Ragni: alleati a 8 zampe

Sono sempre stata affascinata dai ragni, soprattutto da quelli saltatori (Salticidi), e durante il lockdown ho imparato ad apprezzarli ancora di più. Come tutti, mi sono dovuta adeguare alla situazione e limitare le mie osservazioni faunistiche a ciò che mi circondava, in casa e fuori dalla finestra. Gli animali che ho osservato con maggiore facilità sono stati proprio i ragni, creature incredibili, seppur spesso incomprese da molti umani per proprie fobie o, più spesso, per scarsa conoscenza. Ebbene, sono assolutamente sicura che molte persone si ricrederebbero se sapessero quanto sono peculiari, utili e di ispirazione, per cui ho deciso di dedicare un intero articolo proprio a questo gruppo di Aracnidi, ovvero all’ordine Araneae.

I ragni contano oltre 35.000 specie sparse in tutto il mondo ma, nella loro diversità, presentano tutti delle caratteristiche fisse che li accomunano. Senza scendere troppo nel dettaglio, cioè mantenendoci su un’osservazione macroscopica semplice per tutti, si nota subito che il numero di zampe è pari a 8, mentre il corpo è diviso in due parti (cefalotorace/prosomae addome/opistosoma) unite da un sottile peduncolo. Caratteri fondamentali per distinguerli anche dagli insetti che, invece, hanno sei zampe ed il corpo diviso in tre parti. Questa specifica è necessaria in virtù dell’errore comune, ma comunque grave, di accomunare i ragni agli insetti, non più simili a loro di un qualunque crostaceo, millepiedi, o altro Artropode che non appartenga alla classe degli Arachnida, ovvero acari e zecche, scorpioni, uropigi e opilioni, loro effettivi parenti più stretti.

Ora che ne abbiamo definito l’aspetto universale, possiamo aggiungere alcuni caratteri altrettanto importanti, ma meno conosciuti, come la presenza di un esoscheletro cuticolare che, tramite la muta (o ecdisi), viene periodicamente rinnovato; un sistema muscolare complesso che permette rapidi movimenti delle prime vere appendici articolate mai evolute; arti specializzati con pelisensoriali; vari organi di senso altamente sviluppati; modelli comportamentali complessi.

Tutto ciò rappresenta un potenziale adattativo enorme e giustifica il successo evolutivo dei ragni e la loro efficienza nel soddisfare i bisogni biologici dei perfetti predatori che sono.

La selezione naturale ha promosso ulteriori specifici caratteri adattati per la caccia, l’agguato o l’intrappolamento delle prede (principalmente insetti), che sono: un apparato boccale in grado di inoculare veleno, zampe idrauliche per saltare, peli specializzati (tricobotri) per rilevare le vibrazioni disperse nell’aria, occhi che formano immagini e una novità assoluta, le ragnatele.

Tra i ragnetti più simpatici e buffi che potete trovare nelle vostre case e sui vostri balconi ci sono i Salticidi, ovvero ragni di dimensione medio-piccola che, come suggerisce il nome stesso, sono abilissimi nel saltare. Potrei osare e dirvi che il loro aspetto è oggettivamente tenero, ma, oltre che azzardato parrebbe incomprensibile a chi i ragni proprio non riesce ad apprezzarli.

Le zampe relativamente corte e spesse, i grandi occhi e la folta peluria che li ricopre, in particolare sul secondo paio di arti cefalici (pedipalpi), li rende più simili ai cuccioli di mammiferi rispetto a qualsiasi altro artropode e, quindi, più vicini alla nostra sfera emotiva.

I Salticidi rientrano nella grossa fetta di ragni che non costruisce ragnatele, ma che caccia attivamente le prede; non a caso la loro visione sembra essere la migliore tra tutti gli invertebrati. Durante un agguato viene calcolata la distanza del salto con i due occhi principali (visione stereoscopica), mentre gli altri sei occhi servono a monitorare i dintorni per scovare nuove prede o vedere i predatori (visione panoramica).

I cuscinetti pelosi presenti sulle zampe (scopulae), invece, essendo coperti da setole appiccicose, sono utili ad intrappolare e mantenere ferme le prede, con un fondamentale vantaggio in termini di risparmio energetico. Avete mai osservato da vicino un Salticide che si alimenta? Dopo che un ragno cattura afidi, formiche o anche suoi simili, utilizza il primo paio di arti cefalici (cheliceri) per iniettare il veleno, uccidendoli, e degli enzimi digestivi per liquefarne i tessuti e aspirare l’alimento fluido che ne deriva. Alcuni ragni, poi, sono dotati di piccoli denti alla base dei cheliceri per lacerare e masticare la preda, velocizzando la digestione esterna. Se non vi piace come immagine, provate a pensare a tutti gli insetti nocivi di cui vi può liberare e rivalutate l’idea di ospitare in casa un cacciatore tanto efficiente quanto carino.

