati che questo studio ci ha messo a disposizione è estremamente pratica, poiché ci dice quanto deve riforestare ogni nazione e dove, facilitando il rispetto degli impegni presi dai 48 paesi firmatari della Bonn Challenge. Per esempio, ora sappiamo che oltre il 43% di questi paesi ha ripristinato meno della metà della potenziale superficie a disposizione e che potrebbero facilmente ovviare all’inadempienza.

La via di scampo che abbiamo oggi, però, ha una data di scadenza, poiché i cambiamenti climatici attualmente in corso stanno velocemente modificando il Pianeta, riducendo ulteriormente la superficie di terra idonea ad accogliere nuovi alberi. Con l’andamento attuale, infatti, potremmo perdere 223 milioni di ettari utili entro il 2050, la maggior parte dei quali in zone tropicali, ovvero le più idonee a sostenere un’alta biomassa vegetale. Diventa quindi urgente l’azione che dobbiamo compiere a livello mondiale, in modo da non buttare questa opportunità e godere di ogni altro vantaggio secondario che deriverebbe dall’implemento delle aree boschive. Non si parla solo di ridurre l’inquinamento dell’aria, ma anche l’erosione del suolo, così come di migliorare la qualità delle acque e, non ultimo, tutelare la biodiversità.

La riforestazione massiva può essere praticata in molti modi, dalla semplice semina alla messa a dimora di una piantina germogliata in serra, dalle nuove tecniche agricole che studiano le giuste associazioni vegetali alle tecnologiche seeds bombs. In una situazione di urgenza come la nostra, dove è possibile, sarebbero queste efficaci armi verdi a rappresentare la scelta più idonea. Si parla di piccole sfere di argilla, concime e semi della flora autoctona (locale) poste all’interno di capsule biodegradabili progettate per interrarsi alla stessa profondità a cui verrebbero posti con aratura tradizionale; il rilascio avviene con aerei o droni che, con un solo volo, possono far cadere fino a 100.000 semi.

Cosa può fare, invece, ognuno di noi? Piantate alberi, rinverdite giardini e terrazzi, riunitevi per chiedere al vostro comune di incrementare il verde urbano, rispettatelo e pretendete che sia curato; se potete, donate soldi alle onlus o firmate petizioni che siano utili alla causa in modo diretto o indiretto. Molte altre azioni saranno necessarie per contrastare il cambiamento climatico, a partire dalla tutela delle foreste già esistenti mangiando meno carne, i cui allevamenti soppiantano le aree boschive; cominciamo a ridurre l’uso dei combustibili fossili, sempre più, fino ad eliminarli totalmente. Cambiamo stile di vita, diventiamo sostenibili, in modo da non privare i nostri figli della possibilità di vivere in un ambiente sano e vitale.

La soluzione esiste, è difficile, ma non impossibile; richiede l’impegno di tutti, uno sforzo che può risultare costoso, ma si può dare un prezzo alla vita? Al nostro futuro? Mi rivolgo ai miei coetanei chiedendo di pretendere che i nostri governi agiscano nel nostro interesse, perché la conseguenza delle decisioni di oggi le dovremo affrontare noi giovani, domani.

Il futuro appartiene ai giovani.

 

Per approfondire:

  • “The global tree restoration potential”, Bastin et al., Science 365, 76–79 (2019) 5 July 2019
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  1. franco cavallini
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