Covid e visoni: non ci sono più scuse per voltarsi dall’altra parte

© Fabian Bimmer / Ritzau Scanpix

Una variante del Covid19 tra i visoni in Danimarca potrebbe rendere i vaccini inefficaci. Il Regno Unito ha già chiuso le frontiere e il nord dello Jutland è in lock-down. Viene dato ordine di abbattere 17 milioni di animali. Ma le avvisaglie c’erano già dall’inizio della pandemia.

Olanda, fine aprile 2020.

In due allevamenti di visoni gli animali iniziano a star male. Alcuni tossiscono, altri perdono muco dal naso, in molti manifestano segni di una grave malattia respiratoria. Ben presto iniziano a morire. Vengono effettuati tamponi e autopsie e i risultati confermano ciò che si temeva: i visoni sono stati infettati da SARS -CoV-2, il nuovo coronavirus. Sono gli ultimi ad aggiungersi ad una lunga lista di mammiferi: i primi casi d’infezione erano stati notati nei gatti, subito dopo nei cani, e poi in due tigri nello zoo di New York. Gli esperimenti di laboratorio confermano che anche scimmie e criceti possono contrarre il virus. Ciò che inquieta i ricercatori è che questi animali possano diventare un serbatoio e poi ritrasmettere l’infezione all’uomo.

Allevamento a Naestved, Danimarca / © EPA

Alla Wageningen University & Research dei Paesi Bassi confermano che il coronavirus è stato trasmesso agli animali da lavoratori infetti. In pochi giorni gli allevamenti contaminati diventano diciassette. Si sparge così rapidamente che i ricercatori iniziano a sospettare che qualche prodotto contaminato possa avere un ruolo, non riescono a spiegarsi come riesca a diffondersi da una gabbia all’altra negli allevamenti dove le gabbie sono distanziate. L’idea incubo che il virus possa trasmettersi via aerosol trova conferma negli allevamenti. La domanda successiva è se i visoni possano trasmettere a loro volta il virus agli esseri umani. Alla risposta affermativa segue l’ordine di abbattere 500.000 animali. I focolai negli allevamenti si moltiplicano: in Utah, in Spagna, Svezia, Danimarca e in Italia. Migliaia di animali condividono la sorte dei visoni olandesi.

Ma è in Danimarca, sei mesi dopo, che succede qualcosa che in qualche modo avremmo dovuto prevedere: nell’ennesimo salto da una specie all’altra il virus, muta.

“Quando i virus si spostano tra le popolazioni umane e animali, possono verificarsi modificazioni genetiche nel virus. Questi cambiamenti possono essere identificati attraverso il sequenziamento dell’intero genoma e, una volta trovati, gli esperimenti possono studiare le possibili implicazioni di questi cambiamenti sulla malattia negli esseri umani.” (OMS)

A giugno, nel nord dello Jutland, la variante viene identificata in 12 persone con un’età compresa tra i 7 e i 79 anni. Sono tutte persone legate all’allevamento di visoni. A novembre i casi diventano 214. Non solo la variante è trasmissibile dai visoni agli umani, ma anche tra umani e umani. La doccia fredda arriva quando i ricercatori danesi trovano qualcosa che potrebbe rendere vano lo sforzo mondiale per un vaccino efficace: la variante genetica induce un’alterazione della proteina Spike. Questa proteina del nuovo coronavirus si lega alla membrana delle cellule ospiti, per poi forzarla con una sorta di chiavi false. Numerose cure e vaccini, già in fase di produzione, sono mirati ad inibire l’effetto di questa proteina.

© AFP

Jan Pravsgaard Christensen, professore di immunologia presso l’Università di Copenaghen, dichiara: “Temiamo che le persone che sono state infettate in passato non siano protette contro questa variante del virus”.

L’OMS conferma che si tratta di una variante, e non di un nuovo ceppo del virus. La sua resistenza ai vaccini, senza ulteriori approfondimenti, resta presunta. Comunque, sempre l’OMS, riporta:

“Le prime osservazioni suggeriscono che il quadro clinico, la gravità e la trasmissione tra le persone infette sono simili a quelle di altri virus SARS-CoV-2 circolanti. Tuttavia, questa variante, denominata variante cluster 5, presenta una combinazione di mutazioni o cambiamenti che non erano stati osservati in precedenza. Le implicazioni dei cambiamenti identificati in questa variante non sono ancora ben comprese. I risultati preliminari indicano che questa particolare variante associata al visone abbia una sensibilità moderatamente ridotta agli anticorpi neutralizzanti. Sono necessari ulteriori studi scientifici e di laboratorio per verificare i risultati preliminari riportati, e per comprendere le potenziali implicazioni di questo risultato in termini di diagnostica, terapia e vaccini in fase di sviluppo”, conclude l’OMS. Ma c’è un’altra cosa che preoccupa: la possibilità che all’interno di popolazioni in cattività il virus continui a variare fino a dar luogo a un vero e proprio nuovo ceppo.

La prima ministra, Mette Frederiksen, impone il lock-down per sei comuni dello Jutland settentrionale: invitando i cittadini a restare a casa e a sottoporsi al test. Il Regno Unito chiude le frontiere con la Danimarca, cancellando voli e traghetti, e impone la quarantena per i residenti britannici che fanno ritorno da quel paese. La Germania impone la quarantena e sconsiglia i viaggi. La frontiera tra il nord del paese ed il sud della Danimarca resta aperta, ma solo per favorire il passaggio dei lavoratori transfrontalieri. L’OMS raccomanda a tutti i paesi di condurre ulteriori studi per comprendere le mutazioni specifiche descritte dai ricercatori danesi, di approfondire il sequenziamento dei virus SARS-CoV-2 e di condividere i dati della sequenza a livello internazionale. Subito dopo arriva una conferma dall’Olanda: anche nei visoni olandesi era presente una variante del SARS-Cov-2, ma non risulta abbia infettato esseri umani.

“Se il virus in qualche modo si insedia nelle popolazioni animali o in altre popolazioni di fauna selvatica nel mondo, sarà davvero difficile sradicarlo ” fa notare Kevin Olival, ecologo presso Eco Health Alliance, organizzazione no profit che monitora le malattie emergenti.

17 milioni di mustelidi verranno abbattuti.

Visoni abbattuti in Danimarca / © AP-Morten Stricker

Quando si tratta di sradicare una malattia lo scenario peggiore è un virus con una vasta gamma di ospiti. E questo è il caso del SARS-CoV-2. Morire gasati è il destino dei visoni, animali allevati e uccisi al solo scopo di produrre pellicce. Per ogni pelliccia servono mediamente sessanta animali. Nell’antichità, fino all’era preindustriale solo un cacciatore molto abile poteva raggiungere quel numero, visti gli strumenti che aveva a disposizione, ma a partire dal XIX secolo il visone europeo, Mustela lutreola, inizia ad estinguersi in molte aree d’Europa. Scompare prima in Germania, poi in Svizzera e infine in Polonia e Lituania. L’introduzione di visoni americani negli allevamenti e la loro liberazione accidentale, o volontaria da parte di gruppi animalisti, ha contribuito ad un ulteriore declino degli esemplari selvatici autoctoni presenti sul territorio europeo. Ora il Mustela lutreola è una specie rara e protetta, non cacciabile, non commerciabile né detenibile come animale da compagnia.

Visone europeo / © NOOMI BERTILSDOTTER – EYEEM

Il visone europeo è classificato dalla IUCN tra le specie in pericolo critico. Solo in Finlandia il suo declino è stato registrato prima dell’introduzione del visone americano, probabilmente per la distruzione del suo habitat semiacquatico. La necessità dei corsi d’acqua è forse il punto più critico di questo animale. Come è noto il nuovo coronavirus è presente nelle feci e un corso d’acqua in prossimità di un allevamento può diventare un veicolo di trasmissione preoccupante.

L’ordine di abbattimento rischia di creare una crisi politica. La Danimarca è il maggior ‘produttore’ del mondo di pelli di visone, per un giro d’affari che supera il miliardo di Euro e la decisine viene considerata come affrettata. Ma sebbene il ‘cluster 5’ del virus non sia stato più registrato nella popolazione umana da settembre, “il rischio che si diffonda tra gli animali è troppo alto” ha dichiarato, Soren Brostrom, capo della Sanità danese. Mentre scriviamo le ruspe continuano a seppellire centinaia di migliaia di animali uccisi. L’opposizione parla di ‘fine dell’industria del visone in Danimarca’, il governo si scusa per aver agito senza una base legale.

Quella dei visoni è una storia che non dovremmo raccontare ai nostri figli e nipoti senza provare vergogna. Dopo averli sterminati con la caccia in Europa li abbiamo importati dall’America per ammassarli in gabbie maleodoranti, con una densità simile a quella dei polli in batteria. Eppure, esistono da tempo prodotti che possono garantire la stessa protezione termica. Il loro unico problema è che non sono chic. In nome del lusso milioni e milioni di mustelidi vengono allevati in veri e propri lager per essere soffocati coi gas. Ora, potrebbero mettere in serio pericolo le specie selvatiche e costituire un serbatoio incontrollabile dell’epidemia. Mentre metà della stampa occidentale si scagliava contro ‘la barbarie’ dei cinesi che trafficavano con pipistrelli e pangolini, gabbie stipate di visoni in Europa e Stati Uniti covavano una variante potenzialmente catastrofica del coronavirus.

© Fur Free Alliance

Gli allevamenti intensivi, lo sappiamo da un pezzo ormai, sono veri e propri laboratori per l’evoluzione di nuovi virus e di altri patogeni mutanti. Il 70% delle epidemie moderne, come del resto i flagelli più antichi, sono malattie zoonotiche. Focolai di aviaria e di suina continuano ad accendersi in giro per il mondo. Distruzioni di interi allevamenti, veri e propri stermini, sono notizie all’ordine del giorno. Se prima l’allevamento di animali da pelliccia era inaccettabile dal punto di vista etico, oggi più che mai si rivela pericoloso per la salute umana e della fauna in generale. La notizia choc di 17 milioni di visoni, uccisi quasi in un colpo, dovrebbe farci aprire gli occhi sul grado di follia in cui siamo precipitati con gli allevamenti intensivi e farci ragionare sull’urgenza di una moratoria globale. Non ci sono più scuse per voltarsi dall’altra parte.

 

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