Passiamo adesso alla caratteristica dei ragni che più ingiustificatamente spaventa l’uomo: il veleno. Le tossine prodotte per uccidere le prede sono infatti innocue per l’uomo nella quasi totalità dei casi, sia per motivi quantitativi (dosaggi bassissimi) che qualitativi (efficacia specie-specifica). I ragni sono creature timide che temono l’uomo più di quanto l’uomo non tema loro, ma può capitare che pungano se minacciati o per difendere le uova o i piccoli. Voi, al posto loro, fareste lo stesso! Questa evenienza è davvero remota e bisogna aggiungere che non tutte le punture sono accompagnate dal rilascio di veleno; questo perché la sua rigenerazione è relativamente lenta e la dose disponibile potrebbe essere già stata usata o, semplicemente, risparmiata per il prossimo pasto.

Premesso ciò, il veleno di alcuni ragni è considerato pericoloso per gli effetti neurotossici (Vedova nera) o emolitici (Ragno violino) che potrebbero avere anche sull’uomo, soprattutto su soggetti allergici o non in salute. In questi casi, pur restando dei perfetti alleati per la pulizia della casa dagli insetti nocivi, è bene accompagnare  fuori questi ospiti in particolare, per il bene di entrambi. Posso assicurarvi che nessun ragno, nemmeno il più velenoso, si opporrà a un delicato sfratto operato con il classico metodo del bicchiere su cartoncino, oppure, nel caso si tratti di ragni sprovvisti di scopulae (senza peli), sarà sufficiente un qualsiasi contenitore liscio di media profondità per trasportarlo indenne all’aperto ma occhio a non danneggiargli le zampe nel farlo!

Ho lasciato alla fine la maggiore peculiarità dei ragni e, forse, il materiale più incredibile in natura: la seta prodotta dalle ghiandole sericigene. Si tratta di una secrezione proteica (fibroina), emessa in forma liquida, che solidifica a contatto con l’aria e forma un filamento elastico e resistente. A parità di diametro, i fili di seta sono più robusti dei fili d’acciaio, resistenti quanto le fibre di Kevlar, ma più elastiche, allungandosi per più di un quinto della loro lunghezza prima di spezzarsi. Tutte queste proprietà sono necessarie per non far rompere la ragnatela con gli impatti delle prede, a non farla allentare con il vento o con il peso della rugiada, e a non spezzarsi mentre sostiene il ragno.

Quello che non tutti sanno è che la seta non viene utilizzata solo per costruire trappole complesse, appunto le ragnatele, bensì per un’infinità di altri scopi quali tappezzare i ricoveri, formare spermatofore e sacchi ovigeri per la riproduzione, costruire linee di ponte, fili di allerta o per la muta, dischi adesivi per la caccia o per trattenere le prede, tele per lo sviluppo dei piccoli e tanto altro ancora. I fili di seta possono essere creati con proprietà diverse a seconda delle necessità elastiche, di resistenza o di adesione, ma possono anche cambiare in funzione della specie che le produce. Esiste quindi un’enorme varietà di seta di ragno, con proprietà da studiare e ancora da scoprire. La ragnatela dei RagniVespa (o Argiopi), per esempio, è particolarmente adesiva per la presenza di glicoproteine, ma anche molto complessa nella struttura poiché, basandosi sul sistema di distribuzione radiale della forza, risulta molto resistente. Altre specie di ragni, invece, includono strati di seta UV Color nei filamenti per ingannare gli insetti, imitando guide di nettare o vie di fuga nella vegetazione, ma anche per segnalarne la presenza agli uccelli che, impattandola, la distruggerebbero, appiccicando le piume.

Insomma, mi sembra chiaro che dei ragni possiamo apprezzare molti aspetti, da quelli estetici a quelli di utilità diretta e indiretta, ovvero la loro collaborazione a ripulire le case e i balconi dagli insetti dannosi, così come fanno in natura, ma anche l’ispirazione che forniscono a molti scienziati nel campo della biomimetica.

Tra le idee bioispirate più incredibili ci sono le superfici autopulenti, basate sui peli idrorepellenti dei ragni; le strutture Chaac-hain bamboo che, imitando la struttura delle ragnatele, raccolgono acqua piovana e rugiada sfruttando il clima umido dello Yucatan; vetri Ornilux UV riflettenti per azzerare gli impatti degli uccelli in volo con le strutture urbane. Lo studio più importante, però, è forse quello dell’Università di Akron, che ha sfruttato le proprietà elastiche delle fibre di seta per reinventare i muscoli artificiali, con diverse applicazioni su micro scala.

Tante altre ricerche sono in corso per poter carpire i segreti di queste creature tanto incredibili quanto incomprese. Per cui vi chiedo di provare a rivalutare la loro presenza nelle vostre case e, magari, ad osservarle da vicino per scoprire quante sorprese possono svelare, lasciandovi incantati.

Per approfondire:

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