La guerra per la vaquita

SeaShepherd e Marina Militare messicana alleate per salvare la vaquita

Nel Mare di Cortez si sta combattendo una guerra di cui pochi hanno sentito parlare ma che dura da più di sei anni. È la guerra tra i pescatori di frodo da una parte e Sea Shepherd e marina militare messicana dall’altra. Nell’ultimo scontro c’è scappato il morto. Mario García Toledo, un pescatore di 56 anni, ha perso la vita durante una violenta collisione tra la sua imbarcazione e una nave di Sea Shepherd.

Farley Mowat, Sea Shepherd / © Sea Shepherd France

È l’esito fatale di una battaglia iniziata alle 7 del mattino del 31 dicembre, quando circa cinque/sette pescherecci si sono avventati contro la Farley Mowat e la Sharpie (navi di Sea Shepherd), lanciando piombi, molotov e gettando reti da pesca nelle eliche. Dal gruppo poi, una piccola imbarcazione si stacca e a gran velocità punta, forse per un errore di manovra, verso la Farley Mowat che procede avanti tutta. Finisce in pezzi. E mentre l’ufficiale medico di Sea Shepherd soccorre i pescatori feriti, di cui uno in arresto cardiaco, sul ponte piovono altre molotov, si sviluppa un incendio e i militari sono costretti a respingere un arrembaggio.

Sharpie, Seashepherd / © The M/V Sharpie

Sharpie, Sea Shepherd / © The M/V Sharpie

Interviene una vedetta messicana per evacuare i feriti, ma appena si allontana la battaglia riprende. Una battaglia iniziata mentre gli equipaggi di Sea Shepherd raccoglievano delle reti da posta gettate all’interno dell’area tolleranza zero’, la zona designata a protezione degli ultimi esemplari sul pianeta di vaquita, o focena messicana.

Vaquita / © newsecologia.it

Solo un mese prima i pescatori di frodo avevano aperto il fuoco contro Sea Shepherd, fortunatamente senza conseguenze. Non era la prima volta, erano già stati attaccati a febbraio del 2020, si erano visti abbattere droni, e cospargere le navi di benzina. Innumerevoli altri attacchi, minacce e incendi li avevano già subiti le autorità messicane, l’esercito, i ricercatori e altri attivisti nel tentativo di salvare le ultime vaquita dall’estinzione.

La guerra della vaquita è un esempio estremo, ma drammaticamente realistico, di collusione tra pesca di frodo e criminalità organizzata, dove la pesca insostenibile ha prodotto dei danni collaterali tali da spazzare via una specie. I ricercatori parlano di ‘danni collaterali’ perché non è la vaquita, il piccolo cetaceo di un metro e mezzo, il target dei pescatori ma il totoaba, anche lui finito nella lista rossa IUCN, la cui vescica natatoria è considerata un potente afrodisiaco presso un certo mercato. Indovinate quale. Ma la tragedia della vaquita non nasce da pochi pescatori a caccia di soldi facili. Parte da molto più a nord, da un fiume iconico degli Stati Uniti.

Manipolazioni fluviali

Tutto inizia con la costruzione di grandi dighe e con la lenta manomissione del corso di un fiume, il Colorado, che un tempo sfociava abbondante nel Golfo della California, o Mare di Cortez. Un mare ricchissimo e speciale, una lunga insenatura che s’insinua nel fianco del Messico occidentale per più di mille chilometri, dove il 10% delle specie ittiche sono endemiche. Poi piano piano, per effetto delle dighe e delle deviazioni, il fiume riduce la sua portata, la sua foce s’assottiglia, e il delta, un tempo ampio e rigoglioso, si riduce a un ruscello che quando riesce a raggiungere il Golfo lo scrivono sui giornali. La mancanza di acqua dolce trasforma progressivamente l’habitat e lo impoverisce. Le specie che prima venivano pescate regolarmente non ci sono più. Il governo messicano inizia a studiare il problema e ad intraprendere alcuni passi sulla strada della protezione di quel piccolo settore nord del Mare di Cortez.

Totoaba / © Richard Herrmann – Minden Pictu tramite Corbis

Fino alla metà degli anni ’70 gli scienziati non si preoccupavano della piccola focena, così elusiva da essere quasi sconosciuta; le loro attenzioni erano tutte rivolte a un’altra specie marina già in drastico calo, un pesce osseo chiamato totoaba. La sfortuna di questo pesce è di possedere una vescica natatoria considerata miracolosa dalla medicina tradizionale cinese. La vaquita è solo la vittima accidentale della pesca intensiva a questa specie. Le sue dimensioni, simili a quelle del totoaba la fanno cadere in trappola nello stesso tipo di rete. Col tempo si arriva alla creazione di un’area marina protetta nella zona della foce del Colorado, si impongono moratorie, i pescatori ricevono un sostegno economico durante il fermo. Ma non funziona.

