Ogni goccia conta

Quanta acqua usate al giorno? Anzi, quanta ne sprecate? La risposta, purtroppo, sarà sicuramente superiore a quella di un qualsiasi altro cittadino europeo, poiché l’Italia è il primo Paese nella triste classifica per prelievo di acqua potabile, con circa 428 litri al giorno pro capite (dati ISTAT). Volendo escludere dai conti l’acqua per uso agricolo e industriale, e considerare solo l’impiego domestico di ogni cittadino, il numero scende a 220 litri al giorno. Eppure sembra ancora un numero altissimo, lontano dalla percezione di ognuno di noi. Provate a fare due conti considerando un’erogazione media di 6-16 litri al minuto per rubinetto, dato variabile per tubature e miscelatori. Mentre insaponate le mani, lavate i denti o fate lo shampoo, chiudete il getto d’acqua? Frutta e verdura le lavate in una zuppiera? Lavatrice e/o lavastoviglie partono solo a pieno carico? Quando innaffiate le piante, usate l’innaffiatoio o direttamente la pompa? Insomma, siete attenti a ridurre il flusso d’acqua non utilizzato?

Ve lo chiedo perché gli italiani danno per scontata l’acqua che esce dal rubinetto di casa, come una cosa normale e non un privilegio prezioso, quale è davvero. Dobbiamo tutti tenere a mente che “solo” 5 minuti sotto la doccia corrispondono a circa 60 litri di acqua… che in quel minuto che serve a insaponare bene le mani si perdono 12 litri inutilmente… che ogni sciacquone utilizza fino a 18 litri d’acqua… Con questo non voglio certo dirvi di non scaricare o di non lavarvi, bensì di prestare attenzione perché l’acqua dolce sta finendo! Ebbene sì, non si tratta di un bene infinito, bensì di una risorsa rinnovabile nel lungo termine. Questo significa che la velocità con cui viene utilizzata non può superare la velocità con cui essa si rinnova, altrimenti diventa una risorsa esauribile nel tempo, ovvero non rinnovabile. Oggi, a causa del nostro approccio insostenibile, non siamo così lontani dal punto in cui le risorse idriche si esauriranno del tutto.

Poiché è inutile soffermarci su quanto l’acqua sia indispensabile per la vita, nostra e del Mondo intero, vi darò giusto qualche informazione utile a ricordare quanto sia rara, preziosa e, quindi, come andrebbe utilizzata.

L’acqua dolce rappresenta solo il 2,5% dell’acqua totale presente sul nostro Pianeta (perlopiù oceanica e salata), ma di questa possiamo sfruttarne solo l’1%, poiché il resto è in forma di ghiaccio o neve. Ciò vuol dire che solo lo 0,007% dell’acqua terrestre è disponibile per sostenere i quasi 7 miliardi di umani che la abitano. Considerando, poi, che questa quantità non è distribuita uniformemente nel globo, si può ben immaginare quanto sia spinoso l’argomento. Perché alcuni popoli dovrebbero avere più diritto di altri all’accesso all’acqua dolce? E, soprattutto, perché i popoli che ne hanno in abbondanza la sprecano senza il minimo rispetto?

Questa inestimabile risorsa è governata da un ciclo continuo che, tramite l’energia termica e le piante, cambia stato fisico e si muove tra idrosfera, atmosfera, biosfera e litosfera. Durante questi passaggi di stato, l’acqua si muove anche nello spazio, si arricchisce di sali minerali ed altre sostanze o se ne impoverisce al punto da tornare pura.

L’acqua che beviamo si trova custodita nella roccia, nelle cosiddette sorgenti, che si riempiono in tempi lunghissimi; questo perché l’acqua piovana deve avere il tempo di percolare lentamente nel terreno e negli strati sottostanti, con un naturale effetto di depurazione. Come in qualsiasi sistema di filtraggio, la velocità è inversamente proporzionale all’efficacia, ovvero, più è veloce e meno sarà depurata. Un concetto fondamentale da tenere bene a mente quando si emunge l’acqua dolce dalle sorgenti ad una velocità superiore a quella di rinnovo utile della risorsa. Un comportamento logico sarebbe quello di istituire un piano di sfruttamento sostenibile, ma la realtà attuale è ben diversa. Vediamo perché.

Restiamo in Italia, dove, oltre allo spreco domestico (dovuto a cattive abitudini o a sistemi di erogazione poco sostenibili), vi è un enorme spreco nella rete idrica. Non parlo delle piccole perdite nelle abitazioni, dove, comunque, le sole 20 gocce al minuto perse dal rubinetto corrispondono a 10,9 litri al giorno e quasi 4000 all’anno, bensì dei 3,45 miliardi di metri cubi d’acqua dolce persi ogni anno a causa delle pessime condizioni della rete di distribuzione urbana.

