La Natura non cambia idea

La Natura ci insegna come sopravvivere all’Inverno in arrivo

Fine ottobre. Lo scoiattolo è un animale incredibilmente previdente, a differenza dell’uomo. Ha quasi portato a termine il compito più importante della stagione. Procurarsi le scorte di cibo per l’Inverno. L’etimologia di questo animale la dice lunga sulla sua elegante coda. Gli antichi greci unendo le parole skia, ombra, e oira, coda lo identificarono come l’animale che si fa ombra con la coda, skioioros. Questo roditore non cade in un letargo profondo, il suo inverno non è certamente frenetico come in estate, tuttavia non conosce lunghe soste. Prima dell’arrivo del freddo lo scoiattolo deve provvedere al cibo che gli assicuri le riserve per i mesi di magra: noci, ghiande, semi che accuratamente nasconde in tanti piccoli anfratti nei pressi della tana.

© Chiara Baù

Quando in pieno inverno la fame si farà sentire, andrà a dissotterrare le scorte disseminate intorno ed è proverbiale la sua memoria geografica nel ritrovare ogni singolo nascondiglio. Occorre anche sistemare la tana, il più delle volte situata nella cavità di un vecchio albero. Il fondo dell’alloggio viene imbottito con soffice muschio e il foro d’entrata sigillato per impedire l’ingresso a intemperie e predatori. La natura sa che quando l’inverno sta per sopraggiungere non si può perdere tempo.

© Chiara Baù

L’orso ad esempio sa che se non accumula uno strato di grasso sufficientemente spesso, rischierà di morire durante l’inverno. Non solo. La perfetta macchina della natura ha fatto sì che nella femmina d’orso l’impianto dell’ovulo sia differito. Ciò significa che dopo l’accoppiamento nel mese di maggio, l’ovulo fecondato arresta il suo sviluppo fino all’inizio del letargo, come se si congelasse. Questo stratagemma consente all’orsa di impiegare tutte le possibili energie per dedicarsi esclusivamente al proprio nutrimento nella fase di iperfagia, necessaria per accumulare lo strato di grasso indispensabile alla sopravvivenza nel periodo invernale. Senza tale espediente l’orsa sarebbe costretta a dimezzare le energie, utilizzandole in parte per l’accrescimento dell’ovulo e in parte per approvvigionarsi il cibo, soluzione a rischio per la sopravvivenza e con conseguenze gravi quali l’aborto spontaneo. Dosare le energie seguendo con attenzione l’istinto è una prerogativa in natura.

Inoltre grazie a questa soluzione il cucciolo di orso nascerà durante il periodo del letargo in una tana sicura, confortevole e riparata, piuttosto che in autunno quando sarebbe alla mercè dei predatori. Una serie di coincidenze che la natura sa prevedere con l’unico scopo di preservare la specie, cosa che avviene per lo scoiattolo, la nocciolaia e tanti altri animali, ognuno con una propria soluzione più adatta e diversificata; in previsione dell’inverno i preparativi devono essere programmati e attuati con la massima accuratezza.

La seconda ondata di un invisibile ed infimo virus, denominato Covid-19, era stata annunciata dai giornali e riviste consultabili persino nei negozi di parrucchieri. Non volevo trattenermi a Milano, ma purtroppo sono stata obbligata. Dai primi di settembre camminando per la città e osservando i passanti, il virus sembrava scomparso. La metropolitana non più contingentata, assembramenti ovunque, frotte di persone in giro senza alcuna protezione.

Eppure tanto se ne era parlato di questa fatidica seconda ondata. Forse i vertici al governo della Lombardia avrebbero dovuto trascorrere qualche tempo nei boschi ispirandosi al comportamento di scoiattoli e orsi, e chissà magari avrebbero capito che le misure di prevenzione andavano mantenute fin dai primi di settembre, verosimilmente anche durante l’estate. Una banda bassotti?

Al mercato rionale di frutta e verdura dove solitamente mi reco a fare la spesa, neanche l’ombra di un poliziotto, nessuna misura in atto come quella del controllo della temperatura all’ingresso. Eppure erano trascorsi appena due mesi dalla prima ondata. Qualcosa non torna. Aperitivi sui Navigli, una movida senza freni e nessun controllo. Non che sia facile governare una città come Milano in una situazione di estrema difficoltà e piena di rischi, ma non ci vuole un premio Nobel per capire che le misure in atto a settembre avrebbero dovuto essere estremamente rigorose.

In montagna dove trascorrevo le mie vacanze vengo a sapere di feste smisurate, senza alcuna misura di distanza, o prevenzione. Lo scoiattolo non si sognerebbe mai di prendersi una pausa e trascurare i suoi doveri col rischio di affrontare la rigidità dell’inverno senza scorta di nocciole. Tanto meno l’orso. Tanto meno la nocciolaia. Eppure qualcuno ha cambiato idea, trascurando e sottovalutando regole e disposizioni.

Il foliage in autunno si accende di toni caldi

In questi giorni le dirigenze del Paese ricordano le sembianze di un colorificio dove compaiono vistosamente vernici dal giallo al rosso con sfumature di arancione. Addirittura una Regione proclamata gialla dagli alti vertici, si è automodificata il colore. Una marea di pittori. Una nuova stagione dell’impressionismo, nel senso che fa impressione come sia facile cambiare idea da un giorno all’altro, dopo aver trascurato regole di prevenzione senza il minimo scrupolo. Tuttavia prendendo spunto dalla gamma di quest’attualità di colori caldi, dal rosso al giallo, all’arancione, preferisco vagabondare nei boschi per ammirare il foliage che mi circonda con queste stesse tonalità sugli alberi che in autunno regalano spettacoli indimenticabili.

© Chiara Baù

Valle di Campovecchio, Lombardia. Una delle zone più intatte e selvagge delle Alpi Orobie. Il fondovalle, unitamente a quello della gemella Val Brandet, costituisce la Riserva Regionale delle valli di Sant’Antonio. Una spruzzata di neve ha già imbiancato le cime delle montagne. Respirare aria pura e fuggire dalla città non è solo un piacere, ma un dovere per mantenere la mente concentrata sulla bellezza dell’autunno, autentica, insostituibile terapia contro gli alienanti messaggi che i telegiornali quotidianamente disseminano. Ai consueti bollettini serali sostituisco i miei pensieri. Migliaia di fiocchi di neve hanno già contagiato i boschi e senza dubbio decine di orsi staranno facendo ricorso alla quarantena, ovvero al letargo. Il freddo e il fotoperiodo sembrano essere i fattori determinanti.

© Chiara Baù

Le marmotte non sono da meno, pronte a dormire fino ad aprile avanzato. Se capita di osservare assembramenti, sono i cervi che restando più vicini risentono meno delle basse temperature senza contare che questo é il periodo degli accoppiamenti che annunciano con potenti bramiti tra le aspre pareti delle valli.

Camosci e stambecchi sono febbricitanti, l’autunno li vede attivi nella ricerca della femmina e questo provoca un innalzamento della loro temperatura. Proseguo il cammino in questa valle di una bellezza unica che sembra dimenticata dal mondo. Il freddo inizia a cristallizzare l’acqua creando frastagliati ricami sulle gialle rive di un lago. L’unico brusio è dato dal vento che accarezzando gli alberi ne fa cadere delicatamente le foglie.

© Chiara Baù

Il ciclo della Natura che si rigenera

È il consueto ciclo della natura che vede il ricambio stagionale della vegetazione. Questo permette di evitare i danni causati dal gelo alle strutture esposte contenenti acqua, come foglie e rami in accrescimento, e contemporaneamente consente di proteggere le altre con tessuti lignificati o cerosi come avviene per gli aghi dei pini, che per la loro struttura sono in grado di proteggersi assumendo una forma tubolare per tutto l’inverno. O come per le perule, un accorgimento che la natura adotta per preservare piante come il tiglio. Le perule infatti sono foglie modificate in modo tale da fornire uno scudo protettivo alle gemme delle piante: riescono quindi a proteggere le gemme embrionali che in genere rischiano di cadere quando si schiudono. In specie vegetali come le fanerofite, le gemme dormienti, che sospendono il proprio accrescimento per periodi prolungati, come in inverno, vengono protette da foglie esterne coriacee, spesso ricoperte da sostanze vischiose o da peli.

Al termine della stagione di quiescenza, nel periodo primaverile, le perule si aprono e cadono, lasciando delle cicatrici sull’asse della gemma stessa, che potrà dare origine a un germoglio. Anche in questo caso la natura è previdente e provvede a tutto ciò che è in suo potere per affrontare i periodi più duri. Sopravvivere significa mantenere la biodiversità, ovvero la ricchezza della vita sulla terra che comprende non solo gli esseri umani, ma anche tutte le forme di vita animale e vegetale. La biodiversità rappresenta un elemento centrale nello sviluppo dell’ecosistema oltre ad offrire all’uomo le risorse necessarie per lo sviluppo dell’economia, dell’agricoltura e il fabbisogno nutritivo. Difendere la diversità biologica di un territorio consente di preservarlo, garantendo le condizioni utili allo sviluppo della vita in un’area specifica.

© Chiara Baù

L’orso è un tassello fondamentale di questa catena. Il Presidente del Trentino, Regione in cui vive la popolazione più cospicua di orsi bruni, dovrebbe aver ben chiara quest’idea, invece di condurre una caccia alle streghe nei confronti di animali di immenso valore naturale.

Non avrebbe dovuto cambiare idea, decidendo prima di catturare questi animali per poi revocare in un secondo momento l’ordinanza precedente; sembra che cambiare parere sia quanto mai frequente in questo periodo. Il 27 agosto tale Presidente aveva infatti disposto la cattura e la detenzione di qualsiasi orso che, anche senza provocare danni, si fosse avvicinato ai centri abitati dei Comuni di Andalo, Dimaro, Folgaria. Ad ottobre marcia indietro. Un’ispezione dei Carabinieri al recinto del Casteller, dove sono rinchiusi gli orsi M49, M57 e l’orsa DJ3, insieme al rapporto che certifica le condizioni non idonee al loro benessere, ha momentaneamente indotto a un ripensamento il Presidente che non ha fatto mistero di voler limitare il numero dei grandi carnivori: in Trentino sono ormai 80-90 gli orsi in circolazione, una popolazione che, secondo alcuni, è troppo numerosa.

Per ambientalisti e studiosi, invece, il territorio potrebbe sostenere anche numeri maggiori, ma le decisioni politiche vanno in direzione contraria e hanno proposto la cattura come unica soluzione al problema, con dannose conseguenze per gli animali. Il testo dell’ordinanza di revoca dimostra che, con un accurato monitoraggio e qualche semplice espediente, come l’installazione di bidoni anti-orso, senza contare naturalmente qualche precauzione in più da parte di cittadini e turisti, si azzerano i rischi di incontro con l’orso. Questa è l’unica, valida idea da tener presente, mentre non è accettabile alcun cambiamento.

© Chiara Baù

Il mio cammino lungo la val Campovecchio prosegue in un’atmosfera di grande serenità. Una macchia di color rosso affiora dal sottobosco leggermente imbiancato dalla nevicata dei giorni precedenti. Pochi passi tra gli abeti ed ecco comparire quello che può essere definito il fungo delle favole, un’amanita muscaria che risalta con la sua eccentrica cappella tra il verde delle piante di mirtilli. Sembra infreddolita con quel leggero strato di neve che la incappuccia. Il solco tracciato dai denti di uno scoiattolo interrompe la linea di bellezza della cappella.

Sono a conoscenza che questo fungo è noto per le proprietà allucinogene, e mi chiedo quindi quale sia il significato dei morsi dello scoiattolo. In realtà esiste un’ipotesi secondo la quale l’ebrezza derivante dalle allucinazioni possa avere un valore evolutivo adattatore. Si tratta del cosiddetto “fattore di deschematizzazzione” o “Fattore po” definito e analizzato dal medico americano Edward De Bono negli anni ‘60. Tutte le specie viventi, secondo il De Bono, sono caratterizzate da alcune funzioni primarie, quali la nutrizione e la riproduzione, indispensabili per la loro preservazione. Ma ciò non è sufficiente; perchè la specie possa preservarsi nel tempo, deve essere in grado di evolversi, adattandosi e modificandosi in risposta ai continui mutamenti ambientali.

Il principio di conservazione di ciò che è stato acquisito tende a preservare rigidamente gli schemi consolidati e per modificarsi, per cercare nuovi percorsi, è necessario uno strumento di deschematizzazzione, ossia dotarsi di una funzione deschematizzante in grado di opporsi, almeno in determinati momenti, al principio di conservazione. Sembra che il comportamento animale di inebriarsi con droghe, come col veleno dell’amanita, sia in intima relazione con la funzione di deschematizzazione, con il Fattore po. Ma l’amanita è anche un prezioso compagno di crescita per pini, abeti e betulle con cui sviluppa un’intensa simbiosi utile alla micorrizzazzione delle radici e al reciproco scambio di sostanze nutritive utili alla crescita.

© Chiara Baù

La mia escursione nella valle prosegue, il sentiero percorre il fianco di un torrente che regolarmente viene utilizzato per la pesca alla mosca, una pratica che mi piace definire poetica per le movenze con cui l’amo entra in acqua dopo che l’abile pescatore ha fatto danzare la lenza con giri concentrici di fianco al proprio corpo.

In Alaska avevo avuto la possibilità di apprendere questa tecnica da un pescatore e ne avevo apprezzato la sintonia con la natura. Unico problema: fare attenzione al competitore principale della pesca al salmone, l’orso grizzly. Eppure l’orso sembra che sia presente anche qui, nella valle di Campovecchio. Di ritorno dall’escursione mi trattengo in un piccolo bar del paese, uno di quei punti dove chiacchierando con la gente del luogo s’impara più di un giorno trascorso in biblioteca a studiare. Una guardia forestale sta sorseggiando un bicchiere di vino e io non perdo tempo a martellarlo con una sfilza di domande.

Mi rivela di aver avvistato durante un turno di ricognizione, una decina di giorni fa, un orso in cima al crinale, sul versante sud della montagna. In effetti questa valle non è lontana dal Parco Adamello Brenta dove risiede la popolazione di orsi più numerosa. L’esposizione dei versanti riveste una certa importanza per la scelta delle zone di svernamento. La letteratura scientifica riporta una maggiore frequenza di tane orientate verso sud-est per consentire una migliore esposizione al sole e di conseguenza un minore innevamento. Forse l’orso stava cercando la tana più adatta per svernare. Di certo nella sua ricerca non si avventurerà su un pendio esposto a nord, l’orso non cambia idea. Come sempre sapere di camminare nel suo territorio lo considero un onore e ancora una volta mi fa riflettere quanto sia utile e importante essere consci, saldi e forti nelle decisioni. La natura, maestra di vita, non cambia idea.

© Chiara Baù

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