Una vaquita finita in rete in Messico / © Flip Nicklin/ Minden Pictures

Arrivano i narcos

La pesca al totoaba, e il conseguente danno alla popolazione di vaquita, trova un potente alleato: i narcotrafficanti. Con un prezzo che oggi sfiora i 100.000 dollari al chilo all’utente finale, la vescica del totoaba si è guadagnata il nomignolo di cocaina del mare. I cartelli mettono subito a disposizione dei pescatori di frodo la loro efficiente rete internazionale incentivando la pesca illegale. In breve anche il totoaba diventa una specie gravemente minacciata. E infine, critica. Nel 2015 il governo decide di schierare l’esercito e la marina militare per contrastare un fenomeno ormai fuori controllo. Un fenomeno che non soltanto impoverisce il mare: alimenta i cartelli della droga. La situazione, quasi speculare, sembra la versione centroamericana della guerra che i rangers del Parco Virunga combattono in Africa per i gorilla.

Greenpeace nel 2014 inizia un survey e due anni dopo raccoglie 150.000 firme che chiedono al governo messicano maggior protezione. Sea Shepherd lancia l’operazione Milagro, la prima di una lunga serie. Miracolo, in spagnolo. Sì, giusto un miracolo può salvare le focene messicane. Sea Shepherd, dal 2015 al 2018, in collaborazione con la Marina Messicana, smantella più di duecento reti illegali. Ma ancora non basta. Scendono quindi in campo il presidente messicano Peña Nieto, la Commissione per la Cooperazione Ambientale (organismo del NAFTA, il trattato economico Nordamericano), e Leonardo Di Caprio con la sua fondazione. Ma la focena messicana continua a precipitare verso il baratro. Dal 2008 al 2014 la popolazione cala del 60% e di un ulteriore 50% tra il 2015 e il 2017, anno in cui si riduce a soli 30 esemplari. Tutti gli sforzi sembrano inutili, inutili i tentativi di creare allevamenti di totoaba per evitarne la pesca in mare aperto.

Vaquita / © VaquitaCPR

All’inizio del 2019 i ricercatori annunciano che probabilmente già a giugno dello stesso anno di vaquita nei mari terrestri, non ce ne saranno più.

E pensare che questo piccolo cetaceo, che non raggiunge il metro e mezzo di lunghezza, era quasi sconosciuto alla scienza fino alla metà degli anni ’50. La Phocoena sinus, è una specie endemica che si è evoluta nel Golfo della California e non ha parenti stretti, e per questo è stata inserita tra le prime cento specie EDGE (Evolutionarily Distinct and Globally Endangered). Le prime prove della sua permanenza stabile nel nord del Golfo sono state raccolte solo nel 1985. Ma la sua scoperta non nacque sotto un buon auspicio: alcuni ricercatori erano convinti che trattandosi di una specie isolata e distinta l’endogamia l’avrebbe condannata ad un rapido declino per via delle inevitabili tare genetiche. Invece si sbagliavano. Si scoprì in seguito che le focene messicane avevano superato il problema da tempo, ma intanto s’erano persi anni preziosi. Si sbagliò chi la dava per estinta dal giugno 2019: ce ne sono ancora, anche se forse una dozzina soltanto, ma ci sono. E al loro fianco c’è un irriducibile che non si arrende mai:

“Finché ci sarà una sola vaquita noi saremo lì a proteggerla” ha tuonato Paul Watson, fondatore di Sea Shepherd.

Vaquita, Golfo della California / © Sea of ​​Shadows / Terra Mater Factual Studios

E aveva ragione a non mollare. Ora la lotta per salvarle scopre tutte le dinamiche che altrove corrono sotto traccia pronte ad esplodere. Per quanto non si possa dubitare del codice etico di Sea Shepherd che privilegia sempre la vita umana, la battaglia per salvare la vaquita assomiglia sempre di più, per impegno di uomini e mezzi, per i suoi risvolti cruenti e per le forze oscure coinvolte, alla guerra disperata per salvare i gorilla di montagna nel Congo. Ci pone davanti a un quadro, più profondo, che fingiamo spesso di non vedere su corruzione e diseguaglianze:

‘La vaquita rappresenta oggi uno dei più drammatici fallimenti nella gestione dell’ambiente. La sua storia ci impartisce lezioni cruciali sulla natura dei fenomeni di estinzione del mondo moderno’

Erik Vance, 2017, Scientific American.

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