Il 41,4% dell’acqua che circola nei nostri acquedotti, infatti, viene letteralmente buttato, con un danno economico di 4 miliardi e un danno ecologico ben più grave. Sono 10 le regioni italiane che perdono oltre il 60% dell’acqua, mentre il 7,5% dei comuni arriva a sprecarne il 70%. Il record è detenuto da Frosinone con il 75% di acqua sprecata a causa della scarsa manutenzione delle tubature comunali. L’età media dell’intera rete idrica dello Stivale è piuttosto alta (il 60/70% della rete ha più di 30 anni, mentre il 25% supera i 50 anni), ma questo non giustifica le costanti perdite e le frequenti rotture di interi tratti del sistema di distribuzione. Gli enti gestori dovrebbero infatti operare manutenzioni strutturali annuali, secondo un sistema di rilevazioni continue e costanti, oppure andrebbero commissariati per negligenza.

Poiché, intelligentemente, non sono previste sanzioni per i gestori che dimenticano di fare manutenzione, la decisione di tappare i buchi delle nostre tubature-groviera è rimessa alla virtuosa scelta di chi incassa i proventi gestionali. La multiutility Acea, ad esempio, che gestisce la rete idrica di Roma e Frosinone, ha chiuso i conti del 2017 con 181 milioni di utili; la scelta del portafoglio rispecchia chiaramente la situazione strutturale, che è passata da una dispersione del 27% al 44,4%, a Roma, e dal 39 al 75,4% a Frosinone (Dati ISTAT). Investire 1,6 milioni di euro per un centinaio di riparazioni all’anno, come ha fatto Brianza acque a Monza, non avrebbe certo mandato sul lastrico Acea!

© canonclubitalia.com

Rinnovare gli acquedotti italiani è sicuramente molto costoso e un intervento dello Stato sembra poco credibile. Anche se la tassa che paghiamo sull’acqua in Italia è nettamente inferiore a quella che viene pagata in altri Paesi Europei, ovvero fino a meno di un quarto rispetto a Berlino, gli italiani certo non anelano di pagare più tasse, ma una soluzione va trovata. L’acqua siamo comunque noi a pagarla, anche quella sprecata, ma allora perché il Governo non obbliga gli enti gestori a manutenere correttamente i rispettivi tratti di acquedotto? I soldi che servono per tutti gli altri interventi, invece, dovrebbero essere chiesti alle multinazionali che emungono e imbottigliano acqua dalle sorgenti italiane ad un prezzo irrisorio, per un giro d’affari da 10 miliardi di euro all’anno. Soldi più che sufficienti a rifare tre volte l’intera rete idrica nazionale. Non si tratta di assurde pretese, ma di far pagare un prezzo più ragionevole per l’acqua (bene comune) che imbottigliano sul nostro territorio; basterebbero 2 centesimi al litro, invece degli attuali 2 millesimi.

Ci tengo a precisare che tutta l’acqua sprecata di cui stiamo parlando, è acqua potabile, ovvero depurata, controllata e, pertanto, pagata. La stessa acqua che esce dal nostro rubinetto di casa, e che beviamo, riempie il nostro sciacquone, scorre nel lavello in attesa che diventi calda, lava i panni nella lavatrice, dà da bere alle piante, lava le strade e le macchine. Perché, mi chiedo, usiamo acqua buona indistintamente per ogni azione? Probabilmente perché le tubature che ci riforniscono sono sempre le stesse, e perché così si è sempre fatto. Ma, alla luce della crisi idrica a cui stiamo andando incontro, vi sembra ancora una buona idea? Sono sicura che esistono novità idrauliche relativamente semplici che possano riutilizzare l’acqua con cui ci siamo lavati le mani, i denti o fatto la doccia, per riempire gli sciacquoni o, se anche depurate dal sapone, usate per innaffiare. Credo che di modi per reimpiegare l’acqua ce ne siano davvero tanti. Perché non cominciare a parlarne seriamente?

Vi siete accorti di quanta acqua in meno c’è in Italia? Avete notato l’abbassamento del livello dei fiumi? I ruscelli si prosciugano prima del solito e i periodi di siccità sono sempre più lunghi e frequenti. Gli agricoltori se ne sono accorti e, messi alle strette, sono arrivati a chiedere aiuti per stato di calamità naturale.

Il cambiamento climatico sta agendo su più fronti: l’aumento dei gas serra, come la CO2, sta facendo innalzare la temperatura media globale, il che porta eventi atmosferici eccezionali, una maggiore evaporazione, desertificazione di intere zone geografiche, scioglimento dei ghiacciai. Un ciclo idrico accelerato che non trova il tempo di far depositare l’acqua al suolo, percolare, filtrare e ricostituire falde acquifere pure; un ciclo in cui l’acqua si trova spesso in fase gassosa, per poi precipitare al suolo con eccessiva violenza; un ciclo in cui l’acqua in fase solida è sempre minore, a causa delle elevate temperature terrestri. Per quanto ancora potremo chiamarlo ciclo dell’acqua?

Nel prossimo articolo parleremo dell’acqua di seconda mano e dei suoi impieghi nell’agricoltura e nell’industria, del concetto di impronta idrica e, soprattutto, delle innumerevoli possibili soluzioni a tutti questi problemi, con piccoli gesti e un diverso approccio nell’utilizzo di una risorsa chiaramente in esaurimento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *