Vacanze in Abruzzo: nel cuore verde del Mediterraneo

Santo Stefano di Sessanio, L’Aquila / © Andrea lucente

L’Abruzzo è una regione che sembra contenerne al suo interno molte di più. Fuori dai percorsi turistici di massa, ha tutto quello che si può desiderare per una vacanza.

Geograficamente centrale ma appartenente alla cultura e alla storia del Sud, è racchiuso fra Mare Adriatico e Appennino centrale. Questo si traduce in una lunga costa puntellata da diverse bandiere blu, una morbida zona collinare, e montagne con vette fra le più alte d’Italia. Il tutto accomunato da una natura selvaggia. L’Abruzzo infatti vanta un invidiabile primato: tre parchi nazionali, un’area marina protetta, un parco regionale e oltre trenta riserve naturali fanno della regione la maggiore area naturalistica d’Europa.

Nell’estrema varietà dei suoi habitat fra mare, fiumi, laghi e montagna, è una sorta di laboratorio biologico per la conservazione della natura e degli ecosistemi. Accoglie infatti un gran numero di animali e piante, un tempo presenti su tutto l’Appennino. Lorso bruno marsicano, il camoscio e il lupo vivono esclusivamente sui monti abruzzesi. Non mancano poi altre specie come l’aquila reale, la lince e il grifone.

Lupo / © Coop. Il Bosso

Se si pensa poi che l’Abruzzo intero ha meno abitanti di Milano, pace e quiete sono praticamente assicurate. A tutto questo si aggiungono antichi borghi, eremi, castelli e una cucina genuina, proprio come la sua regione. Non solo insaccati, formaggi, vini, oli e i famosi arrosticini, ma anche una pregevole tradizione gastronomica marina, in cui spicca il brodetto di pesce. L’Abruzzo infatti vanta oltre 130 chilometri di costa. Le località sono spesso raggiungibili grazie al Corridoio Verde Adriatico, un progetto di pista ciclabile interregionale che costeggia tutta la riviera.

A nord della costa troviamo le spiagge sabbiose e i lidi attrezzati delle sette perle della “Costa Giardino” abruzzese, in provincia di Teramo: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto e Silvi. Di particolare interesse è la località balneare di Pineto, che deve il suo nome alle lussureggianti pinete che costeggiano gran parte del lungomare. Qui svetta maestosa la Torre del Cerrano, antico avamposto difensivo spagnolo del 1500, oggi sede dell’Area Marina Protetta del Cerrano. Da non perdere anche la Riserva naturale dei Calanchi di Atri, Oasi WWF, 600 ettari di natura, flora e fauna protette. I calanchi, profondi solchi nel terreno lungo il fianco di monti e colline, creano paesaggi di potente bellezza.

A nord di Ortona invece troviamo la Riserva Naturale Regionale Ripari di Giobbe su una falesia rocciosa che si affaccia sul mare. Raggiungibile solo a piedi o via mare, è molto ben conservata.

Proseguendo verso sud, da Ortona a San Salvo, il paesaggio cambia diventando man mano più aspro e selvatico. Passiamo infatti dalla sabbia alle scogliere con calette di ghiaia. A rendere unica quest’area del litorale sono i Trabocchi, antiche macchine da pesca costruite su palafitte di legno e collegate al mare da ponticelli. Quasi tutte convertite in ristoranti, danno il nome a questo tratto noto appunto come “Costa dei Trabocchi”. Gabriele D’Annunzio, abruzzese doc, le ha paragonate a “ragni colossali” e le ha descritte nella tragedia “Il Trionfo della Morte” come “macchine che parevano vivere di vita propria”.

Trabocco

Uno dei più noti è il Trabocco del Turchino vicino a San Vito Chietino, noto come “il paese delle ginestre”. Prende il nome dall’omonimo promontorio, così chiamato per il mare limpidissimo.

Da non perdere anche il Trabocco Punta Cavalluccio sulla costa di Rocca San Giovanni, tutt’oggi appartenente alla più antica famiglia di traboccanti, abili artigiani del legno che iniziarono a costruire semplici passerelle per arpionare il pesce dall’alto.

Qui vicino c’è la spiaggia di Punta Lido le Morge di Torino di Sangro (con omonimo trabocco), nota per il suo grande scoglio, o “scoglione” per gli abitanti, e per essere una spiaggia naturista ufficialmente riconosciuta.

Poco più a Sud, vicino al confine col Molise, la Riserva Naturale di Punta Aderci (https://www.puntaderci.it) tutela uno dei tratti più suggestivi del litorale abruzzese. Si alternano spiagge ampie e sabbiose, e scogliere naturali con baie e calette. Prima riserva istituita nella fascia costiera della regione, copre 285 ettari in cui regna la macchia mediterranea. Splendida e solitaria è la spiaggia di ciottoli di Mottagrossa. Gli amanti del trekking hanno a disposizione un sentiero panoramico di circa 3 chilometri, e dal promontorio si ammirare l’intera riserva, con una vista puntellata dalle montagne dei tre parchi nazionali.

Il più vicino è il Parco Nazionale della Majella che, con i suoi quasi 75.000 ettari e una trentina di vette che superano i 2.000 metri, comprende 39 comuni nelle province di L’Aquila, Chieti e Pescara. Non solo è uno dei più importanti contenitori di fauna selvatica e diversità biologica d’Europa, ma testimonia la convivenza ininterrotta fra uomo e natura. Lo dimostrano i giacimenti preistorici del Paleolitico, le grotte e le iscrizioni di pastori e briganti, gli eremi e i luoghi di culto. La Majella infatti è considerata una montagna sacra.

Nel parco si possono visitare piccoli centri come l’antica Pacentro, Caramanico con le sue terme, Guardiagrele dalla ricca produzione artigianale. Una tappa obbligata è San Bartolomeo di Legio, uno degli eremi celestiniani più spettacolari d’Abruzzo. Costruito intorno al 1250 da papa Celestino V su una costruzione preesistente, ha lo stesso colore della roccia in cui è incastonano. Si pensa fosse abitato già nel VI secolo da alcuni eremiti in fuga dagli arabi. I piccoli vani, le scalinate intagliate nella montagna e gli affreschi lo rendono una meta di mistica bellezza.

Eremo di Santo Spirito, Majella / © Diana Melfi

Ma uno dei luoghi di culto più importanti d’Abruzzo, e il più grande della Majella, è l’Abbazia di Santo Spirito. Nonostante le trasformazioni subite nei secoli, non ha perso il suo fascino grazie alla magnifica posizione nella valle omonima. Si suppone risalga addirittura a prima dell’anno Mille. La chiesa, la sagrestia e un’ala abitativa composta da foresteria e cellette sono ben conservate, e tra scale e cunicoli raccontano lo stile di vita monastico medievale.

Un’altra perla architettonica è il Castello di Roccascalegna, che segue l’andamento irregolare dello sperone sui cui è arroccato. Da qui domina il borgo omonimo, il vallone del Rio Secco e la vallata del Sangro. Racchiuso fra le mura di cinta addossate allo strapiombo, è uno dei più suggestivi castelli abruzzesi.

Fiume Tirino, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga / © Tonio Di Carlo Sciascia

Gli amanti dell’epoca medievale non possono perdere di visitare il Castello di Rocca Calascio. Circondato da foreste, praterie, pascoli e dall’aspra roccia calcarea, si trova all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Tutto l’apparato difensivo era costituito dal borgo di Calascio, la cinta muraria e una rocca costruita intorno al 1000 (http://www.roccacalascio.info/span>). Nata come torre di avvistamento sul monte che sovrasta il territorio, la rocca conserva ancora le strutture murarie e perfino la merlatura originale. La bellezza del castello insieme al paesaggio mozzafiato del parco lo hanno reso il set cinematografico di vari film tra cui “Lady Hawke”, “Il nome della rosa” e “Il viaggio della sposa”.

All’interno del parco c’è un altro centro storico fra i più suggestivi d’Abruzzo, Santo Stefano di Sessanio, costruito in pietra calcarea bianca. Qui il silenzio e l’atmosfera fiabesca portano i visitatori in un incanto senza tempo.

A creare una cornice spettacolare, quasi alpina, sono le vette del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, le più alte dell’Appennino, in cui spiccano i 3.000 metri del Corno Grande. Coi suoi 150.000 ettari di estensione, è uno dei più grandi parchi d’Italia e interessa marginalmente anche il Lazio e le Marche. La parte abruzzese copre le province di Teramo, L’Aquila e Pescara. Il parco ospita il ghiacciaio del Calderone, l’unico della catena e il più meridionale d’Europa, affiancato a sud dall’altopiano di Campo Imperatore, una suggestiva landa carsica fra 1.600 e 2.000 metri di altezza. Ma la magia di questi luoghi non finisce qui: il lago di Capo D’Acqua, tra le dieci perle dei fondali d’Italia, richiama gli amanti delle immersioni di tutto il mondo. Sotto la superficie infatti mostra la storia delle popolazioni italiche, ma soprattutto dei Medici che acquistarono il Principato di Capestrano: ci sono due mulini sommersi, di cui si vedono ancora le pale che azionavano le macine e diversi ambienti intatti.

Concludiamo con l’ultimo dei parchi nazionali, non certo per importanza, il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (http://www.parcoabruzzo.it). Il suo simbolo è l’orso bruno marsicano. I 50.500 ettari che interessano tutte e tre le regioni racchiudono quasi tutti i caratteri dell’Appennino centrale, compresi elementi di flora e fauna unici al mondo o scomparsi nel resto della catena. La parte abruzzese copre i tre quarti della superficie totale, con oltre 150 itinerari escursionistici e una decina i sentieri-natura. La vegetazione è ricca e variegata, e salendo verso le vette dominano incontrastate le faggete vetuste, Patrimonio Mondiale Unesco. Ciliegina sulla torta, il parco può essere attraversato grazie alla strada statale 83 Marsicana (SS 83), probabilmente la più bella d’Italia.

Ma non parliamo solo di natura, questo è un territorio ricco di storia come testimoniano ad esempio le necropoli italiche di Barrea e di Amplero, l’acropoli sannita di Alfedena, e il borgo medievale di Scanno. Questa località richiama molti turisti soprattutto per il suo lago a forma di cuore. Nato da una frana che sbarrò la valle del Sagittario proprio sul confine col parco, è il più suggestivo e visitato lago d’Abruzzo. Occupa una vasta conca a oltre 900 metri di quota, ed è sovrastato dai pendii rocciosi della Riserva del Monte Genzana.

Poco distante c’è anche la Riserva Naturale Guidata Gole del Sagittario, una valle fluviale scavata dall’acqua durante milioni di anni di erosione. Il WWF ha creato numerosi sentieri che toccano i tratti più suggestivi delle gole per risalire fino a Castrovalva, borgo arroccato sulla roccia.

Parlando di insediamenti urbani, più a nord c’è la città più antica d’Abruzzo, Alba Fucens (https://www.albafucens.info), nell’attuale frazione di Massa d’Albe. Su un’altura a circa 1.000 metri di quota, nella cornice del Monte Velino, mostra le vestigia di un’antica colonia fondata dai Romani nel 303 a.C. In parte sono ancora visibili i resti del foro, le mura, l’anfiteatro, il santuario di Ercole e altro ancora. Il sito archeologico è accessibile tutti i giorni dall’alba al tramonto e l’ingresso è libero. Ancora una volta, in Abruzzo la bellezza è a portata di mano.


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